8.7.08

PATRIZIA (DAMASCO-AMMAN, 6/07/2008 - 8/07/2008)
Ciao gente!
Siamo ad Amman, la capitale della Giordania. Fa molto caldo
nelle stanze senza ventilatore (come questa!) ci si
scioglie! Abbiamo impiegato due giorni a raggiungere la
capitale giordana. Da Damasco al confine syriano il
paesaggio e' molto piatto, desertico e ventoso. Infatti
anche se era pianura, a causa delle raffiche di forte vento
contrario, abbiamo impiegato una 'vita' a raggiungere Daraa
(pochi km prima della frontiera giordana). In citta' ci sono
solamente due hotel. Tutte due alla stessa cifra e nemmeno
economici. Non abbiamo molta scelta e ci sistemiamo nel
migliore dei due. L'ultima cena syriana e' molto piacevole:
in un ristorantino malridotto ma i proprietari molto gentili
(e onesti!) e il cibo buono. Cambiamo gli ultimi US dollari
che ci servono per pagare la stanza e...buonanotte!

Il 7 luglio ripartiamo da Daraa e dopo pochi chilometri
raggiungiamo la frontiera. Giunti all'Immigrazione syriana
scopriamo che dobbiamo pagare una tassa di uscita dal paese
di 500 lire siriane (piu' o meno 7 euro) a testa. Ma come?
Non abbiamo pagato nulla in uscita dalla Syria verso il
Libano. E poi le tasse solitamente ci sono solo se si esce
via aerea da un paese. Non possiamo discutere molto. Cosi'
passiamo prima in un ufficio per cambiare qualche dollaro in
lire siriane. Passiamo poi in un altro ufficio dove ci
rilasciano due fogliettini scritti in arabo ed in inglese
come ricevuta della tassa pagata. Ed infine ritorniamo
all'immigrazione dove consegnamo passaporti e altri
foglietti. Ottenuto il timbro sul passaporto pedaliamo per
qualche chilometro fino alla frontiera giordana. Qui al
primo posto di blocco ci viene consegnato un fogiettino
giallo su cui viene scritto qualcosa in arabo. Poi giungiamo
alla dogana dove ci sono molte auto in fila a cui e' stato
fatto scaricare tutto cio' che c'era sull'auto per esser
controllato. Andiamo verso un ufficiale che senza guardare
nulla di cio' che abbiamo nei nostri bagagli ci mette un
timbro sul fogliettino giallo consegnatoci prima. Pochi
metri dopo un altro ufficiale ci chiede cosa abbiamo nei
bagagli e poi ci indica l'ufficio immigrazione. Parcheggiamo
le bici ed entriamo. Un ragazzo ad uno sportello ci
controlla i passaporti, mette un timbro sul fogliettino
giallo e ci manda in un ufficio a fianco dove ci faranno il
visto. Da qui veniamo mandati all'ufficio di cambio. Ci
servono 10 dinari giordani (15 dollari) per pagare il visto.
Ottenuto visto e timbro sul passaporto possiamo passare
l'ultimo posto di controllo e...siamo su suolo giordano!

Dopo pochi chilometri iniziamo a salire e fino ad Amman la
strada e' un vero e proprio "ammazza gambe". Salite e
discese...salite e discese con delle pendenze assurde
(vorrei conoscere gli ingegneri che... di molti paesi!!).
Lungo la strada si incontrano molti banchetti di contadini
che vendono frutta e verdura. Su da una salita un uomo che
lavora in una serra mi regala una rosa. Poco dopo, un po'
piu' su un signore in auto si ferma per chiederci se
vogliamo un passaggio sino ad Amman. Tante le gride e i
saluti dei bimbi e dei ragazzi. A volte un po' toppo
disumani. Su una salita...molto lunga e l'ultima per
arrivare ad Amman penso di sciogliermi dal caldo prima di
arrivare in cima. Arrivati in cima ci buttiamo a capofitto
nella valle per poi scoprire hce non vi e' ancora
Amman...davanti a noi si prospetta una salita che gira tutta
la valle per poi scollinare esattamente difronte a noi. Non
era l'ultima salita! Sono stanca ed e' tardi...ma si dai e'
l'ultima e poi scendiamo ad Amman. Prima della fine della
salita passa un camioncino bianco e mi tira un bicchiera di
plastica con tanto di bibita dentro addosso. Lo insulto e lo
mando a cagare...non serve a molto ma almeno mi sono
sfogata.

Tanta, troppa gente (tante, troppe volte) sia a Occidente
che a Oriente fa di un filo d'erba un fascio. Si dovrebbe
pensare, capire, conoscere prima di giudicare.

Arrivati in cima...purtroppo non e' l'ultima. Amman non
dovrebbe essere molto distante ma non si vede. Ancora sali e
scendi con pendenze vertiginose. E' quasi buio e la
stanchezza si fa sentire. Scendiamo a picco nelle piccole
discese ed impieghiamo molti minuti a raggiungere la fine
delle piccole salite. Sono quasi le otto di sera e sua una
salita (dall'ennesima pendenza assurda!) penso di riuscire
ad arrivare in cima... Ed invece le gambe continuano a
pedalare (per fortuna ci sono loro che sono forti e non
sentono la fatica e mi portano in cima anche se mi sembra di
non avere energie!...Avremmo potuto fermarci una 50ina di
chilometri prima di Amman ma non pensavamo fosse cosi'
'violenta' la strada! Altrimenti avremmo pedalato
tranquillamente 50 km il giorno dopo per raggiungere
Amman!). Alla fine di questa salita finalmente si vede Amman
sotto di noi...le luci della citta' iiziano ad illuminare il
buio che star per calare e noi ci buttiamo a capofitto nella
discesa che ci accompagna fino in centro. Alcuni bambini ci
corrono dietro lungo la discesa e gridano. Ci fermiamo e
cosi' scappano indietro. Chiediamo in un albego dove non ha
stanze libere ma ha delle tende sul tetto (terrazzo).
Bianche, grosse e con due letti ciascuna. Sono molto piu'
fresche e arrieggiate delle stanze. Di notte ci copriamo
pure con la coperta di lana! ovviamente il problema e' al
mattino!

8 luglio. Alle 8 dobbiamo fuggire dalla tenda...il sole
scalda troppo per poter rimanere in letto! Mi vesto e mentre
indosso la maglietta..strap..uno squrcio sotto la manica!
Scendiamo nella hall del hotel e facciamo colazione (e ci
godiamo l'aria dei ventilatori). In tv su Al Jazeera,
trasmettono un documentario su una donna iraqena e la sua
famiglia, prima del 20 marzo 2003 e dopo. Sulla nostra tv e'
raro vedere qualcosa trasmesso dall'altro lato della
medaglia. Facciamo un giro in centro ed impiego una vita per
trovare una maglietta...cose obrobiose che potrebbe
indossare solo una porno star o tuniconi. In un negozio ne
provo una...esco dal camerino e dico al proprietario che e'
troppo grossa...la sua risposta:"sei tu che sei troppo
piccola!". Va beh cerca di convincermi che mi sta bene, ecc,
ecc ma gliela appoggio sul banco e ce ne andiamo! Dopo aver
trovato la maglietta in un altro negozio prendiamo un succo
in uno dei tanti negozi che fanno succhi freschi. Ce ne sono
due di fronte e se vai da uno l'altro si offende e non ti
rivolge la parola! L'Asia (forse non solo...)!

Fa veramente caldo...mi sto sciogliendo come un
ghiacciolino...
Domani lasceremo le bici qui e prenderemo un bus per Petra
(nel sud della Giordania), per poi ritornare qui tra qualche
giorno e raggiungere poi Israele.

Ciao a tutti,

Patrizia

5.7.08

CLAUDIO (BEIRUT-DAMASCO, 5/07/2008)
Ciao gente, siamo tornati in Syria dopo un passaggio in
Libano durato qualche giorno. Ora siamo a Damasco in uno
degli hotel economici del centro. Diciamo che troppo
economico non e' ma la capitale e' piu' cara rispetto alle
altre citta' in Syria. Il bagno in comune e' la chicca
dell'albergo, e' tanto piccolo che per pulirsi il culo
bisogna aprire la porta, bisogna sedersi sulla tazza di
traverso (come le donne che una volta viaggiavano sedute
dietro sulla vespa) altrimenti non si riesce a cagare! Per
il resto l'albergo non e' male.

Il Libano e' stato interessante anche se personalmente non
e' un posto in cui ritornerei. Eravamo troppo ben abituati
all'ospitalita' mussulmana incontrata dal Pakistan alla
Syria, cosa che in Libano non abbiamo trovato. La gente non
era male ma, a parer mio, niente di eccezionale. Il traffico
forse e' quello che piu' mi ha infastidito, il rischio di
essere travolti da qualche "pilota" era piuttosto alto.
Tutti giocavano a correre, a fare le sgommate e inchiodate
pure dove il traffico era intenso! Tutto un gioco che per
uno che viaggia in bicicletta puo' diventare pesante e
pericoloso. Piu' di una volta abbiamo rischiato di essere
travolti, mi hanno pure scontrato dentro ma guai a fiatare!
E' successo piu' di una volta di mandare a quel paese
qualche "pilota" col rischio di finire con una rissa. Oltre
ad essere "piloti" erano pure permalosi!

A prescindre da tutto questo sono contento di esserci
passato e di averlo visto. Mi e' piaciuto e ancora non
capisco che cosa mi abbia colpito. Magari la tranquillita'
della gente che faceva giocare i bambini davanti ai
carroarmati, magari il fatto di essere un semplice
viaggiatore senza essere "vittima" di "helloooooooooooo"
ogni momento. Non so cosa ma a me il Libano, tutto sommato,
e' piaciuto.

