PATRIZIA (BAKU-TBLISI, 10/05/2008 - 20/05/2008)
Ciao cari,
siamo in un internet cafe' di via Rustavelli a Tblisi.
Siamoarrivati ieri pomeriggio e alloggiamo in una casa
vicino al centro. E' gestita da un'anziana signora che parla
tedesco e qualche parola d'inglese offre dei letti nelle
stanze della sua casa.
10 maggio.Partiamo da Baku. Costeggiamo per qualche
chilometro il Mar Caspio...la direzione della nostra strada
era un'altra. Infatti...abbiamo sbagliato strada! Dopo una
30ina di km prendiamo la strada giusta...anche se i paletti
da Baku segnano 10 km! Il paesaggio e' collinoso, verde e
non c'e' un albero. Ci imbattiamo in qualche cane a cui
piacerebbe morderci un polpaccio ma riusciamo a ripartire
senza farci inseguire. Ci fermiamo in un 'kafe' lungo la
strada e montiamo la tenda dietro, su una collinetta.
Ceniamo al 'kafe' e prendiamo del te' con un poliziotto che
ci fa un sacco di domande sullavita ed i costi in Italia.
11 maggio. Facciamo colazione con pane e cioccolato da
spalmare e ripartiamo. Il paesaggio intorno a noi e'
spettacolare e le strade con delle pendenze assurde sia in
salita che in discesa. Su una salita rischio di lasciarci le
ginocchia e il fiato. E Claudio usa il rapporto piu' corto,
mai usato nemmeno in Tibet! Dopo poco piu' di 70 km e le
gambe distrutte ci fermiamo in un 'kafe' in mezzo ad un
bosco. Chiediamo per montare la tenda li' vicino. Non c'e'
problema. Mentre beviamo del te' il proprietario sgozza una
gallina e lascia li' la testa. Per cena mangiamo del
'shashlik' (spiedino di carne), dell'insalata, delformaggio
e delpane. Al momento di pagare la cena ci viene offerta.
Che bello! Durante la notte piove ed al mattino la tenda
senza sole non asciuga!
12 maggio. Facciamo colazione, anche questa ci viene
offerta, e ripartiamo. Fa freddo, c'e' nebbia e continuiamo
a salire! In cima al passo ci sono molti cavalli, pecore e
alcuni negozi che vendono carne di pecora. La strada inzia a
scendere ed indosso anche la giacca in goretex per
proteggermi dal freddo. All'ora dipranzo ci fa visita il
sole. Ci sediamo su un tronco che bloccauna stradina a
pranzare. La strada e' abbastanza pianeggiante e si pedala
bene. Passiamo Ismaylli e Gabala. Alle 7 di sera pedaliamo
ancora. Non ci sono piu' 'kafe' e i terreni a fianco della
strada sono per lo piu' recintati. Prima delle otto vediamo
un piccolo 'kafe' a lato della strada. Prendiamo del te con
dei ragazzi azeri eduno di loro ci offre ospitalita' per la
notte. Ceniamo al 'kafe' e poi con le bici seguiamo il
ragazzo ed un suo amico in auto. Dopo nemmeno un km si
ferma. Il ragazzo seduto a fianco scende e, probabilmente il
padre di quello alla guida, sale in macchina gli fa un
caziatone e se ne vanno. Boh. Inizia a piovere ci ripariamo
in un kafe li di fronte insieme all'altro ragazzo.
Aspettiamo quasi un'ora e poi ritorna il ragazzo con altri
amici ed un'altra auto. Probabilmente non poteva usare ola
macchina ed ha lasciato ilpadre sotto l'acqua. Non potendo
andare a casa sua ritorniamo al 'kafe' ed il proprietario ci
fa dormire dentro. Abbiamo la compagnia di un gatto che si
accuccia sullalegna vicino alla stufa per la notte.
13 maggio. Alle 8 siamo in sella. Fa freddissimo, non
c'e'sole e la strada e' molto umida. Ci fermiamo in un prato
a cucinare della pasta e poi ripartiamo verso Sheki.
Pioviggina ed e' nuovoloso. Impieghiamo quasi due ore a
raggiungere il paese. E' arroccato ai piedi delle montagne.
Alloggiamo in un posto stupendo. Un vecchio caravanserai del
18esimo secolo. La cittandina e' molto caratteristica, e
piacevole da girare (a parte le strade in salita!!).
14/15 maggio. Passiamo due giorni a Sheki e
conosciamodueviaggiatori in bicicletta. Un ragazzo svizzero
partito dalla Svizzera con destinazione Lhasa (Tibet) ed un
ragazzo sloveno in vacanza. Partito da Tblisicon
destinazione Baku. Strano ma molto piacevole conoscere due
viaggiatori, in bicicletta ed in Caucaso!
16 maggio. Sheki-Zaqatala. Riaprtiamo con una bella discesa
e poi una bella strada in pianura con vista delle punte
innevate del Caucaso. A pranzo ci fermiamo sotto degli
alberi a pranzare. La strada e' pianeggiante per poi finire
in salita con l'arrivo a Zaqatala. Povero Claudio continua a
starnutire...allergia a...boh...pollini o simili. Lungola
strada si vedono alcuni camion turchi diretti probabilmente
a Baku e poi in Turkmenistan via mare. Nella piazza
principale della citta' ci sono alcuni alberi di 700 anni.
Sono maestosi. Dormiamo in un motel vicino alla stazione
degli autobus. Molto semplice ma pulito.
17 maggio. E' una bellisima giornata di sole e cielo
azzurro. Passiamo Balaken e arriviamo al confine
azero-georgiano. Senza nessuno controllo bagagli in
mezzoretta passiamo il confine.Insieme anoi anche due uomini
con due cavalipassano dall'Azerbaijan alla Georgia. Dal lato
georgiano non c'e' nessuno che cambia soldi. Speriamo a
Sighnaghi ci sia un bancomat. La strada e' abbastanza
pianeggiante per poi salire quasi 15 km fino a Sighnaghi.
Troviamo un bancomat. Anzi piu' di uno! E'una cittadina
sulla cimadi una collina, circondata da muraglione e tredici
torri. Purtroppo il tempo non e' dei migliori ma c'e'una
vista spettacolare sulle montagne del Caucaso e la pianura
sottostante. Le vie del paese sono ciotolate, alcune chiese
e case antiche. Molte parti pero' sono state ristrutturate o
in ristrutturazione. E' molto piacevole passeggiare per le
vie. Il centro e' molto turistico, georgiani e armeni la
affolano nelle giornate di festa. Troviamo alloggio
nellacasa di Shio(homestay, parla praticamente solo russo
main qualche modo ci si capisce. Ci sono anche due scozesi
ed una svizzera con un francese. Ceniamo nel soggiorno della
casa. C'e ogni bendidio e vino fatto dalla padrona di casa.
Intorno a Sighnaghi e nel Kaheti ci sono molti vigneti.
18 maggio. Ci svegliamo e ci viene preparata una colazione
abbondante. Purtroppoil tempo e' brutto. E si vede poco piu'
in la' del proprio naso. Nel pomeriggio il tempo migliora un
poco e giriamo un po' per le vie di Sighnaghi. facciamo
anche una passeggiata fino ad un monastero un po' piu'
lontano. Nel pomeriggio, in casa, Claudio riesce a vedere la
MotoGp (grande evento!) e guardiamo un po' di giro d'Italia
su RaiTre e ci capita il telecomando su
Canale5,BuonaDomenica...come sta toccando il fondo la
televisione italiana. Ceniamo con i francesi, prepariamo le
borse e si va a nanna.
19 maggio. Sighnaghi-Tblisi. Partiamo di buon'ora dopo
un'abbondante colazione. Saliamo ancora un po' e poi
scendiamo fino alla strada principale. La pioggia ci fa
"compagnia" per un'oretta ma poi ci lascia in pace. Ci
fermiamoa mangiare su un tavolo di pietra sotto degli alberi
e due cani malinconici ci fanno compagnia sperando (e
ricevendo!) in qualche boccone. Raggiungiamo Tblisi nel
tardo pomeriggio. Troviamo alloggio in casa di questa
signora. Un po' maniaca della pulizia...ci spazzola le borse
delle bici prima di entrare e ci fa mettere solo lo stretto
necessario in camera. Ma tutto sommato gentile. Non e' cosi'
economico il prezzo ma uno dei piu' bassi della citta'.
D'ora in avanti saliranno sempre piu'! Sud-est asiatico,
India, Nepal e Pakistan erano una pacchia (parlando di
prezzi)!
20 maggio. Tblisi. Un po' in giro per questa citta'. Domani
ci saranno le elezioni e sara' meglio stare lontani dal
centro. Probabilmente dopodoamni ripartiamo da qui ed
entreremo in Armenia.
Ciao gente,
Patrizia
20.5.08
15.5.08
CLAUDIO (TURKMENISTAN, 8/05/2008)
Ciao Gente, siamo arrivati in Azerbaijan il 7 Maggio all'una
di notte al porto di Baku. Domani mattina forse ripartiamo
verso ovest oppure stopperemo ancora un giorno a riposare.
Il 28 aprile abbiamo attraversato il confine Iran -
Turkmenistan, eravamo gli unici viaggiatori, gli altri erano
tutti camionisti. In poche ore abbiamo attraversato la
frontiera e caricati su un furgone ci hanno portati ad
Ashgabat dove abbiamo speso un paio di giorni.
La citta' e' un misto tra splendore e squallore. E' in
continua costruzione di nuovi edifici e demolizioni di
casermoni sovietici. Ogni edifico e' di proprieta' del
governo al quale e' assolutamente vietato fare foto. Ci
avevano avvisato di non fotografare gli edifici con la
bandiera sul tetto perche' di proprieta' del governo. Gli
unici senza bandiera sono i palazzoni sovietici che nessun
folle fotograferebbe mai! Ad Ashgabat hanno pure costruito
una copia di Disneyland, per la sua costruzione hanno
sfrattato migliaia di persone. Il presidente (a vita) ha
potere decisionale su tutto quello che c'e' in Turkmenistan.
Se qualcosa non e' di suo gradimento lo fa sparire.
In ogni dove c'e' una sua gigantografia e statue laccate
d'oro che lo rappresentano.
Il 30 aprile avevamo appuntamento alle 9 di mattina con
Vladimir, omone russo che avrebbe dovuto scortarci lungo il
nosto percorso. Solitamente per un visto turistico e'
previsto un guidatore ed una guida che parli inglese durante
tutta la permanenza nel paese. Noi, per risparmiare, avevamo
solo un guidatore (Vladimir) che parlava esclusivamente
russo!
Abbiamo sfruttato il nostro investimento sin dall'inizio.
Tutti i nostri bagagli e le scorte di cibo le abbiamo
caricate sulla macchina di Vladimir.
Siamo cosi' partiti con le bici scariche e andavamo come
proiettili. Lui ci precedeva con la macchina e ogni 2
chilometri si fermava ad aspettarci per assicurarsi che non
scappassimo...
A pranzo ci siamo fermati in un cafe lungo la strada a
mangiare qualcosa e sono cominciati i primi discorsi con
Vladimir. Sono bastati pochi minuti per capire quanto
sarebbe stato difficile il Turkmenistan con lui...
Continuava a parlare, la nostra conoscenza di 40 parole in
russo lo gasava e lo convinceva che non capissimo tutto. Ma
che cazzo ci avra' mai racontato Vladimir non lo sapremo
mai!
I primi 130 chilometri la strada era davvero bella ma dopo
quel primo pezzo sono cominciati i fossi! Con le bici
scariche e il vento a favore abbiamo percorso 177 km, un
record per Patrizia!
Ci siamo accampati al bordo della strada per la notte e
abbiamo preparato la cena. Il russo ha tirato fuori un
contenitore con la zuppa preparata la sera prima dalla
moglie, un sacchetto di pasta chimica, uova sode e i
salamini atomici sovietici. Mitico Vladimir!
Era stupito dalla potenza del fornello a benzina, lui si era
portato la legna per fare il fuoco ma ha badato bene a non
tirarla mai fuori!
Abbiamo boccheggiato parecchio prima di addormentarci,
faceva molto caldo e non potevamo aprire la tenda per non
farci mozzicare da troppe zanzare. Vladimir ha patito ancora
di piu' dormendo in macchina, quell' orso non si era portato
la sua tenda.
Il primo maggio dopo una bella colazione (Vladimir scroccava
qualcosa da noi e poi masticava il suo salamino sovietico)
siamo ripartiti di buon ora. Il vento a favore aveva
cambiato direzione, la pacchia era finita! Il paesaggio
verde dei campi di grano e' durato ben poco, il deserto
aveva ripreso tutto il suo splendore. Ogni tanto ci
fermavamo a togliere una tartaruga in mezzo alla strada e
portarla a un centinaio di metri nel desetro in modo che
nessuno la investisse. Sono animali che meritano tutto il
nostro rispetto, viaggiatori per eccelenza!
I villaggi lungo la strada erano molto poveri, casette
basse, strade sterrate e cammelli legati in qualche recinto.
Lungo la strada abbiamo probabilmente visto piu' cammelli
che persone. In serata abbiamo preso un po' di pioggia e la
temperatura si e' abbassata di molti gradi. Da sudare come
bestie a indossare felpa e giacca per il freddo!
Noi le indossavamo.... Vladimir no. "Io?! Io ho vissuto in
Russia dove in inverno ci sono - 40 gradi!". Poi ho capito
perche' lui non indossava la giacca... non l'aveva portata
quell'imbecille! Faceva finta di neinte, passeggiava
ininterrotamente per scaldarsi e poi lo abbiamo beccato in
macchina dentro il sacco a pelo!! Il russo!!