A Beirut abbiamo deciso di ripartire prima del previsto, la
citta' non offriva nulla di buono (meglio dire che non lo
offriva a poveri pezzenti come noi! Genovesi!!) e la nostra
sistemazione per le notti era davvero un pacco!

Il primo luglio siamo partiti con destinazione Baalbek verso
le montagne.
Uscire da Beirut e' stato un incubo, trovare la strada e
restare imbottigliati nel traffico col caldo che c'era. Dopo
un'ora di pedalata avevamo percorso ben 7 km! In periferia
abbiamo visto altri palazzoni demoliti dalle bombe lanciate
dagli israeliani nel 2006. Imbroccata la strada giusta e'
cominciato un salitone violento, la speranza che finisse
subito e' svanita dopo due ore che salivamo lenti come
lumache. I camion salivano poco piu' veloci di noi ma la
cosa non
ci consolava piu' di tanto. Forse e' stata una delle salite
piu' violente del viaggio, 37 km pedalati in prima e seconda
a passo d'uomo. La vista era splendita, Beirut laggiu' in
fondo, il mediterraneo, un salitone della madonna e le
sgommate dei libanesi... non era tutto cosi' bello!!

Lungo la strada c'erano i soliti checkpoints dei militari,
filo spinato e carroarmati con mitragliatori puntati verso
la strada. Fondamentalmente non si capiva a cosa servissero,
forse piu' per scena che per altro. Infatti ad un posto di
blocco ci hanno fermato, chiesto il passaporto e l'ufficiale
non e' stato neppure in grado di trovare il timbro sul
passaporto. Forse aveva troppo caldo o forse non capiva un
cazzo.

Arrivare in cima al passo e' stato meraviglioso, sembrava
che quel salitone non avesse mai fine! Una bella discesa di
12 chilometri ed eravamo nel vallone che conduceva a
Baalbek. Abbiamo percorso 35 km nella valle e lungo la
strada, legate ai lampioni, sventolavano le bandiere degli
Hezbollah. In alcuni punti avevano messo delle gigantografie
dei soldati, di Khomeini e di altri fondamentalisti
islamici. In serata abbiamo raggiunto Baalbek, la citta'
piu' antica in Libano e l'impronta piu' grossa dell'impero
romano in Medio Oriente.

Abituati ormai a moschee e templi Hindu e Buddhisti e' stato
interessante visitare Baalbek, conosciuta come la citta' del
sole del mondo antico.

Purtroppo le costruzioni sono state rovinate, oltre che dai
secoli passati, da un terremoto nel 1700. Il tempio di Giove
e' ormai scomparso, solamente 6 colonne sono ancora in piedi
ma il tempio dedicato a Bacco (mitico Dio degli alcolizzati)
e' ben conservato. Abbiamo trascorso una mezza giornata a
camminare tra le rovine, c'erano ben pochi turisti (quasi
escluvamente turismo locale) e qualche lucertola. Negli
ultimi anni il Libano ha avuto un grosso calo di turismo
dovuto alla continua instabilita' con Israele. Anche
Baalbek, infatti, e' stata bombardata nel 2006.

La giornata di riposo non sarebbe andata male se il
ventilatore in camera avesse funzionato sempre! I black out
sono devastanti con questo caldo, quando credi di stare
bene... puff... via la corrente e il ventilatore si spegne,
comincia la sauna!!

Il 3 luglio siamo partiti verso Damasco, tra le bandiere
sventolanti degli Hezbollah abbiamo raggiunto il bivio che
portava in Syria. Per uscire dalla valle ovviamente c'era
una bella salita e con i "piloti" che contribuivano a farci
inchiodare per non essere stirati era ancora piu' faticosa.
All'ora di pranzo abbiamo raggiunto il confine, cambiato le
poche lire libanesi che avevamo, fatto pipi' e raggiunta
l'immigrazione. In pochi minuti (giusto per compilare i
moduli d'uscita) abbiamo avuto il timbro sul passaporto.
Siamo passati davanti alla dogana senza fermarci e via verso
la Syria. Impressionante la coda chilometrica dei bilici
bloccati che volevano entrare in Libano e, ancora piu'
impressionante, la salita dello spazio fronterizo per
raggiungere la Syria!

E' bastato arrivare all'immigrazione per essere felici di
essere di nuovo in Syria. Questa volta ottenere il visto in
frontiera e' stato ancora piu' semplice. Non c'e' nessuna
rappresentanza siriana in Libano e vice versa, per questo
motivo ottenere il visto in frontiera e' una cosa
semplicessima e normale. Abbiamo pagato i nostri 20 dollari
a testa e ottenuto il visto in una mezz'ora.
Questa volta l'ufficiale non ha leccato i francobolli (come
il suo collega nell'altro ingresso) ma abbondato con la
colla! Ma che furbo!!! Ha fatto un bel casino, non potevamo
piu'
chiudere il passaporto altrimenti non avremmo piu' potuto
riaprirlo!! Siamo stati col passaporto aperto 5 minuti e poi
abbiamo pedalato i primi chilometri tenendo il passaporto
tra le mani in modo che la colla asciugasse.

Dopo 45 chilometri di sali e scendi (forse un po' piu' di
scendi) abbiamo raggiunto Damasco. Ci saranno volute due ore
per trovare il centro, ovvio che non trovavamo la via per
raggiungerlo... eravamo in centro! Che vergogna, a poche
centinaia di metri c'era il nostro albergo ma non riuscivamo
a capire come eravamo girati.

Ieri mattina sono andato dal barbiere, il giorno prima mi
aveva gia' addocchiato come potenziale cliente. Avevo una
zazzera troppo folta, l'ultima volta i capelli me li aveva
tagliati Patrizia nella vasca da bagno in Turkmenistan!
Erano due barbieri, forse padre e figlio, in uno shop
minuscolo con un arredamento anni '50. Macchinette per
rasare
a mano (tipo cesoia) ma per me, e no eh, per me ha tirato
fuori la sua "ferrari" elettrica! Che privilegio!

Dopo il barbiere abbiamo passeggiato per la citta' vecchia,
deserta perche' venerdi' per i mussulmani e' festa.

Maometto quando raggiunse Damasco la vide dalla montagna ma
non volle andarci. Disse che in paradiso ci sarebbe voluto
andare una sola volta.

Damasco non e' un paradiso ma la citta' vecchia e' molto
bella e vale la pena visitarla . Magari in quei tempi, senza
tanta periferia, era davvero un paradiso.

Oggi siamo tornati nel bazar, nella confusione quotidiana
tra bancarelle e grida della gente per addescare qualche
cliente. Mi sono comprato un'altra canotta per pedalare, la
vecchia era troppo bucata e consumata, ormai era
irrecuperabile. Quella che avevo comprato ad Aleppo era un
pacco, non andava bene neppure come pigiama.
Oggi andremo ancora un po' in giro per la
citta' vecchia, faremo un po' di spesa e domani si parte
verso la Giordania.

Un giorno di pedalata e dovremmo essere al confine.

Ci sentiamo da Amman tra qualche giorno, ciao a tutti!

Claudio
PATRIZIA (RITORNO IN SYRIA, 1/07/2008 -5/07/2008)
....si racconta che quando Maometto arrivo' sulle montagne
prima di Damasco e la vide dall'alto decise di fermarsi li'
perche' disse di voler entrare in paradiso solo una volta e
questo momento sarebbe stato quando fosse morto...

Ciao cari,

siamo a Damasco. Forse non e' un paradiso come penso'
Maometto ma e' stato piacevole ritornare in Syria!

1 luglio. Ripartiamo da Beirut. Lasciamo la non troppo
piacevole pensione dove alloggiavamo e torniamo in sella.
Impieghiamo piu' di un'ora a trovare la strada giusta per
uscire dalla citta' (nella direzione che vogliamo noi!) e
nel mentre almeno tre auo rischiano di investirci. Guidano
veramente male i libanesi e le bici non le contano proprio!
Presa la strada giusta inizia una salita trafficata che dura
per 30 km. Sembra non finire mai ma finalmente alle 3 del
pomeriggio inzia la discesa verso la valle di Bekaa. Giunti
nella valle, molto pianeggiante ed ampia, lasciamo la strada
che va verso Damasco e giriamo verso nord. Dopo una 40ina di
km raggiungiamo Baalbek, la citta' del sole del mondo
antico. Qui c'e' il piu' impressionante sito romano del
Medio Oriente.

2 luglio. Visitiamo Baalbek nel tardo pomeriggio. Quando il
calore del sole e' minore e le rovine sono ancora aperte al
pubblico. Non c'e' praticmente nessuno all'interno delle
rovine e appena saliti dalla scalinata principale si e'
catapultati in un altro mondo. Un mondo che non ti aspetti
nel cuore del Medio oriente (un po' di Roma anche qui).
Colonne, capitelli, archi e decori. Dopo molte moschee e
madrase e' piu' piacevole visitare un sito romano! Dei
templi e dei cortili non e' rimasto molto ma sono
impressionanti (enormi) le sei colonne rimaste del tempio di
Giove ed il tempio di Bacco quasi interamente rimasto
intatto. Dopo la conquista araba una parte del complesso
templare venne trasformata in cittadella fortificata e venne
costruita una grande moschea di cui pero' non rimane molto.
C'e poi un museo (purtroppo posto praticamente all'uscita
che invece sarebbe bello visitare prima di vedere le rovine)
con molte spiegazioni sul sito archeologico in arabo,
francese, inglese e tedesco. Infine un interessante mostra
fotografica di due viaggiatori tedeschi che visitarono
quella valle nei primi anni del 1900. Davanti al tempio di
Bacco (illuminato splendidamente di rosso) e' posto un palco
dove nelle sere di Luglio ci sono spettacoli musicali e
teatrali.