Quella sera abbiamo montato la tenda davanti a un cafe e
cucinato le nostre provviste. A farci compagnia c'era un
cammello che dopo essersi mangiato le mie noccioline si era
avvicinato a Patrizia che stava tagliando dei pomodori. Il
padrone del cafe ci aveva consigliato di tirargli delle
sassate per evitare che di notte venisse a infilare la testa
dentro la tenda!
Il 2 maggio colazione davanti al cafe, noi pane e cioccolato
(tipo nutella) e Vladimir ha dato gli ultimi morsi al suo
salamino. Mi faceva piegare dal ridere, gli offrivamo da
mangiare (perche' quel genovese si era portato ben poca
roba) ma lui con orgoglio rifiutava sempre. Poi
avvicinandosi pian piano, con la scusa di dirci qualcosa,
piluccava il nostro mangiare facendo l'indifferente. Che
accattone di russo che ci hanno appioppato!
A Balkanabat, una citta' lungo la strada siamo andati in un
magazin a fare la spesa. Vladimir ci consigliava cosa
comprare e poi lui e' uscito di li comprando solo una
pagnotta!
A casa Vladimir si era preparato un foglio con le tappe che
non abbiamo mai rispettato. Si era disegnato la strada e
scritto i chilometri tutti sbagliati. Nonostante il nostro
contachilometri indicasse una distanza, i cartelli lungo la
strada la confermavano lui insisteva che il suo foglietto
era giusto!
Il russo era davvero un gran testone, a parlare con lui si
ci cavava un ragno da un buco. Era comunque molto gentile e
ci faceva piegare dal ridere con i suoi gesti. Un'accattone
di prima categoria. Eravamo rimasti senza benziana nel
fornello e alla stazione di servizio e' riuscito a farci
riempire la bomboletta gratis succhiando la benzina dal
serbatoio di un'altra macchina.
Le giornate sono andate avanti benissimo, il vento non ci ha
dato tregua soffiandoci contro ininterrotamente, un po' di
piogerellina e un freddo cane ma il Turkmenistan a me e'
piaciuto davvero tanto. I segni dell'unione sovietica si
vedevano raramente, qualche Uaz e Ural che transitavano,
qualche palazzone sovietico nelle poche citta' lungo la
strada e le sfilze di denti d'oro in bocca della gente!
Quello che ricordava l'unione sovietica erano i cafe lungo
la strada, piccole costruzioni di cemento che accolgono i
viaggiatori con una zuppa calda. Il gabinetto e' sempre la
solita latrina dove in alcune sarebbe meglio indossare una
maschera antigas prima di entrare!
L'ultima tappa prima di Turkmenbashi abbiamo trascorso la
notte dentro un cafe. Il figlio dei proprietari parlava
inglese e ci ha dato ospitalita'. Che ridere... a me e a
Patrizia... Vladimir si e' fatto un'altra notte in macchina!
Il ragazzo era molto simpatico, ci aveva fatto vedere il suo
cavallo e ci spiegava i suoi progetti. Diceva che non ne
sapevano molto del cpitalismo ma si erano lanciati questo
buisness. Il cafe.
Il loro progetto futuro era quello di costruire un motel in
modo che i viaggiatori avessero un tetto sulla testa oltre
ad una zuppa calda.
Il 4 maggio siamo arrivati a Turkmenbashi e dopo tanti zig
zag per colpa di Vladimir che aveva sbagliato strada abbiamo
raggiunto il porto.
Nella sala d'attesa c'erano gia alcune persone ad aspettare
il traghetto. Non mancava nulla, la dogana, la biglietteria,
il ristorante, i gabinetti... mancava solo un'orario per il
traghetto! Quando parte? Boh? Oggi, domani, tra quattro
giorni... nessuno lo puo' sapere.
C'erano due traghetti e la speranza era che uno dei due
caricasse le persone. Con i locomotori da manovra caricavano
i vagoni merci diretti in Azerbaijan, l'importante e' che
non carichino benzina altrimenti neinte poersone a bordo.
Cosa sono quei vagoni? Merda, e' benzina! Un traghetto era
fottuto ma la speranza e' che l'altro ci caricasse. Aspetta
e aspetta ed e' passata una giornata nella sala d'attesa.
Abbiamo trascorso la notte dormendo sulle panche di ferro
dentro i nostri sacchi a pelo.
Il 5 maggio nel pomeriggio ci hanno fatto passare
dall'immigrazione, un timbro, un controllo accurato dei
bagagli e via verso il traghetto. Ci siamo salutati con
Vladimir e siamo saliti a bordo.
Costava 60 dollari a testa ma quello era il prezzo per i
sovietici! Stranieri 100 dollari, prendere o lasciare. Tante
discussioni inutili, rabbia e insulti non sono serviti a
nienti. 200 dollari per una cabina marcia.
Si parte? Ma che. Una notte in traghetto attraccati al
porto aspettando qualcosa per partire... che cosa nessuno lo
sapeva. Era una settimana che non ci lavavamo e Patrizia
cominciava a sclerare. Ma dai che non puzziamo mica tanto...
in fondo in sti giorni faceva freddo e abbiamo sudato poco!
Il 7 maggio si parte, alle 9 di mattina quella carretta del
mare ha mollato gli ormeggi. I pasti a bordo li facevamo al
cafe bevendo the e biscotti.
La mia teoria non faceva una piega, il Caspio e' un mare
chiuso e di conseguenza e' piatto! Minchia... sembrava di
essere su un'altalena! Abbiamo passato una giornata sdraiati
sul letto per evitare di morire vomitando anche l'intestino!
Dopo 14 ore siamo arrivati a Baku. Freddo, sonno e affamati
come lupi ci hanno scaricato come dei deportati nei campi di
concentramento. All'immigarzione era l'una di notte quando
l'ufficiale ha detto: "domani dovete lasciare il paese, il
visto scade". Eppure non sono cosi' le regole! Troppo cotti
dalle ultime giornate per discutere con quel mentecatto
siamo andati a cercare una sistemazione per la notte. Alle 3
di mattina eravamo in albergo dopo esserci mangiati qualche
tortina comprata in un negozietto misteriosamente aperto a
quell'ora di notte.
Ieri nel primo pomeriggio siamo andati andati nell'ufficio
consolare del ministero degli affari esteri a chiarire il
problema del visto. Nessun problema, avevamo ragione noi.
Possiamo soggiornare nel paese un mese senza problemi.
Abbiamo paseggiato avanti e indietro per Baku, davvero una
bella citta'. E' un po' cara per noi viaggiatori, da addesso
fino a casa non sara' poi cosi' economico ma la nostra
tendina ci aiutera' parecchio! Probabilmente trascorreremo
una settimana in Azerbaijan prima di andare in Georgia. Sono
davvero felice di essere stato in Turkmenistan ed ora di
essere qui in questi paesini. Sembrano davvero interessanti.
Vi faro' sapere piu' avanti!
Ciao a tutti!!