3 luglio. Partiamo nelle prime ore del mattino. Si pedala
meglio quando non c'e' il solleone! Torniamo indietro fino
alla stada principale che va da Beirut a Damasco e
raggiungiamo la frontiera. In pochi minuti compiliano le
carte di uscita e viene messo il timbro di uscita sul
passaporto. Passata la frontiera pedaliamo per qualche km in
salita (dove c'e' un fila di camion e bilici lunga 3 0 4 km
in attesa di entrare in Libano! poveri autisti!) fino ad un
passo dove un cartello ci indica che stiamo per entrare su
suolo syriano. Scendiamo 2 o 3 km e giungiamo alla frontiera
syriana. Paghiamo 20 US dollari per il visto e dopo poco ci
viene riconsegnato il passaporto timbrato. Come sono piu'
cortesi i syriani. A pelle mi ci trovo meglio. Ci fermiamo a
mangiare sotto un gigantesco albero e poi iniziamo a
scendere. Prima di raggiungere Damasco ci incuriosisce un
cartello stradale con l'indicazione per l'Iraq. Saliamo per
qualche km e poi scendiamo fino a raggiungere Damasco.
Troviamo un hotel (il cui nome tradotto e' "Felicita'
Hotel") tra le viuzze della citta' vecchia. E' spettacolare
che non ci sia nulla di dritto! Ne le porte, ne le finestre
ne i mui. E' una casa vecchia adattata a hotel. C'e' un
cortile interno coperto da dei rampicanti che e'
incredibilmente fresco rispetto all'afa fuori. La cosa piu'
impressionante pero' e' il WC! E' il piu' piccolo che abbia
mai visto...cioe' il water e' di dimensioni normali ma le
dimensione dello "sgabuzzino" in cui e' posto sono
incredibilmente poco piu' grandi della tazza...a peggiorare
la situazione c'e' il muro storto ed il pavimento pendente!
Dall'altra parte pero' e' molto pulito, sia le stanze che i
servizi e lo staff e' molto gentile

4 luglio. Damasco. Apriamo gli occhi...ora di fre
colazione...guardiamo i biscottini sul comodino
e...scendiamo a fare colazione! usciamo dall'albergo ed in
giro e' incredibilmente tranquillo...ecco perche'...e'
venerdi'! L'unici esercizi aperti sono qualche ristorante,
qualche gelateria (e' impressionante quante gelaterie ci
sono!) e i barbieri. Claudio si ferma da un barbiere dove
c'e' un vecchietto (che sembra millenario) che sta tagliando
i capelli ad un ragazzo ed un altro piu' giovane con una
ricciolatta di capelli neri. Si siede ed inizia a tagliargli
i capelli. Io seduta appena dietro mi guardo in giro. La
stanza da su una delle viuzze dellla citta' vecchia ed e'
molto piccola. Ci sono due eggioloni da barbiere che
probabilmente hanno solo qualche anno meno del vecchietto.
Due specchi enormi e pesanti. Di quegli attrezzi per
tagliare i capelli che sembrano di un'altra epoca. Rasoi a
mano, forbici e qualcos di piu' moderno. Ci sono due piccoli
armadietti/comodini che se potessero parlare avrebbero
sicuramente hanno una vita da raccontare! Sullo specchio
davani al seggiolon dove taglia i capelli il vecchietto ci
sono alcune foto di lui che taglia i capelli ad alcuni
stranieri ed una foto della torre Eiffel. Sulla mensolina
sotto lo specchie oltre a scatoline dove tiene le lamette
una piccola torre Eiffel. I capelli di claudio sono tagliati
molto bene e paghiamo il taglio poco piu' di un euro. prima
di uscire il barbiere giovane ci fa vedere le foto delle sue
tre figlie e il vecchietto ci da una calorosa stretta di
mano (stranamente anche a me che sono una donna). Facciamo
un giro nel bazar...poco caotico e tanti negozi chusi...e'
venerdi'. C'e' una gelateria aperta dove entra ed esce molte
gente. Decidiamo di entrare e provare un gelato. Tutti
prendono lo stesso...vaniglia con pistacchio tritato, lo
proviamo anche noi. Sara' molto popolare, elogiata da molti
ma il gelato non e' nulla di che! Ci sono alte gelaterie in
giro dove il gelato e' molto piu' buono.

5 luglio. Oggi la citta' ed il bazar sono molto piu' caotici
ma mostrano il meglio di se' con i negozi aperti e molte
donne e uomini che fanno i loro acquisti, vanno verso la
moschea o semplicemente passeggiano.

Ciao a tutti, ci sentiamo dalla Giordania,

Patrizia

30.6.08

CLAUDIO (LIBANO, 30/06/2008)
Ciao a tutti, siamo arrivati a Beirut ieri pomeriggio. Ci
siamo alloggiati in un albergo (se cosi' si puo' chiamare)
decadente ma e' la sistemazione piu' economica che abbiamo
trovato. Resteremo fermi solo oggi e domani andremo in una
localita' sulle montagne a cercare un po' piu' di fresco e
toglierci da qui.

Eravamo partiti il 25 giugno da Aleppo con un caldo
micidiale, caricato le biciclette di bottiglie d'acqua e via
verso sud. Pochi chilometri dopo la citta' abbiamo
incontrato due ragazzi siriani con le bici da corsa. Abbiamo
pedalato qualche chilometro assieme scambiando quattro
chiacchiere.

I siriani sono molto conservatori, diciamo che e' un po' un
misto tra Iran e Pakistan. Molti di loro indossano vestiti
tradizionali e le donne sono per la maggior parte coperte.
Per questo motivo Patrizia ha pedalato sempre coi pantaloni
lunghi per non offendere nessuno. Io invece da UOMO LIBERO
ero in pantaloncini e canotta (stesso abbigliamento da
Pechino a Beirut).

La gente si e' spesso dimostrata ospitale e gentile con noi.
Mentre pedalavamo mi si era affiancato un
tizio su una motoretta e voleva portarci a casa sua per un
chay e se non fosse stato per il caldo assurdo avremmo
accettato. Il pensiero di un the bollente ci ha fatto paura!

All'ora di pranzo ci siamo fermati dentro una baracca alla
fermata del bus per mangiarci i nostri panini. Un signore
che viaggiava con un furgone si e' fermato per invitarci a
casa sua a pranzare dicendo che era molto piu' fresca e
pulita casa sua di quella baracca!

Il primo giorno di pedalata ho bucato ben due volte, prima
la gomma dietro e poi quella davanti. Mentre eravamo fermi
che pezzavo le gomme molta gente si fermava a chiedere se
avevamo bisogno di aiuto, di un passaggio o semplicemente
per darci il benvenuto in Syria.

Tanto gentili gli aduldi quanto infami i bambini! La nuova
generazione? Speriamo di NO! Mentre passavamo ci gridavano a
voce alta per farci forse paura(?), facevano dei gesti per
colpirci, per toccare le bici e per darci fastidio. Un
gruppetto di ragazzini ci ha pure tirato dei sassi mentre
pedalavamo in salita. La maggior parte dei ragazzini e'
stata davvero odiosa, tanto che a uno di loro ho dato
(piano) un mezzo ceffone.

Il paesaggio in Syria e' monotono e interessante allo stesso
tempo come lo era in Iran. Deserto e caldo... Le citta' e i
villaggi lungo la strada sono tutti color sabbia, le case di
pietra e le moschee che invocano Allah molte volte al
giorno.

Il primo giorno abbiamo raggiunto a fatica, dopo 141 km,
Hama. In citta' ci siamo fermati un paio di giorni dove ho
approfittato della manichetta dell'acqua per lavare le
biciclette (e' stata l'unica occasione da quando siamo
partiti!!).

Il 27 siamo partiti in salita, ero gia' scoppiato per aver
fatto tutti i piani di scale avanti e indietro, prima con la
mia bici e poi con quella di Patrizia!

Lungo la strada, fortunatamente, ci sono delle baracche dove
vendono bibite fresche e l'acqua! Durante il giorno beviamo
circa 6/8 litri d'acqua per non morire disidratati! In
quelle baracche (alle volte vecchi furgoni o container)
hanno delle batterie per alimentare i frigoriferi e
manternere l'acqua fresca.
Dentro una di quelle baracche abbiamo conosciute tre donne
zingare coi loro bellissimi vestiti colorati, lunghe trecce
e una di loro tutta tatuata malamente. Cercavano di parlare
con noi ma con l'arabo e' impossibile comunicare! Non si
capisce una mazza!

Quel giorno abbiamo attraversato un campo di zingari, una
tendopoli dove spiccavano i colori dei vestiti delle donne e
gli schiamazzi dei bambini che giocavano nella spazzatura.

A pranzo i soliti panini sotto degli arbusti per cercare di
tenere, almeno a pranzo, la testa all'ombra! Eravamo vicini
ad una baracca dove c'erano due bambini che a turno sono
venuti a darmi la mano (a Ptrizia no, e' una donna!) piu'
volte e poi uno di loro e' arrivato a farci vedere la sua
biciclettina. Passava avanti e indietro sfoggiando il suo
bolide!
E' impressionante il numero della gente con gli occhi
azzurri, il segno dell'occupazione francese durata molti
anni in Syraia e Libano.

Quel giorno abbiamo deciso di fare tappa a Crac Des
Chavallier, un castello sulla cima di un monte. La
deviazione dalla strada principale era solamente di 15 km ma
una scorciatoia ci ha spezzato non poco le gambe. Un bivio
con due cartelli che indicavano il castello, uno con scritto
7 km e l'altro 13. Nenche da pensarci su... prendiamo quello
da 7, e' ovvio! Un culo allucinante e dopo un'ora o forse
piu' abbiamo raggiunto il castello. Considerato il castello
dei sogni d'infanzia ed in effetti era molto bello. Un
castello bianco, enorme sulla cima del monte.

Il 28 siamo partiti verso il Libano, un'indicazione
sbagliata ci ha portato sulla strada vecchia per raggiungere
la frontiera dove dei militari armati ci hanno fermato e
spediti indietro. Un tizio che parlava inglese ci ha
accompagnati sulla strada giusta e consigliato di
ripensarci... In Libano sparano!

A furia di zig zag abbiamo raggiunto la frontiera e per
ottenere il timbro d'uscita siriano non c'e' voluto un
attimo. Patrizia faceva la guardia alle bici e io dentro con
gli ufficiali che di lavorare non ne avevano proprio voglia.
Non sapevano usare i computer e per ogni minima cosa era una
catastrofe! Forse in mezz'ora sono riusciti a timbrare i
passaporti.

Lo spazio fronterizo era un caos totale di lavori in corso
da decenni, mercato nero dei cambia soldi che gridavano,
camion bloccati in coda e nessuna regola, nessun codice
della strada, passa chi e' violento!
All'immigrazione libanese c'era una gran coda e in una
mezz'ora abbiamo avuto il timbro, visto gratis per un mese!
I militari, prima di lasciare l'immigrazione, ci hanno
augurato buona fortuna e invitato a fare molta attenzione!
Ma dove andiamo?!

Alla dogana sono stati molto piu' onesti e chiari dicendo di
fare molta attenzione che il Libano non e' un paese
tranquillo. Ci hanno consigliato di passare veloce il nord
del paese e di evitare Tripoli perche' sparano.
Patrizia si e' spaventata molto e io sinceramante avrei
proseguito senza badare troppo a quello che gli ufficiali ci
dicevano.
Per evitare rimorsi e rimpianti abbiamo cercato un passaggio
per i primi chilometri ed evitare Tripoli. L'unico mezzo e'
stato un furgone che ci ha portato in centro a Tripoli, da
li avremmo potuto prendere un bus per levarci dal pericolo.
Cosi' e' stato, abbiamo precorso 30 km sul furgone e
raggiunto la citta'. In periferia c'erano le barricate dei
militari, posti di blocco, truppe d'assalto negli angoli
della citta' e carroarmati lungo le vie di Tripoli. Ci hanno
scaricato in centro e dopo una contrattazione andata a male
con un tassista abbiamo deciso di dormire in citta'. Mentre
cercavamo un alloggio abbiamo sentito due colpi di pistola
ma la gente era tranquilla, nessuno si era scomposto.

In citta' non c'era molta tensione, sembrava che i
carroarmati fossero una abitudine per loro.
I mezzi che circolavano a Tripoli erano sopratutto mercedes
degli anni '80, alcuni cimeli come Fiat Ritmo 105
cavalli, delle 112, Renault 12 e altri mezzi che in Italia
non si vedono piu' da anni.

Ieri siamo partiti da Tripoli, attraversato diversi
checkpoints dei militari e rivisto, dopo quasi 2 anni il
Mediterraneo. Segno che il viaggio sta finendo, per me una
tragedia e per Patrizia un po' di gioia di rivedere la
penisola...

In periferia di Tripoli abbiamo attraversato alcuni campi di
rifugiati palestinesi che avevano costruito una tendopoli
sulle rive del mare. Sono oltre 400000 i profughi
palestinesi in Libano, ben il 10 per cento della
popolazione.

Abbiamo percorso 80 chilometri per raggiungere Beirut
attraversando alcune localita' turistiche (solo turisti
libanesi). Le citta' sono inquietanti, palazzoni senza
gusto, residence nuovi, alcuni abbandonati, altri mai finiti
e alcuni in costruzione. Tutta la costa e' coperta da quei
palazzoni in mezzo agli uliveti. Hanno costruito tutto senza
il minimo gusto e senza pensare di finirli! Gli edifici mai
finiti di cistruire sono un numero pauroso.

Il Libano e' il paese piu' democratico nel Medio Oriente, la
maggioranza e' mussulmana ma il 40 per cento della
popolazione e' cristiana. La gente si veste in maniera molto
occidentale, le donne sono molto libere e possono andare a
spiggia e camminare tranquille scosciate.

Il traffico in Libano e' impressionante, non sanno guidare e
per le strade giocano a fare le gare, sgommate, frenate e
rischiano di ammazzarci ogni momento. Il traffico, dopo gli
israeliani, e' il pericolo piu' grosso in Libano.

Abbiamo raggiunto Beirut nel primo pomeriggio, alcuni
palazzi sono trivellati dai colpi degli israeliani nel 2006,
altri completamente distrutti, abbandonati e pericolanti in
centro citta'. Hanno costruito nuovi grattacieli, ancora
piu' alti dei vecchi e stanno cercando di demolire quelli
distrutti dagli attacchi israeliani.

Il Libano ha una storia di guerre che duara da un secolo.
Dopo la sua indipendenza nel '46 ha avuto delle brutte
guerre civili e poi, dal '78, le continue guerre con Israele
con l'ultima solamente nel 2006.

Beriut e' una citta' caotica e poco accogliente, tanto
traffico e nulla da vedere. Ieri sera abbiamo camminato in
riva al mare, sulla passeggiata c'erano i bambini che
giorcavano e a pochi metri i carroarmati, filo spinato e
militari che pattugliavano la citta'.

In capitale circolano mezzi meno improvvsati, molte auto
sono nuove e i cimeli sono rari. Sulle targhe delle
macchine, come sulle bandiere, e' disegnato un albero di
cedro. In Libano c'era una delle piu' belle foreste di cedro
ma con una politica di deforestazione hanno distrutto il
loro patrimonio riducendolo a piccole chiazze.

Abbiamo deciso di ripartire domani verso Baalbek, una citta'
delle piu' antiche in Libano. Sarebbe assurdo rimanere
ancora fermi in capitale, il nostro albergo e' una topaia e
la citta' non offre nulla. Il Libano e' molto caro (per noi
viaggiatori) e le cose economiche (come il nostro albergo)
sono dei pollai e non costano neppure poco.

Resteremo in Libano ancora qualche giorno per poi rientrare
in Syria e raggiungere Damasco.

Ci sentiremo dalla Syria tra qualche giorno, ora andiamo al
supermercato a fare le provviste per i prossimi giorni!

Ciao a tutti!!

Claudio
PATRIZIA (ALEPPO-BEIRUT, 25/06/2008 - 30/06/2008)
Ciao a tutti,

siamo a Beirut, in Libano. Fa molto caldo fuori ma qui,
nell'internet cafe'' c'e' l'aria condizionata.

25 giugno. Aleppo-Hama. Riaprtiamo da Aleppo e appena usciti
dalla citta' incrociamo due ciclisti syriani che si stanno
allenando. Le loro bici non sono spettacolari ma meglio di
quelle che abbiamo visto in giro. Fa molto caldo e durante
la giornata beviamo piu' di 6 litri di acqua a testa.
Durante la giornata tre volte ci invitano a casa per
mangiare e riposarci. Claudio buca tre volte e mentre siamo
fermi a riparare la camera d'aria ragazzi o uomini con le
loro motorette si fermano per vedere se abbiamo bisogno di
aiuto. Intorno a noi tanti ulivi! Gli uomini sono per lo
piu' vestiti tradizionali con le loro tunicone. Le done per
la maggior parte con il capo coperto. I piu' ospitali sono
gli adulti e gli anziani, i ragazzi spesso sono un po'
stupidi con le loro grida disumane e le risate. Le case sono
per lo piu' del colore della terra: color sabbia. Arriviamo
ad Hama alle 8 di sera dopo 140 km e abbastanza cotti.
Troviamo alloggio in un hotel carino e con lo staff davvero
amichevole. c'e' qualche altro turista e la sera guardiamo
tutti insieme Turchia-Germania. Finita la partita siamo
tutti dispiaciuti. Di piu' i siriani che tenevano molto in
una vittoria della Turchia.

26 giugno. Decidiamo di sostare un giorno ad Hama. Fa molto
caldo e ci si sente un po' "fiacchi". Ne approfittiamo della
terrazza con la manichetta dell'acqua per lavare le bici.

27 giugno. Hama - Crac Des Chevalliers. Facciamo colazione a
base di formaggio, olive, uova e pane e marmellata. Il tutto
accompagnato da una tazza di te'. Non e' un toccasana per la
salute ma e' cio' che offre la Syria! E' venerdi' e la
maggior parte dei negozi sono chiusi. Ripartiamo e per le
strade c'e' poca gente in giro. Qualche famiglia fa pic-nic
sotto gli alberi lungo la strada. Arrivati ad Homs giriamo
verso ovest, verso il mar Mediterraneo. Il vento ora soffia
contro. Ci fermiamo a pranzo sotto dei pini. Due bimbi
vengono a salutarci e danno la mano a Claudio. Dopo poco uno
ritorna orgoglioso con la sua biciclettina e da nuovamente
la mano a Claudio. mentre mangiamo i nostri panini pedala
avanti e indietro con la sua bici. Un bilico passa nella
stradina sterrata vicino a cui ci siamo seduti a mangiare e
dopo poco BOOM...e' scoppiato un copertone al bilico!
Scendiamo in una vallle e dal basso della pianura vediamo la
nostra destinazione in cima sulla collina: Il castello Crac
Des Chevalliers. Usciamo dalla strada principale e dopo poco
iniziamo a salire. Decidiamo di fare la strada piu' breve
per raggiungere il castello. Non so se e' stata una bella
scelta. La strada segue il crinale della collina senza
troppe curve. Una pendenza assurda. Non si riescono a
lasciare le mani dal manubrio per bere. E' troppo dura la
salita. Impiegiamo qualcosa tipo tre quarti d'ora per
percorrere meno di tre km. Per arrivare al castello ci sono
altri 5 km! Arrivati in cima veniamo ripagati dalla vista e
dal castello. Molto fiabesco! troviamo una stanza per la
notte ad un ristorante attaccato al castello. La
stanza...beh non fiabesca come il castello...! E' molto
silenzioso e piu' fresco quassu' e dormiamo come ghiri.