Claudio
Ciao Gente, siamo arrivati in Azerbaijan il 7 Maggio all'una
di notte al porto di Baku. Domani mattina forse ripartiamo
verso ovest oppure stopperemo ancora un giorno a riposare.
Il 28 aprile abbiamo attraversato il confine Iran -
Turkmenistan, eravamo gli unici viaggiatori, gli altri erano
tutti camionisti. In poche ore abbiamo attraversato la
frontiera e caricati su un furgone ci hanno portati ad
Ashgabat dove abbiamo speso un paio di giorni.
La citta' e' un misto tra splendore e squallore. E' in
continua costruzione di nuovi edifici e demolizioni di
casermoni sovietici. Ogni edifico e' di proprieta' del
governo al quale e' assolutamente vietato fare foto. Ci
avevano avvisato di non fotografare gli edifici con la
bandiera sul tetto perche' di proprieta' del governo. Gli
unici senza bandiera sono i palazzoni sovietici che nessun
folle fotograferebbe mai! Ad Ashgabat hanno pure costruito
una copia di Disneyland, per la sua costruzione hanno
sfrattato migliaia di persone. Il presidente (a vita) ha
potere decisionale su tutto quello che c'e' in Turkmenistan.
Se qualcosa non e' di suo gradimento lo fa sparire.
In ogni dove c'e' una sua gigantografia e statue laccate
d'oro che lo rappresentano.
Il 30 aprile avevamo appuntamento alle 9 di mattina con
Vladimir, omone russo che avrebbe dovuto scortarci lungo il
nosto percorso. Solitamente per un visto turistico e'
previsto un guidatore ed una guida che parli inglese durante
tutta la permanenza nel paese. Noi, per risparmiare, avevamo
solo un guidatore (Vladimir) che parlava esclusivamente
russo!
Abbiamo sfruttato il nostro investimento sin dall'inizio.
Tutti i nostri bagagli e le scorte di cibo le abbiamo
caricate sulla macchina di Vladimir.
Siamo cosi' partiti con le bici scariche e andavamo come
proiettili. Lui ci precedeva con la macchina e ogni 2
chilometri si fermava ad aspettarci per assicurarsi che non
scappassimo...
A pranzo ci siamo fermati in un cafe lungo la strada a
mangiare qualcosa e sono cominciati i primi discorsi con
Vladimir. Sono bastati pochi minuti per capire quanto
sarebbe stato difficile il Turkmenistan con lui...
Continuava a parlare, la nostra conoscenza di 40 parole in
russo lo gasava e lo convinceva che non capissimo tutto. Ma
che cazzo ci avra' mai racontato Vladimir non lo sapremo
mai!
I primi 130 chilometri la strada era davvero bella ma dopo
quel primo pezzo sono cominciati i fossi! Con le bici
scariche e il vento a favore abbiamo percorso 177 km, un
record per Patrizia!
Ci siamo accampati al bordo della strada per la notte e
abbiamo preparato la cena. Il russo ha tirato fuori un
contenitore con la zuppa preparata la sera prima dalla
moglie, un sacchetto di pasta chimica, uova sode e i
salamini atomici sovietici. Mitico Vladimir!
Era stupito dalla potenza del fornello a benzina, lui si era
portato la legna per fare il fuoco ma ha badato bene a non
tirarla mai fuori!
Abbiamo boccheggiato parecchio prima di addormentarci,
faceva molto caldo e non potevamo aprire la tenda per non
farci mozzicare da troppe zanzare. Vladimir ha patito ancora
di piu' dormendo in macchina, quell' orso non si era portato
la sua tenda.
Il primo maggio dopo una bella colazione (Vladimir scroccava
qualcosa da noi e poi masticava il suo salamino sovietico)
siamo ripartiti di buon ora. Il vento a favore aveva
cambiato direzione, la pacchia era finita! Il paesaggio
verde dei campi di grano e' durato ben poco, il deserto
aveva ripreso tutto il suo splendore. Ogni tanto ci
fermavamo a togliere una tartaruga in mezzo alla strada e
portarla a un centinaio di metri nel desetro in modo che
nessuno la investisse. Sono animali che meritano tutto il
nostro rispetto, viaggiatori per eccelenza!
I villaggi lungo la strada erano molto poveri, casette
basse, strade sterrate e cammelli legati in qualche recinto.
Lungo la strada abbiamo probabilmente visto piu' cammelli
che persone. In serata abbiamo preso un po' di pioggia e la
temperatura si e' abbassata di molti gradi. Da sudare come
bestie a indossare felpa e giacca per il freddo!
Noi le indossavamo.... Vladimir no. "Io?! Io ho vissuto in
Russia dove in inverno ci sono - 40 gradi!". Poi ho capito
perche' lui non indossava la giacca... non l'aveva portata
quell'imbecille! Faceva finta di neinte, passeggiava
ininterrotamente per scaldarsi e poi lo abbiamo beccato in
macchina dentro il sacco a pelo!! Il russo!!
Quella sera abbiamo montato la tenda davanti a un cafe e
cucinato le nostre provviste. A farci compagnia c'era un
cammello che dopo essersi mangiato le mie noccioline si era
avvicinato a Patrizia che stava tagliando dei pomodori. Il
padrone del cafe ci aveva consigliato di tirargli delle
sassate per evitare che di notte venisse a infilare la testa
dentro la tenda!
Il 2 maggio colazione davanti al cafe, noi pane e cioccolato
(tipo nutella) e Vladimir ha dato gli ultimi morsi al suo
salamino. Mi faceva piegare dal ridere, gli offrivamo da
mangiare (perche' quel genovese si era portato ben poca
roba) ma lui con orgoglio rifiutava sempre. Poi
avvicinandosi pian piano, con la scusa di dirci qualcosa,
piluccava il nostro mangiare facendo l'indifferente. Che
accattone di russo che ci hanno appioppato!
A Balkanabat, una citta' lungo la strada siamo andati in un
magazin a fare la spesa. Vladimir ci consigliava cosa
comprare e poi lui e' uscito di li comprando solo una
pagnotta!
A casa Vladimir si era preparato un foglio con le tappe che
non abbiamo mai rispettato. Si era disegnato la strada e
scritto i chilometri tutti sbagliati. Nonostante il nostro
contachilometri indicasse una distanza, i cartelli lungo la
strada la confermavano lui insisteva che il suo foglietto
era giusto!
Il russo era davvero un gran testone, a parlare con lui si
ci cavava un ragno da un buco. Era comunque molto gentile e
ci faceva piegare dal ridere con i suoi gesti. Un'accattone
di prima categoria. Eravamo rimasti senza benziana nel
fornello e alla stazione di servizio e' riuscito a farci
riempire la bomboletta gratis succhiando la benzina dal
serbatoio di un'altra macchina.
Le giornate sono andate avanti benissimo, il vento non ci ha
dato tregua soffiandoci contro ininterrotamente, un po' di
piogerellina e un freddo cane ma il Turkmenistan a me e'
piaciuto davvero tanto. I segni dell'unione sovietica si
vedevano raramente, qualche Uaz e Ural che transitavano,
qualche palazzone sovietico nelle poche citta' lungo la
strada e le sfilze di denti d'oro in bocca della gente!