28 giugno. Crac Des Chevalliers - Tripoli. Scendiamo dal
castello di nuovo nella valle ma percorrendo un'altra strada
e raggiungiamo la strada principale. Dopo pochi km leggiamo
un cartello che indica la strada per la frontiera con il
Libano. Cosi' imbocchiamo quella strada. Dopo due km
arriviamo ad un bivio. Ci sono dei militari che ci fermano e
ci chiedono dove stiamo andando. Siamo si al confine con il
Libano ma su una strada su cui non c'e' frontiera cosi'
torniamo di nuovo indietro per la stessa strada di nuovo
fino alla principale. Dopo un'altra decina di km prendiamo
un'altra strada che dovrebbe portare alla frontiera. In
mezzoretta giungiamo alla fine della Syria. Molto caotica la
frontiera siriana ed ancor di piu' quella libanese con un
sacco di camion in fila, tanti lavori in corso e persone
ovunque. All'imigrazione libanese ci fanno il visto
turistico per un mese senza pagare nulla (ovviamente ci
chiedono se abbiamo visitato o visiteremo
Israele...risposta:no!). I militari in
frontiera sono gntili ma ci dicono di fare attenzione in
Libano. I cartelli, le insegne dei negozi, ecc sono sia in
arabo che in francese. Ma non in inglese. Dopo qualche altro
km c'e' la dogana dove un ufficiale ci dice che non e' un
bel momento per andare a Tripoli. Ci dice che ci sono
sparatorie nel area a nord di Tripoli. Chiediamo se ci sono
problemi per pedalare. Ma non e' molto chiaro. Gli chiediamo
se possiamo stare a dormire a Tripoli e ci dice di no.
Inziamo a pedalare in Libano. Non sono sicura di pedalare,
sono ansiosa e l'ufficiale non m'ha messo certo
tranquillita'. Torniamo indietro alla dogana e chiadiamo
all'ufficiale se c'e' un mezzo che ci possa portare fino a
Tripoli o oltre. Ferma un furgoncino che ci porta
('ovviamente' pagandolo) fino a Tripoli. Lungo i 30 km che
ci separano da Tripoli vediamo molti accampamenti e tendoni.
Probabilmente di rifugiati (i palestinesi in Libano sono
400.000...il 10% della popolazione totale). Arriviamo sulle
coste del Mar Mediterraneo...e' molto bello. Prima di
raggiungere Tripoli passiamo qualche posto di controllo
militare e una decina di carroarmati con tanto di militare
seduto sopra di fronte alla mitragliatrice. Giungiamo in
centro a Tripoli dove il nostro autista ci scarica.
Decidiamo di fermarci a Tripoli a dormire. Sembra abbastanza
tranquilla e le persone girano tranquillamente. In citta' la
maggior parte delle auto sono mercedes degli anni '80. poi
bmw o renault degli stessi anni molto scassate. Alloggiamo
in una pensione. Il palazzo molto squincio ma la casa
pulita. La signora che ci ospita ci offre da bere e da
mangiare appena entrati in casa. In Libano la maggior parte
delle persone sono musulmane ma esiste un 30/40% di
cristiani (cattolici e ortodossi). Usciamo giusto per cenare
e comprare dell'acqua e poi ritornaimo alla pensione.

Il Libano e' il paese piu' verde del Medio Oriente. Il
simbolo (che e' anche sulla bandiera libanese) e' l'albero
di cedro. Sfortunatamente da una delle piu' belle foreste
che era si e' ridottta a solo qualche macchia sulle
montagne. Qualche progetto di reforestazione e' in atto ma
potrebbero volerci secoli.

29 giugno. Tripoli-Beirut. Ripartiamo da Tripoli. Passiamo
ancora qualche posto di blocco e poi imbocchiao la
superstrada per Beirut che costeggia il mare. Il vento
soffia contro ma il cielo e' azzurro e il mare splendido.
Dopo una 20ina di km scendiamo sulla strada costiera dove
passano alcuni bilici (hanno il divieto di circolare sulla
superstrada). La strada e' stretta ma con una vista
spettacolare sul mare. Intorno a noi e' abbastanza deserto a
parte qualche piccolo hotel con la spiaggia. Dopo altri 15
km veniamo "inghiottiti" da un'estate "ligure" di auto
parcheggiate ogni dove lungo la costa e centiania di persone
sulle spiaggie e in acqua. E' uno dei paesi piu' liberali
del Medio Oriente. Le donne sono per la prima volta dopo
mesi in bikini e calzoni corti. Gli uomini vestiti "molto
europei". Probabilmente dovuto anche al fatto che la
popolazione non e' solo musulmana. Il Libano e' come dicevo
molto verde e la costa assomiglia a quella ligure pero' ci
sono molte costruzioni 'obrobriose' e altre (tate) mai
finite. Siamo fermi a pranzare in uno dei pochissimi posti
liberi che abbiamo trovato e due ragazzi in motorino vengono
a fare la nostra conoscenza. uno parla molto bene inglese ed
e' fidanzato con una ragazza italiana. Ci scambiamo le email
e ricominciamo a pedalare. Le auto sono meno scassate che a
nord, c'e' sempre qualche posto di controllo militare (per
lo piu' ragazzotti in divisa sotto il sole cocente con in
mano un fucile mentre tutti gli altri ragazzi sono in
costume a fare il bagno). Prima di arrivare a Beirut Claudio
buca dietro e pedaliamo un po' in autostrada, un po' sul
lungo mare e un po' sulle strade secondarie. In autostrada
ci sono alcuni ragazzotti in moto che fanno le impennate e
rischiano di spaccarsi la testa loro e a qualcun'altro. Ci
sono i poliziotti ma sembrano non importarsene. Generalmente
a chi guida le auto sembra piaccia "fare il pilota" (in
strada!).

Arriviamo a Beirut e in centro su alcuni palazzi (ormai
deserti, a esclusione forse di qualche "abusivo" che ci vive
ancora) vediamo i segni dei bombardamenti da parte di
Israele avvenuti nel 2006. Altri palazzi sono stati
ricostruiti da poco tempo. Alloggiamo in un albergo davvero
"squincio" e nemmeno economico. Almeno le lenzuola sembrano
profumare di bucato. Qui e' piu' caro della Syria e lo
standard che offre allo stesso prezzo e' piu' basso sia nel
cibo che negli alloggi. Beirut e' una grande citta', offre
molte cose. Forse riusciresti a trovare tutto cio' che ti
serve e offre alcune strutture fra le piu' valide del Medio
Oriente. Pero' boh ha qualcosa per cui non ti senti troppo a
tuo agio. Sul lungo mare (la sera) ci sono bambini in
biciclette, signore che fumano il narghile', uomini che
pescano, signori che passeggiano, ragazzi che flirtano,
bambini che guidano macchinine a pedali o motociclettine e
qualche militare e due carroarmati (la gente sembra non
farci caso, sono come parte della citta' tanto uguali ad un
palazzo o ad un albero). Ci sono molte catene internazionali
come Hard Rock cafe', MC Donald, KFC e Starbucks. Del gelato
spettacolare e kebab. Stasera in onda Spagna-Germania.
Sembrano tifare tutti per la Germania, bandiere sulle auto,
sulle case e qualcuno con il motorino. Vince la Spagna e
c'e' casino lo stesso fino a tardi.

30 giugno. Oggi fa molto caldo. E' andata via la corrente e
'ovviamente' la pnsione dove alloggiamo non ha il
generatore...cosi' il ventilatore e' 'morto'! Saremo qui
oggi e domani credo ripartiamo. Andremo a Baalbek, in
centro-est Libano e poi raggiungeremo Damasco in Syria.

Ciao gente, ci sentiamo nuovamente dalla Syria.

Patrizia

23.6.08

CLAUDIO (PIANO A, WELCOME TO SYRIA, 23/06/2008)
Ciao Gente, il piano A ha funzionato a meraviglia e vi posso
scrivere dalla Syria. Fortunatamente alla frontiera non ci
hanno rimandato indietro ma fatto un visto per 15 giorni.
Ufficialmente non si poteva ottenere in frontiera ma qualche
viaggiatore aveva smentito la cosa e noi ci abbiamo prvato
come loro. Tutto e' andato a meraviglia, sarebbe stato
proprio un peccato non poter proseguire verso sud.

La Turchia, come nello scorso viaggio, mi ha lasciato un
gran bel ricordo. Prima o poi ci ritiorno, col prossimo
viaggio probabilmente.

Il 17 giugno siamo ripartiti da Elazig dopo due giorni sosta
per recuperare un po' le energie. Sfortunatamente il vento
soffiava forte e contrario e per percorrere 100 km e'
servita una intera giornata. Una foratura di Patrizia aveva
rallentato ancora di piu' la nostra marcia. Il problema piu'
grosso non era la foratura ma riuscire a trovare un albero
dove pezzare la camera d'aria. Il paesaggio a sud est della
Turchia cambia, tutto e' piu' arido e gli alberi scompaiono.
E' stata fortunatamente una giornata senza passi da
scavalcare, solo colline coperte da campi di grano e qualche
albero di albicocche troppo acerbe per essere rubate.
Peccato!