Quello che ricordava l'unione sovietica erano i cafe lungo
la strada, piccole costruzioni di cemento che accolgono i
viaggiatori con una zuppa calda. Il gabinetto e' sempre la
solita latrina dove in alcune sarebbe meglio indossare una
maschera antigas prima di entrare!
L'ultima tappa prima di Turkmenbashi abbiamo trascorso la
notte dentro un cafe. Il figlio dei proprietari parlava
inglese e ci ha dato ospitalita'. Che ridere... a me e a
Patrizia... Vladimir si e' fatto un'altra notte in macchina!
Il ragazzo era molto simpatico, ci aveva fatto vedere il suo
cavallo e ci spiegava i suoi progetti. Diceva che non ne
sapevano molto del cpitalismo ma si erano lanciati questo
buisness. Il cafe.
Il loro progetto futuro era quello di costruire un motel in
modo che i viaggiatori avessero un tetto sulla testa oltre
ad una zuppa calda.
Il 4 maggio siamo arrivati a Turkmenbashi e dopo tanti zig
zag per colpa di Vladimir che aveva sbagliato strada abbiamo
raggiunto il porto.
Nella sala d'attesa c'erano gia alcune persone ad aspettare
il traghetto. Non mancava nulla, la dogana, la biglietteria,
il ristorante, i gabinetti... mancava solo un'orario per il
traghetto! Quando parte? Boh? Oggi, domani, tra quattro
giorni... nessuno lo puo' sapere.
C'erano due traghetti e la speranza era che uno dei due
caricasse le persone. Con i locomotori da manovra caricavano
i vagoni merci diretti in Azerbaijan, l'importante e' che
non carichino benzina altrimenti neinte poersone a bordo.
Cosa sono quei vagoni? Merda, e' benzina! Un traghetto era
fottuto ma la speranza e' che l'altro ci caricasse. Aspetta
e aspetta ed e' passata una giornata nella sala d'attesa.
Abbiamo trascorso la notte dormendo sulle panche di ferro
dentro i nostri sacchi a pelo.
Il 5 maggio nel pomeriggio ci hanno fatto passare
dall'immigrazione, un timbro, un controllo accurato dei
bagagli e via verso il traghetto. Ci siamo salutati con
Vladimir e siamo saliti a bordo.
Costava 60 dollari a testa ma quello era il prezzo per i
sovietici! Stranieri 100 dollari, prendere o lasciare. Tante
discussioni inutili, rabbia e insulti non sono serviti a
nienti. 200 dollari per una cabina marcia.
Si parte? Ma che. Una notte in traghetto attraccati al
porto aspettando qualcosa per partire... che cosa nessuno lo
sapeva. Era una settimana che non ci lavavamo e Patrizia
cominciava a sclerare. Ma dai che non puzziamo mica tanto...
in fondo in sti giorni faceva freddo e abbiamo sudato poco!
Il 7 maggio si parte, alle 9 di mattina quella carretta del
mare ha mollato gli ormeggi. I pasti a bordo li facevamo al
cafe bevendo the e biscotti.
La mia teoria non faceva una piega, il Caspio e' un mare
chiuso e di conseguenza e' piatto! Minchia... sembrava di
essere su un'altalena! Abbiamo passato una giornata sdraiati
sul letto per evitare di morire vomitando anche l'intestino!
Dopo 14 ore siamo arrivati a Baku. Freddo, sonno e affamati
come lupi ci hanno scaricato come dei deportati nei campi di
concentramento. All'immigarzione era l'una di notte quando
l'ufficiale ha detto: "domani dovete lasciare il paese, il
visto scade". Eppure non sono cosi' le regole! Troppo cotti
dalle ultime giornate per discutere con quel mentecatto
siamo andati a cercare una sistemazione per la notte. Alle 3
di mattina eravamo in albergo dopo esserci mangiati qualche
tortina comprata in un negozietto misteriosamente aperto a
quell'ora di notte.
Ieri nel primo pomeriggio siamo andati andati nell'ufficio
consolare del ministero degli affari esteri a chiarire il
problema del visto. Nessun problema, avevamo ragione noi.
Possiamo soggiornare nel paese un mese senza problemi.
Abbiamo paseggiato avanti e indietro per Baku, davvero una
bella citta'. E' un po' cara per noi viaggiatori, da addesso
fino a casa non sara' poi cosi' economico ma la nostra
tendina ci aiutera' parecchio! Probabilmente trascorreremo
una settimana in Azerbaijan prima di andare in Georgia. Sono
davvero felice di essere stato in Turkmenistan ed ora di
essere qui in questi paesini. Sembrano davvero interessanti.
Vi faro' sapere piu' avanti!
Ciao a tutti!!
Claudio
PATRIZIA (TURKMENISTAN, 30/04/2008 - 8/05/2008)
Ciao cari!
Vi scrivo da un internet cafe' di Baku (Azerbaijan). Siamo
sulle rive del Mar Caspio e c'e' un sole meraviglioso. Fa
freddino e la sera ci godiamo la giacca in goretex.
L'Azerbaijan incomincia ad essere un po' piu' caro rispetto
ai paesi attraversati da un anno a questa parte. Ci
avviciniamo all'Europa!
Torniamo a qualche giorno fa...
Ashgabat, Turkmenistan, 30 aprile.
Ore 9.00. Siamo davanti al Hotel dove abbiamo passato due
notti. Bagagli pronti, bici in ordine e noi seduti sugli
scalini. Attendiamo una Opel rossa ed un vecchio russo di
nome Vladimir. Sara' la nostra guida (o meglio autista). Con
un visto turistico siamo obbligati ad avere una cosidetta
'guida' che stia con noi fino alla nostra uscita dal paese.
Ore9.15. La opel rossa non e' ancora arrivata. Chiediamo ad
un anziono signore che passeggia davanti all'albergo ma non
si chiama Vladimir.
Ore 9.30. Arriva una opel rossa. E' Vladimir. Parla solo
russo e capirsi non e' troppo semplice. Ma in qualche modo
si fa! Carichiamo tutti i nostri i bagagli sull'auto e poi
partiamo. Pedaliamo tutta la mattina con Vladimir che un po'
ci segue e un po' ci supera, si ferma, ci aspetta e poi
riparte. Ci fermiamo in un cafe' lungo la strada per
mangiare. Manti e Salat (ravioli ripieni di carne e
insalata). Dietro il kafe' ci sono una 20 di dromedari.
'Rincontriamo' le latrine dopo un anno che non ne vedevamo
una. Che odore terribile hanno! Non me lo ricordavo ma
ritorna alla mente subito!