In serata abbiamo raggiunto Malatya e ci siamo alloggiati in
un albergo, faceva troppo caldo ed era troppo tardi per
cercare un posto dove accamparci con la tenda.

La mattina del 18 ho trovato la mia gomma davanti sgonfia ma
non riuscendo a trovare il buco l'ho rigonfiata e rimontata
sulla bici. Ci siamo fatti accompagnare dal ragazzo
dell'albergo in un negozio di bici per comprare una camera
d'aria nuova perche' quella di scorta l'avevamo gia' usata
qualche giorno prima. Al negozio erano tutti felici di avere
due turisti italiani, facevano un baccano allucinante,
ognuno doveva provare a dire qualcosa in inglese o in
italiano. Non abbiamo capito una sega di quello che
dicevano!

In tarda mattinata siamo potuti ripartire e dopo pochi
chilometri un poliziotto ci ha fatto accostare in una
piazzola. Una stretta di mano, un paio di domande e un
invito a seguirlo per offrirci un chay. Ci siamo fermati in
un container dove c'era un altro suo collega e abbiamo
bevuto della coca cola... forse sarebbe stato meglio un chay
ma va bene cosi'.

Mentre salivamo verso il passo una macchina della polizia ci
ha sorpassato e dall'autoparlante un ufficiale gridava
"welcome, welcome!". Sono sempre stati tutti davvero molto
gentili con noi, e' proprio bello viaggiare cosi'! Con la
bici e' un po' faticoso per i continui sali e scendi ma con
un mezzo a motore sarebbe troppo costoso. E' incredibile
quanto costa la benzina in Turchia, varia da 1.40 a 1.80
euro!

Per pranzo ci siamo seduti sotto un albero (non e' stato
facile trovarlo!) a mangiare dei panini. Poco dopo ci ha
raggiunto un signore in moto, si e' fermato, e' andato in
mezzo ai cespugli (pensavamo che andasse a cagare) dove ha
recuoperato due pezzi di cartone e ci ha fatto sedere sopra!
Ha insistito per andarci a comprare una bibita ma ci siamo
rifiutati, dai, non possiamo approfittare sempre di tutto!

Nel pomeriggio, dopo tanti sali e scendi, abbiamo raggiunto
senza la minima fatica (forse perche' eravamo gia' alti) il
passo a 1510 metri. La discesa e' stata spettacolare,
seguivamo un canyon in mezzo alla pineta e siamo scesi quasi
20 km. Durante la discesa Patrizia ha schivato per un pelo
un serpente e non se ne e' neppure accorta! Non era nemmeno
piccolo!

La felicita' per la discesa e' finita con un altro passo
davanti a noi. Oltre alla salita c'era pure un caldo
infernale a peggiorare la situazione. In serata abbiamo
raggiunto una piccola citta' lungo la strada dove abbiamo
trovato un alloggio non troppo pulito ma buono per la notte.

Il 19 siamo partiti in pianura e lungo la strada, davanti ad
una stazione di servizio, c'era un uomo che ci ha fermato e
invitato a bere un chay nel ristornate. Il proprietrio
parlava tedesco (come molti turchi che abbiamo conosciuto) e
in qualche modo siamo riusciti a dialogare un pochino.

Man a mano che scendevamo verso sud le giornate si sono
fatte sempre piu' calde e nonostante bevissimo litri e litri
d'acqua eravamo perenemmente disidratati. L'acqua nelle
boracce era spesso imbevibile da tanto era calda. Le abbiamo
infilate dentro a due calzini e li baganmo spesso ma e'
difficile mantenerla bevibile! Fortunatamente la Turchia e'
ricca di sorgenti e abbiamo potuto cambiare l'acqua spesso e
baganrci la testa.

Prima di raggiungere Gaziantep la strada si divideva in
autostrada (vietata alle bici) e in stradina in salita verso
un passo... ma che sfiga!
E' stata un po' una tortura, salita secca e violenta e un
sole cocente sulla testa. Dall'alto si vedeva l'autostrada
scorrere in pianura... e no, cosi' e' una presa per il
culo!! In serata abbiamo raggiunto Gaziantep dopo 128 km e
per completare la giornata ho aggiustato la doccia in
albergo. Abbiamo trovato una sistemazione economica (forse
troppo) dove il proprietrio mi ha spiegato che la doccia non
funzionava ma bisognava usare i secchi. Che branco di
impediti! Mi sono messo li e ho smontato i tubi, cambiato
due raccordi e riparato la doccia. Ho perso il conto dei
gabinetti aggiustati in viaggio!

Il 20 giugno una pedalata tranquilla verso il confine di 63
km. Pochi sali e scendi verso la pianura della Syria. Per
pranzo ci siamo fermati in un area di servizio dove i
gestori ci hanno offerto alcuni chay e bottiglie d'acqua
fresca. Siamo rimasti un paio d'ore fermi seduti sotto l'
albero a goderci l'ultima ospitalita' turca.
Abbiamo dormito a Kilis, l'ultima citta' turca sul confine.
La sera e' stato spettacolare vedere la partita di calcio
Turchia Croazia. Dopo la vittoria ai rigori e' scoppiato un
boato in tutta la citta', clacson e petardi che hanno pure
svegliato Patrizia che dormiva gia' da un paio d'ore.

21 giugno, e' iniziata l'estate e siamo usciti col
batticuore dalla Turchia sperando di non doverci rientrare
dopo poche ore! Un timbro d'uscita sul passaporto e via
verso la Syria attraversando lo spazio fronterizo con
cartelli di Pericolo Mine.

All'immigrazione siriana l'ufficiale ha guardato i
passaporti e stupito ha detto: "Why don't you have the
Visa?". Un po' agitati abbiamo risposto che molti
viaggiatori lo hanno ottenuto in frontiera senza probelma.
La seconda domanda era scontata: " Are you going to
Israel?". No, no, no! Ogni ufficiale che era in
quell'ufficio ha fatto la stessa domanda.

Ci hanno fatto accomodare in sala d'attesa e chiamato il
Ministero degli affari Esteri a Damasco e verificare chi
fossimo. Dopo un'oretta di attesa ci hanno chiamato in
ufficio dove un ufficiale ciccione ha leccato e appicicato
il visto sui nostri passaporti! Welcome in Syria!

E' bastato oltrepassare la frontiera per essere di nuovo
catapultati in Asia. Mezzi scassati e rumorosi, camion
sovracaricati e clacson a tutto spiano!
Abbiamo raggiunto Aleppo dove ci siamo sistemati in un
alberghetto carino ed economico. La citta' e' la piu'
conservatrice in Syria col maggior numero di donne che
indossano lo chador e molti uomini con tuniche bianche. E'
raro vedere donne senza velo camminare per la strada.
Le vie di Aleppo sono un esplosione di negozietti e insegne
pubblicitarie, collegamenti elettrici abusivi con matasse di
cavi attorcigliate attorno ai lampioni.

Nel nostro albergo c'era un iraniano che viaggiava in
bicicletta. Appena lo abbiamo conosciuto mi ha fatto piegare
dal ridere. Era stupito dalle nostre biciclette, diceva che
siamo i migliori costruttori di bici come Bianchi e Colnago,
cosa cazzo ci facciamo noi due con due bici cosi' brutte!
Come dargli torto, sono davvero brutte le nostre bici!

Ieri abbiamo riposato tutto il giorno e oggi ci siamo
"sbattuti" un po' di piu' cercando due copertoni per
Patrizia. In un negozietto abbiamo comprato due gomme per 6
euro (minchia che gomme) che peseranno 5 kg ma non c'e'
molta scelta qui! Abbiamo preso una mappa della Syria
(gratis all'ufficio turistico) e una canottiera per me
perche' la vecchia ormai era troppo marcia e bucata. Abbiamo
girato per il bazar, tra tessuti colorati, argento, vestiti
e mille altre cose. Nei vicoli stretti la gente trainava
carettini con la merce destinata al loro negozietto, bambini
che schivavno la folla trasportando vassoi con il chay,
altri che vendevano succhi di frutta, spezie e nocciole. I
tutto quel caos furioso di gente e schiamazzi pretendevano
di passare dei furgoncini col clacson a tutto spiano carichi
di tappeti. La vita nel bazar e' cosi' dall'alba al
tramonto, c'e' da chiedersi come fanno a sopravvivere
centinaia di negozietti tutti attaccati che vendono le
stesse cose.
Abbiamo resistito un paio d'ore ma poi tra il caldo
soffocante e la confusione di gente abbiamo preferito venire
a internet dove c'e' l'aria condizionata!!

Riposeremo ancora domani e poi partiremo verso il Libano,
tra una settimana dovremmo essere a Beirut.

Ciao a tutti, ci sentiamo tra qualche giorno!

Claudio
PATRIZIA (ARRIVEDERCI TURCHIA, 17/06/2008 - 23/06/2008)
Ciao a tutti,
gli ultimi giorni in Turchia (paese che mi e' rimasto nel
cuore...ci faro' un salto nuovamente prima o poi...magari
nella parte ovest)...

17 giugno. Elazig-Malatya, 104 km. Ripartiamo da Elazig dopo
due giorni di sosta. Il vento oggi e' un po' contro! Ma
stranamente nessun passo di 200 metri o cosi' sulla nostra
strada! Per pranzo ci fermiamo a pranzare sulle rive di un
lago (in seguito scopriamo che e' un "pezzo" del fiume
Eufrate che va in Syria e poi in Iraq). Ripartiamo con un
solleone dopo mangiato...neache 1 km e ci fermiamo per
riparare la mia camera d'aria forata. E' troppo provata
cosi' Claudio la butta e la sostituisce con una nuova.
Arriviamo a Malatya abbastanza tardi. In tv Italia-Francia.