La strada ha 2 corsie per carreggiata con siepi ed alberi
nello sparti-traffico. Il vento e' dalla nostra e pedaliamo
come delle scheggie. Dopo 130 km la strada diventa stretta e
piena di buchi che ci accompagneranno fino a
Turkmenbasy...il vento ci spinge e sembra di volare. Poi con
la bici scarica si va che e' una meraviglia! Ci fermiamo
dopo 177 km. Vladimir parcheggia l'auto a lato della strada
e noi montiamo la tenda li' vicino. Vladimir rimane stupito
dalla velocita' con cui montiamo la nostra tenda. Accendiamo
il fornello e Vladimir (e' russo, e non parla turkmeno...ma
praticamente tutti parlano russo) ne approfitta per farsi
scaldare il pasto preparato dalla moglie (patate e pollo
bolliti). Stende la sua tovaglia per terra e tira fupori le
sue provviste: uova sode, te, pane e qualche salamino. Noi
cuciniamo della pasta e delle uova. Condividiamo la cena.
Offriamo a Valdimir della pasta, dei pomodori e del te,
rifiuta tutto all'inizio ma poi mentre parla da una zaffata
qua e la' al cibo! parla, parla e parla ma capiamo poco di
cio' che dice. Gli abbiamo detto che capiamo qualche parola
di russo e si lancia in discorsi di cui capiamo solo il
senso! Vladimir passa la notte in auto e noi in tenda. Fa
molto caldo e le zanzare ci divorano!
1 maggio. Ci svegliamo presto. Non c'e il sole ma e'
nuvoloso. Il vento non e' piu' dalla nostra ma non soffia
molto forte. Facciamo colazione. Tovaglia di Vladimir. Te',
pane e cioccolato da spalmare e Vladimir si mangia un
salamino. Offriamo del cioccolato a Vlaimir, rifiuta ma poi
mentre parla gli da una zaffata! Ripartiamo e pedaliamo
abbastanza bene. Alla nostra sinistra ci sono i monti e alla
nostra destra e' deserto! Vediamo molti dromedari, come
cammiano fieri e lenti. Ci fermiamo a mangiare in uno dei
rari cafe' che incontriamo lungo la strada. Carne di
capraccia e salat (cetrioli e pomodori)! Il cielo e' scuro
ed inizia a piovigginare. Ci fermiamo in un cafe' dopo 146
km. Montiamo la tenda vicino al cafe'. Un dromedario
continua ad avvicinarsi ma non e' difficile allontanarlo
dalla tenda. Ceniamo con Valdimir (rinominato 'Boris' da
Claudio) a fianco della noztra tenda con la sua tovaglia.
Guardiamo in auto e non vediamo piu' scorte di cibo di
Vladimir...ha qualche tocco di pane e della pasta 'chimica'.
Il rituale di colazione, pranzo e cena e' sempre lo stesso,
noi offriamo, lui rifiuta e poi cianciando cianciando mette
in bocca! Ci infiliamo in tenda per la notte ed inzia a
piovere.
2 maggio. Al nostro risveglio la tenda e' ancora bagnata.
Facciamo colazione ed attendiamo che si asciughi. Ripartiamo
ed il vento e' freddo e forte contro di noi. Procediamo
molto lentamente e dopo piu' di quattro ore abbiamo percorso
solo 50 km. Fermiamo Vladimir e mangiamo qualcosa delle
nostre provviste. Offriamo anche a Vladimir che credo
preferisca andare a scrocco che comprarsi qualcosa in caso
di emrgenza (se non ci sono cafe'!)! Ci fermiamo quasi alle
7 di sera dopo 90 km. Ci accampiamo a lato dela strada ad
una 20ina di km da Balkanabat. C'e' vento forte e qualche
goccerellina di pioggia. Qualche cammelo torna a casa dopo
la giornata passata nel deserto. Io e Claudio indossiamo la
giacca in goretex per il vento gelido e chiediamo a Vladimir
se ha freddo. Non che non ha freddo!! Lui ha fatto il
militare a meno 40 gradi in Russia. Ceniamo e poi Vladimir
si prepara il sacco a pelo in auto e si rifugia in macchina!
probabilmente ha "un po'" di freddino ma l'orgoglio da
anziano e da uomo russo non gli permette di dire che in
camicia e calzoncini sta patendo il freddo! Nella nostra
tendina si sta proprio bene. Il vento la fa sbattere ma un
po' ma poi ci addormentiamo.
3 maggio. Vento contro anche oggi! Ripartiamo indossando la
giacca...che arietta gelida! A Balkanabat riforniamo la
bombola del fornello di benzina (non dal benzinaio ma da un
auto! Vladimir deve farci risparmiare su qualsiasi cosa!) e
compriamo qualche scatoletta, biscotti e carta igienica
(bumaga tualet). Vladimir ci informa che ci sono 60 km ad un
cafe' dove poter pranzare. Passati 70 km alle 3 del
pomeriggio diciamo a Vladimir di fermarsi. Abbiamo fame e di
cafe' nemmeno l'ombra! Gli diciamo che abbiamo fatto piu' di
70 km e ci dice che ne sono passati solo 50. Insiste a
sparare a caso con i km (il contakm sulla sua macchina e'
rotto!) e dice che il nostro della bici non funziona. Che
testone! Cosi' ferma un camionista e gli chiede quanti km ci
sono al cafe'...20 km! Noi mangiamo e lui digiuna e' offeso!
Non capisce che non abbiamo un motore ma sono le nostre
gambe che fanno tutto! Il vento nel pomeriggio da il meglio
di se! In 3 ore percorriamo meno di 30 km! Ci fermiamo in un
cafe' lungo la strada ad una 90ina di km da Turkmenbasy.
Vladimir mangia una zuppa appena ci fermiamo e noi prendiamo
del te'. C'e' un ragazzo ne cafe' che parla inglese. E'
piacevole parlare con qualcuno che ci capisce!
A Vladimir non diamo piu' retta sui km che
dice...matematicamente ne spara una 40ina in meno o di piu'!
Dopo 2 giorni di pedalata da Ashgabat avevamo percorso 323
km e lui diceva che ne avevamo fatti 220! Anche i paletti
che ci sono sporadicamente lungo la strada (e che in tutta
l'ex-unione sovietica hanno la reputazione di non azzecarci
mai!) danno piu' ragione a lui che a noi. Nssuno sa quanti
km ci sono...tutti si bgasano su quello che gli dice un
tizio o l'altro.
Passiamo la notte dentro il cafe' e fino alle due c'e' una
cagnara assurda che ci fa dormire ben poco! Forse era meglio
la nostra tendina!
4 maggio. Ripartiamo. Il vento non c'e'! Che bello!