18 giugno. Malatya-Golbasi, 125 km. A pochi chilometri da
Malatya due poliziotti ci invitano nel loro"gabbiotto" a
bere del te'. Peccato che invece del te' ci offrono poi due
bicchieri enormi pieni di Coca-cola. E va beh...non sono il
massimo per pedalare ma almeno e' fresca! Il paesaggio e'
molto desertico e roccioso...a parte i campi coltivati nelle
valli. Arriviamo in cima ad un passo di 1510 metri senza
quasi nemmeno accorgercene. E poi scendiamo per 25 km
seguendo un fiume. Prima la valle e' un canyon stretto e poi
piu' scendiamo piu' si allarga e la discesa diventa dolce.
Mentre saluto uno dei tanti camionisti che ci saluta lungo
la STRADA passo a mezzo centimetro da un serpente a tutta
velocita'. Meno male che non gli sono passata sopra e che
Claudio me l'ha detto solo dopo! Lasciamo il fiume e ne
seguiamo un altro (in salita) fino a Golbasi. Si trova sulle
rive di un piccolo lago circondato dalle colline. L'unico
albergo della citta' ha delle stanze super-bollenti e senza
ventilatore. Incomincia il caldo...

19 giugno. Golbasi-Gaziantep, 128 km. Ripartiamo di
buon'ora..il vento e' abbastanza a favore...arriva da
nord-ovest e noi andiamo a sud. Il primo tratto di strada e
per lo piu' pianeggiante ed in discesa. Lungo una discesa un
ragazzo ci ferma e ci invita a bere il te'. E' stato mandato
dal suo capo (il padrone del ristorante in un'area di
servizio) che parla tedesco. Lui parla in tedesco e noi in
inglese e in qualche modo ci si capisce. Mi ricordo
veramente poco di tedesco. Tanti turchi ci hanno
chiesto:"Sprechen Sie Deutsch?" (e alcuni "Parlais vous
francais?"). Molti lo sanno veramtne e alcuni lo chiedono
tanto per dire qualciosa. Sul tabellone della stazione di
servizio notiamo i prezzi allucinanti della benzina:
oscillano tra 1,65 e 1,90 per litro. Il prezzo del gpl si
aggira intorno ad 1 euro. In tutta la Turchia, lungo la
strada ci sono molto fontanelle cosi' possiamo riempire le
borraccie senza dover comprare l'acqua in bottiglia. 50 km
prima di Gaziantep arriviamo ad un bivio...dritto
autostrada, sinistra vecchia strada. Chiediamo ad un
benzinaio e ci risponde (ovviamente) che l'autostrada e'
pericolosa e c'e' la polizia. Deviamo a sinistra ed inziamo
a salire, salire e salire. Noi facciamo un passo mentre
vediamo la strada molto piu' pianegginate di sotto che sale
dolcemente! Alcuni camion e bilici fanno la nostra stessa
strada e su alcuni tratti di salita faticano piu' di noi a
portare su il camion. Quasi arrivati a c'e' un'altra
salitina (non prevista!) che mi scoppia del
tutto...rinvigorita un po' dalla discesa prima di Gaziantep
arriviamo in centro. Troviamo un albergo dove il
proprietario ci dice che la doccia non funziona, l'acqua e'
solo fredda e bisogna lavarsi coi secchi. Saliti in stanza
in 5 minuti Claudio ripara la doccia e l'acqua e' pure
calda. Avevano "imbelinato" qualcosa di sbagliato con i tubi
della doccia e probabilmente li lasciavano cosi' in attesa
che qualche turista le riparasse (Quante vaschette del water
ha aggiustato Claudio negli alberghi in cui siamo passati in
Asia!). Buonanotte...siamo un po' cotti...ad Aleppo ci
riposeremo un po'.

20 giugno. Gaziantep-Kilis, 63 km. La strada e' abbstanza
pianeggiante. Il paesaggio piu' deserico e piatto...anche se
ci sono molti campi coltivati e alberi (tanti ulivi)
piantati. Ci fermiamo vicino ad una stazione di servizio
dove c'e' un tavolo con le panche. Ci prepariamo i nostri
panini e nel mentre il benzianio ci porta prima dell'acqua,
poi un'altra bottiglia, piu' tardi del caffe' latte (nei
bicchierini da te') e poi due te'. Grazie! Ripartiamo dopo
una lunga sosta sotto il sole bollente ma Kilis e' poco
distante: meno di 10 km. Arrivati a Kilis cerchiamo un
hotel, controlliamo la posta, facciamo un ultimo bancomat
(prima della Syria) e un po' di spesa. La sera ci mettiamo
in letto ed in tv: Croazia-Turchia. Claudio guarda la
partita, io mi addormento. A mezzanotte passata mi svegliano
le urla del cronista in tv ed i clacson e di botti per
strada...Metto gli occhiali...do' un'occhiata alla tv:
Fatiterim (l'allenatore della nazioonale turca) e' impazzito
(!!)...la Turchia passa in semifinale.

21 giugno. Pedaliamo 10 km fino al confine turco-siriano a
Kilis. In 10 minuti passiamo la frontiera turca, giusto il
tempo di registrare i nostri dati e mettere il rimbro
d'uscita sul passaporto. Nello spazio fronterizo sono stati
minati i campi attorno (almeno cosi' e' scritto sui cartelli
circostanti la zona) alla strada. Arriviamo all'ingresso
della frontiera syriana. Un ufficiale ci chiede se abbiamo
il visto. Rispondiamo di no. L'ufficiale: "Perche' no?".
Noi: "abbiamo conosciuto molti altri viaggiatori che hanno
fatto il visto al confine". L'ufficiale: "dove andate dopo
la Syria". Noi: "Giordania, Egitto...Sud Africa".
L'ufficiale: "Andate in Israele?". Noi: "No (of course
not)". Ci rida' i passaporti e ci indica l'ufficio
immigrazione. Entriamo nell'ufficio. Parliamo con
l'ufficiale allo sportello. Ci da' due carte d'immigrazione
da compilare. Compilate! Ritorniamo allo sportello.
Un'ufficiale che parla inglese chiede a Claudio che lavoro
fa e poi indica me con il dito e gli chiede che lavoro
faccio. Domanda successiva: "Andate in Israele?". Noi: "No".
Ci dice di sederci che deve telefonare (probabilmente a
Damasco o boh) per sapere se puo' farci il visto o meno.
Incrociamo le dita. Dopo un'ora e mezza un ufficiale allo
sportello ci chiama. Ci da un foglietto con su scritto
qualcosa in arabo e la cifra da pagare per il visto da
consegnare alla banca di fronte. E vaiiiiii...ci fanno il
visto! Andiamo nella banca di fronte (Banca...mmm...sempra
piu' un pollaio riassettato!) consegnamo il foglietto e
paghiamo 20 US dollari a testa. Ritornaimo dall'ufficilae
con dei fogli timbrati ed un'altro ufficiale grassisimo ci
mette un sacco di francobollini sul passaporto e dei timbri.
Abbiamo il visto! Welcome to Syria. inziamo a pedalare in
Syria. il paesaggio e' pressoche' lo stesso ma ancora piu'
piatto. I mezzi che circolano forse un po' piu' scassati che
in Turchia e le citta' un po' piu' caotiche e sporche.
Arriviamo ad Aleppo nel tardo pomeriggio. Alloggiamo in un
hotel in centro (ce n'e' pieno!). E' pulito, ci sono altri
tre viaggiatori in bici (un iraniano affascianto dalle bici
italiani (bianchi, colnago, ecc...) e due neozelandesi), il
proprietario simpatico e abbiamo un balcone enorme. A pochi
passi da noi lo Sheraton che ha occupato piu' di mezzo
quartiere. Troviamo solo bancomat che accetano Visa e
MasterCard ma non Cirrus o Maestro, cosi' entriamo allo
Sheraton per vedere se ci fosse un bancomat che li accetta.
Ci sono molti vestiti con il vestito tradizionale
arabo..tunicona bianca e telo rosso a quadri in testa con
"aureola" nera e l'aria condizonata a manetta (da
coccolone!). Va beh il bancomat lo troviamo ma accetta solo
Visa. Riusciamo al caldo e tra i comuni mortali!

22/23 giugno. Aleppo. Molte finestre degli edifici hanno le
persiane...da quanto non vedevo le persiane! Le donne sono
molto, molto coperte. Tante vestite di nero, indossano lo
chador e senza nemmeno il viso (alcune nemmeno gli occhi)
scoperto. Alcune hanno anche i guanti neri o bianchi. Ci
sono altre donne con la testa scoperta e maglie a maniche
corte ma sono la minoranza. Da quanto ho letto Aleppo e' una
delle citta' syriane dove si vedono la maggioranza di donne
con lo Chador. Vedremo il resto della Syria. Gli uomini
vestiti occidentali ma una buona parta indossa vestiti
tradizionali. Il bazar di Aleppo e' spettacolare...ci si
perde nei vicoli fra venditori di oro, argento, spezie,
datteri, frutta secca, vestiti, stoffe e molto altro. Non
mancano anche biciclette, motorette e qualche camioncino che
dove riescono si infilano! C'e' poi la Citadella a dominare
il cielo della citta'...dobbiamo ancora farci un salto
pero'!
I copertoni della mia bici sono veramente marci...cosi' oggi
ne abbiamo comprati altri due da un meccanico di bici in una
viuzza in centro dove ci sono alcuni negozi di bici (che
vendono cose scadentissime!). Non sono buoni copertoni ma
fino a casa dovrebbero reggere...speriamo! Poi Cla ha
comprato una canotta davvero "bella"! La sua era troppo
distrutta.
Siamo nel forse unico internet cafe' nel centro di Aleppo.
C'e' l'aria condizionata che con questo caldo fa molto
piacere. L'arrivo in Syria e' stato un po' come un ritorno
nella "vera" Asia...caos, sporcizia, bazar, venditori che ti
chiamano e ognuno che si sente in dovere di dirti
qualcosa..."welcome" o "hello". Bisogna riabituarsi ma mi
trovo bene.