Pedaliamo bene per tutta la giornata. Qualche sali e scendi
ed il Mar Caspio alla nostra sinistra! Chiaro e calmo. Alle
3 del pomeriggio arriviamo a Turkmenbasy. Vladimir non ha
idea di dove sia il porto e ci porta nell'esatta parte
opposta facendoci pedalare 10 m con il vento contrario! Lo
fermiamo e gli diciamo che non abbiamo il motore nelle
gambe. Torniamo indietro e chiediamo noi informazioni per il
porto. Alle 4 e mezza siamo in porto. Ci sono due navi
attraccate. pranziamo al cafe' del porto. Prezzi maggiorati
e cibo scadente! Entriamo nella sala d'attesa e mettiamo i
nostri nomi su una lista che non sappiamo a cosa possa
servire. Non c'e' un orario...le navi per Baku possono
partire a qualsiasi ora e non e' detto che ci sino tutti i
giorni. Ci sediamo e aspettiamo. L'attesa puo' essere lunga!
In sala d'aspetto con noi ci sono un'altra decina di
persone. Alle 23 distendiamo i nostri sacchi a pelo sulle
sedie di ferro e ci sdraiamo per dormire.
5 maggio. Sveglia ore 6. Chissa' se partira' una nave oggi!
Facciamo colazione con del te' nel kafe' dentro il porto e
lo strapaghiamo (che balle!)! Alle 10 del mattino facciamo
vedere i passaporti ad uno sportello e ci viene consegnato
un folgiettino che non abbiamo capito ancora a cosa sarebbe
servito. Non si muove piu' niente e ci risediamo ancora in
sala d'aspetto ad attendere! Nel mentre Vladimir entra ed
esce dalla sala d'aspetto sperando che sta nave parta cosi'
puo' tornarsene ad Ashgabat! Ore 15.00 finalmente! Passaimo
l'immigrazione e la dogana. Gli ufficiali sbragano tutti
nostri bagagli e poi li fanno passare attraverso il metal
detector. Timbro di uscita sul nostro passaporto e scopriamo
che possiamo pagare il traghetto solo in dollari e non in
Manat (moneta locale). Per fortuna un uomo turkmeno ci dice
che ce li cambiera' sul traghetto. Tuti pagano 60 dollari a
testa per il traghetto e noi non riusciamo a pagare meno di
100 dollari a testa. Se no non saliamo! Proviamo a rompere
le balle e a farci diminuire il prezzo ma niente. Che balle
i prezzi differenziati. Legate le bici sotto noi saliamo
sopra. Ci viene data una cabina semi cadente ma con le
lenzuola pulite (noi puzziamo come delle capre!). Mangiamo
del pane ed una scatoletta per cena. Siamo ancora in porto.
nessuno sa a che ora possa partire. Andiamo a nanna e la
nave e' ancora ferma.
6 maggio. Ci svegliamo e la nave e' ancora in porto, il
paesaggio avanti anoi sempre lo stesso! Sono in bagno, esco
e...ooo il paesaggio si sta muovendo (o meglio la nave si
sta muovendo!)...finalmente si parte! passo praticamente
tutta la giornata a letto. Se sto in piedi tutto si muove
troppo e viene nausea. Maldimare! Quando viene buio si
inziano a vedere delle luci...Terra! Cambiamo i manat
turkmeni in dollari dal signore che ce lo aveva promesso. Un
cambio superfavorevole per noi! Sbarchiamo a Baku (in
Azerbaijan) a mezzanotte. Immigrazione, dogana e all'1 e
mezza siamo fuori dal porto. Fa freddissimo. E il vento lo
fa sentire ancor di piu'! Pedaliamo fino in centro e allre 2
siamo in una stanza d'albergo. I prezzi sono un po' piu'
alti da un anno a questa parte! Ci faremo l'abitudine!
Facciamo una doccia e finalmente alle 3 e mezza si va a
nanna!
7 maggio. Passeggiamo un po' per Baku. In alcune costruzioni
(cubi grigi!) si nota il passaggio dell'Unione Sovietica,
auto Niva e Uaz ma anche parchi verdi, viali in porfido e
palazzi piacevoli da vedere! Andiamo all'ufficio per
l'estensioni dei visti dove volgiamo chiarire se il nostro
visto e' valido ancora per un giorno o un mese...non e'
chiaro e l'ufficiale all'immigrazione ci ha detto che
saremmo potuti restare solo un gionro (l'ignoranza in
amteria visti dilaga!). Sappiamo che e' valido per un mese
ma giusto per chiarirci il dubbio ed evitare problemi
andiamo a chiedere. Lo chiediamo tre volte (sembriamo delgi
scemi ma meglio essere sicuri!) alla tizia al di la' dello
sportello e ci dice:"visto valido sino al 7 giugno".
8 maggio. In giro per Baku! Staremo qui ancora domani
probabilmente e poi pedaleremo verso al Georgia costeggiando
i monti e la Russia.
Beijing - Baku: 17.862 km.
Ciao cari, a presto,
Patrizia
Ciao cari!
Vi scrivo da un internet cafe' di Baku (Azerbaijan). Siamo
sulle rive del Mar Caspio e c'e' un sole meraviglioso. Fa
freddino e la sera ci godiamo la giacca in goretex.
L'Azerbaijan incomincia ad essere un po' piu' caro rispetto
ai paesi attraversati da un anno a questa parte. Ci
avviciniamo all'Europa!
Torniamo a qualche giorno fa...
Ashgabat, Turkmenistan, 30 aprile.
Ore 9.00. Siamo davanti al Hotel dove abbiamo passato due
notti. Bagagli pronti, bici in ordine e noi seduti sugli
scalini. Attendiamo una Opel rossa ed un vecchio russo di
nome Vladimir. Sara' la nostra guida (o meglio autista). Con
un visto turistico siamo obbligati ad avere una cosidetta
'guida' che stia con noi fino alla nostra uscita dal paese.
Ore9.15. La opel rossa non e' ancora arrivata. Chiediamo ad
un anziono signore che passeggia davanti all'albergo ma non
si chiama Vladimir.
Ore 9.30. Arriva una opel rossa. E' Vladimir. Parla solo
russo e capirsi non e' troppo semplice. Ma in qualche modo
si fa! Carichiamo tutti i nostri i bagagli sull'auto e poi
partiamo. Pedaliamo tutta la mattina con Vladimir che un po'
ci segue e un po' ci supera, si ferma, ci aspetta e poi
riparte. Ci fermiamo in un cafe' lungo la strada per
mangiare. Manti e Salat (ravioli ripieni di carne e
insalata). Dietro il kafe' ci sono una 20 di dromedari.
'Rincontriamo' le latrine dopo un anno che non ne vedevamo
una. Che odore terribile hanno! Non me lo ricordavo ma
ritorna alla mente subito!
La strada ha 2 corsie per carreggiata con siepi ed alberi
nello sparti-traffico. Il vento e' dalla nostra e pedaliamo
come delle scheggie. Dopo 130 km la strada diventa stretta e
piena di buchi che ci accompagneranno fino a
Turkmenbasy...il vento ci spinge e sembra di volare. Poi con
la bici scarica si va che e' una meraviglia! Ci fermiamo
dopo 177 km. Vladimir parcheggia l'auto a lato della strada
e noi montiamo la tenda li' vicino. Vladimir rimane stupito
dalla velocita' con cui montiamo la nostra tenda. Accendiamo
il fornello e Vladimir (e' russo, e non parla turkmeno...ma
praticamente tutti parlano russo) ne approfitta per farsi
scaldare il pasto preparato dalla moglie (patate e pollo
bolliti). Stende la sua tovaglia per terra e tira fupori le
sue provviste: uova sode, te, pane e qualche salamino. Noi
cuciniamo della pasta e delle uova. Condividiamo la cena.