Domani staremo ancora qui e poi probabilmente pedaleremo
nell'entroterra della Syria per poi entrare in Libano e
costeggiare la costa mediterranea fino a Beirut.

Beijing-Halep: 20.460 km.

Ciao cari,

Patrizia

15.6.08

CLAUDIO (TURCHIA, 15/06/2008)
Ciao Gente, siamo a Elazig, una citta' nel mezzo della
Turchia. Oggi ci siamo presi un giorno di riposo, la Turchia
e' davvero troppo faticosa in bicicletta!

Avevamo riposato un paio di giorni a Trabzon ma come tutti i
riposi che facciamo sono sempre stancanti!
Il 9 giugno avevo fatto una bella manutenzione alle
biciclette. Alla mia ho cambiato tutto, cassetta, corona
centrale, catena e gomma davanti mentre a quella di Patrizia
ho cambiato le corone e pulito la catena e cassetta. Tra una
cosa e l'altra ho impiegato una giornata a sistemarle.

Il 10 giugno siamo partiti verso sud. Dal Mar Nero verso il
primo passo di 2030 metri. Ovviamente la partenza e' stata
in salita e non ha mai mollato fino al passo. Dopo poche ore
di pedalata ha cominciato pure a piovere e abbiamo trovato
riparo sotto una pensilina. Un camionista vedendoci fermi si
e' accostato e ci ha portato un termos pieno di caffe e
latte. I turchi sono sempre stati davvero gentili con noi!

Man a mano che salivamo la pioggia aumentava e la nebbia
diventava sempre piu' fitta. Ovviamente quando le cose vanno
gia' male ci si mette la sfiga a peggiorarle... ma belin...
ho bucato la gomma dietro!
Che balle, ero gia' fradicio con quella giacca in gore tex
che sembra una spugna e in piu' una gomma da riparare. Nella
sfiga pero' eravamo ormai in cima al passo e per ogni passo
che si rispetti c'e' sempre un ristornatino!
Ci siamo messi al riparo sotto la tettoia e ho pezzato la
gomma. Il proprietario ci ha fatto poi entrare e offerto due
chay per scaldarci le ossa.

Ovviamente le domande sono sempre le piu' azzeccate... "ma
perche' non andate in macchina?". Nel ristorantino abbiamo
conosciuto anche un giapponese che viaggiava in autostop per
raggiungere l'Iran.

60 km di salita finiti con un tunnel a 2030 metri. Siamo
scesi fino a Turul dove ci siamo fermati per la notte.
Eravamo troppo bagnati e congelati per accamparci quindi
abbiamo cercato una sistemazione per la notte in citta'. Dei
ragazzi vedendoci sotto la pioggia ci hanno offerto un chay
e aiutato a cercare un albergo. Il Chay e' un gesto di
ospitalita' che non manca mai in Turchia, un po' come la
vodka in Russia.

11 giugno, partenza in salita ma fortunatamente senza
pioggia. Abbiamo costeggiato un fiume per poi deviare verso
sud. Sapevamo di avere un altro passo di 2020 metri ed
eravamo convinti che fosse l'ultimo cosi' alto. Abbiamo
cominciato a salire ed e' arrivata anche una forte pioggia
che non ha mai smesso per un po' di giorni... In serata
abbiamo raggiunto Kelkit, ovviamente fradici e con un freddo
boia. Abbiamo trovato un alberghetto economico e ho dovuto
svegliare il proprietrio per farmi dare una stanza.
Ovviamente prima di salire in camera ci e' stato offerto un
chay.

E' tempo di europei, in ogni sala da the e nei ristorantini
c'e' sempre la tv con le partite. Ormai io e Patrizia siamo
degli esperti... sappiamo tutti i gironi!

12 giugno, partenza sotto la pioggia e in salita... "ma dai,
e' solo una salitina..."

Sali e sali ma non si scende... minchia di salitina... ma
finisce?
Niente da fare, sali e sali e la consapevolezza che la
nostra mappa e' un pacco! Ha segnato solo 2 passi!
Prima di arrivare in cima abbiamo rischiato di essere
caricati da due tori scatenati. Muggivano e correvano giu'
dalla montagna, quando ci hanno visto si sono bloccatti a
guardarci e a muggire verso di noi. Siamo rimasti fermi e
fortunatamente se ne sono andati.
Via, riparti in salita e oltre la pioggia si e' messo pure a
grandinare forte! Non forte come le mie parolacce verso
quella cazzo di giacca che si inzuppa!

2120 metri, speriamo che non ci siano altri passi cosi' alti
fino in Syria!

Con 22 km di discesa siamo arrivati a Erzican dove ci siamo
alloggiati in uno dei tanti alberghetti sulla strada.

Il 13 giugno finalmente la sveglia con un po' di sole! Siamo
partiti in salita costeggiando il fiume ma dopo una trentina
di chilometri siamo rimasti bloccati da una frana. C'era una
bella colonna di macchine e bilici che attendevano che le
ruspe risolvessero il problema.
Una mezz'ora di pausa e abbiamo potuto proseguire.
Abbiamo lasciato il fiume e girato verso Tunceli su una
strada secondaria.
In una caserma dei militari ci hanno fermato e chiesto i
documenti. Registravano tutti quelli che passavano su quella
strada. Ci hanno fatto attendere una decina di minuti e
offerto un chay per ammazzare il tempo. Il militare vedendo
che noi accarezzavamo uno dei loro cani e' andato in una
stalla a prendere un cucciolo da farci vedere. Che
spettacolo, un batuffolo nero, uno dei 10 cuccioli! Sono
tutti cani pastori molto grossi e robusti. Era bello vedere
quei ragazzi come volevano bene ai loro cani e come li
trattassero bene.

La mattina prima di partire dall'albergo invece, alla tv,
facevano vedere un video degli americani in Iraq che
giocavano con un cagnolino per poi farlo volare giu' da un
burrone per puro divertimento. La cosa che mi consola e' che
un po' di americani li hanno seccati in Iraq e spero che ne
secchino ancora tanti!
(parentesi violenta... scusate lo sfogo!)

Un saluto coi militari e via su da quella salita che presto
e' diventata sterrata fino a raggiungere il passo dopo 20
km.

Un sole splendente e una bella discesa frenata solo da una
mia foratura. Ci siamo fermati a pezzare la gomma vicino ad
una delle tante sorgenti lungo la strada. Riempito le
borracce e via di nuovo in discesa costeggiando il fiume e
alcune casette di pastori e apicultori. Sembravano dei
piccoli angoli di paradiso anche se inspiegabile come della
gente si sia fermata in quei posti. In mezzo al niente
magari c'era una piccola casetta e un vecchietto seduto
davanti alla porta, una tenda e della arnie in riva al fiume
e poi niente... una valle e un fiume.

In serata siamo arrivati a Tunceli e abbiamo visto i
campioni del mondo pareggiare contro la Romania. Vi ho detto
che e' tempo di Europei!

14 giugno, partiti da Tunceli costeggiando il fiume. Sono
bastati pochi chilometri per spezzarci le gambe coi continui
sali e scendi. Patrizia ultimamente ha sofferto un po' le
numerose salite. E' da Baku che continuano i sali e scendi e
pur allenati che siamo sono comunque stancanti!

Credevamo di dover fare 130 km (che probabilmente non
saremmo riusciti a fare) e invece (come speravamo) c'era una
scorciatoia di 83 km! Come tutte le scorciatoie che si
rispettano sono dei culi allucinanti e cosi' e' stato! Un
passo violento prima di raggiungere Pertek, una piccola
citta' sul lago. Per proseguire c'era un traghetto (una
piattaforma galeggiante) che portava i mezzi sull'altra
sponda. Prima di imbarcarci ci hanno fermato in un posto di
controllo i militari. Molto gentilmente ci hanno fatto
sedere all'ombra, preso i nostri dati e chiesto se lungo la
strada avessimo avuto problemi con la gente. Anche la sera
prima a Tunceli la polizia aveva voluto i nostri dati e
chiesto la stessa cosa. Dicevano che stavamo attraversando
una zona poco sicura. Forse per il fatto che ci stiamo
avvicinando a quallo che una volta era il Curdistan.

Pochi minuti sul traghetto ed eravamo nuovamente sulla
strada per Elazig. Non sono serviti molti chilometri per
capire che ci sarebbe stato un'altro passo!!
La strada in condizioni poco piacevoli ha reso ancora piu'
faticoso quell'ultimo passo. In discesa verso Elazig la
gomma davanti di Patrizia ha sbugnato e ora sembra un
cavallino al galoppo! Ma ci mancava anche quella! Dove mai
la trovewremo una gomma decente! Oggi andremo a cercarne una
e se non si trovasse speriamo che regga fino in Syria!

Ora siamo in citta' a riposare, quasta mattina abbiamo fatto
una bella dormita e domani ripartiremo verso Sud. Tra
qualche giorno (4 o 5) saremo al confine con la Syria e se
mai mai non ci facessero il visto in frontiera.... Meglio
non parlarne!!!

Ciao a tutti, ci sentiamo tra qualche giorno!

Claudio