Offriamo a Valdimir della pasta, dei pomodori e del te,
rifiuta tutto all'inizio ma poi mentre parla da una zaffata
qua e la' al cibo! parla, parla e parla ma capiamo poco di
cio' che dice. Gli abbiamo detto che capiamo qualche parola
di russo e si lancia in discorsi di cui capiamo solo il
senso! Vladimir passa la notte in auto e noi in tenda. Fa
molto caldo e le zanzare ci divorano!
1 maggio. Ci svegliamo presto. Non c'e il sole ma e'
nuvoloso. Il vento non e' piu' dalla nostra ma non soffia
molto forte. Facciamo colazione. Tovaglia di Vladimir. Te',
pane e cioccolato da spalmare e Vladimir si mangia un
salamino. Offriamo del cioccolato a Vlaimir, rifiuta ma poi
mentre parla gli da una zaffata! Ripartiamo e pedaliamo
abbastanza bene. Alla nostra sinistra ci sono i monti e alla
nostra destra e' deserto! Vediamo molti dromedari, come
cammiano fieri e lenti. Ci fermiamo a mangiare in uno dei
rari cafe' che incontriamo lungo la strada. Carne di
capraccia e salat (cetrioli e pomodori)! Il cielo e' scuro
ed inizia a piovigginare. Ci fermiamo in un cafe' dopo 146
km. Montiamo la tenda vicino al cafe'. Un dromedario
continua ad avvicinarsi ma non e' difficile allontanarlo
dalla tenda. Ceniamo con Valdimir (rinominato 'Boris' da
Claudio) a fianco della noztra tenda con la sua tovaglia.
Guardiamo in auto e non vediamo piu' scorte di cibo di
Vladimir...ha qualche tocco di pane e della pasta 'chimica'.
Il rituale di colazione, pranzo e cena e' sempre lo stesso,
noi offriamo, lui rifiuta e poi cianciando cianciando mette
in bocca! Ci infiliamo in tenda per la notte ed inzia a
piovere.
2 maggio. Al nostro risveglio la tenda e' ancora bagnata.
Facciamo colazione ed attendiamo che si asciughi. Ripartiamo
ed il vento e' freddo e forte contro di noi. Procediamo
molto lentamente e dopo piu' di quattro ore abbiamo percorso
solo 50 km. Fermiamo Vladimir e mangiamo qualcosa delle
nostre provviste. Offriamo anche a Vladimir che credo
preferisca andare a scrocco che comprarsi qualcosa in caso
di emrgenza (se non ci sono cafe'!)! Ci fermiamo quasi alle
7 di sera dopo 90 km. Ci accampiamo a lato dela strada ad
una 20ina di km da Balkanabat. C'e' vento forte e qualche
goccerellina di pioggia. Qualche cammelo torna a casa dopo
la giornata passata nel deserto. Io e Claudio indossiamo la
giacca in goretex per il vento gelido e chiediamo a Vladimir
se ha freddo. Non che non ha freddo!! Lui ha fatto il
militare a meno 40 gradi in Russia. Ceniamo e poi Vladimir
si prepara il sacco a pelo in auto e si rifugia in macchina!
probabilmente ha "un po'" di freddino ma l'orgoglio da
anziano e da uomo russo non gli permette di dire che in
camicia e calzoncini sta patendo il freddo! Nella nostra
tendina si sta proprio bene. Il vento la fa sbattere ma un
po' ma poi ci addormentiamo.
3 maggio. Vento contro anche oggi! Ripartiamo indossando la
giacca...che arietta gelida! A Balkanabat riforniamo la
bombola del fornello di benzina (non dal benzinaio ma da un
auto! Vladimir deve farci risparmiare su qualsiasi cosa!) e
compriamo qualche scatoletta, biscotti e carta igienica
(bumaga tualet). Vladimir ci informa che ci sono 60 km ad un
cafe' dove poter pranzare. Passati 70 km alle 3 del
pomeriggio diciamo a Vladimir di fermarsi. Abbiamo fame e di
cafe' nemmeno l'ombra! Gli diciamo che abbiamo fatto piu' di
70 km e ci dice che ne sono passati solo 50. Insiste a
sparare a caso con i km (il contakm sulla sua macchina e'
rotto!) e dice che il nostro della bici non funziona. Che
testone! Cosi' ferma un camionista e gli chiede quanti km ci
sono al cafe'...20 km! Noi mangiamo e lui digiuna e' offeso!
Non capisce che non abbiamo un motore ma sono le nostre
gambe che fanno tutto! Il vento nel pomeriggio da il meglio
di se! In 3 ore percorriamo meno di 30 km! Ci fermiamo in un
cafe' lungo la strada ad una 90ina di km da Turkmenbasy.
Vladimir mangia una zuppa appena ci fermiamo e noi prendiamo
del te'. C'e' un ragazzo ne cafe' che parla inglese. E'
piacevole parlare con qualcuno che ci capisce!
A Vladimir non diamo piu' retta sui km che
dice...matematicamente ne spara una 40ina in meno o di piu'!
Dopo 2 giorni di pedalata da Ashgabat avevamo percorso 323
km e lui diceva che ne avevamo fatti 220! Anche i paletti
che ci sono sporadicamente lungo la strada (e che in tutta
l'ex-unione sovietica hanno la reputazione di non azzecarci
mai!) danno piu' ragione a lui che a noi. Nssuno sa quanti
km ci sono...tutti si bgasano su quello che gli dice un
tizio o l'altro.
Passiamo la notte dentro il cafe' e fino alle due c'e' una
cagnara assurda che ci fa dormire ben poco! Forse era meglio
la nostra tendina!
4 maggio. Ripartiamo. Il vento non c'e'! Che bello!
Pedaliamo bene per tutta la giornata. Qualche sali e scendi
ed il Mar Caspio alla nostra sinistra! Chiaro e calmo. Alle
3 del pomeriggio arriviamo a Turkmenbasy. Vladimir non ha
idea di dove sia il porto e ci porta nell'esatta parte
opposta facendoci pedalare 10 m con il vento contrario! Lo
fermiamo e gli diciamo che non abbiamo il motore nelle
gambe. Torniamo indietro e chiediamo noi informazioni per il
porto. Alle 4 e mezza siamo in porto. Ci sono due navi
attraccate. pranziamo al cafe' del porto. Prezzi maggiorati
e cibo scadente! Entriamo nella sala d'attesa e mettiamo i
nostri nomi su una lista che non sappiamo a cosa possa
servire. Non c'e' un orario...le navi per Baku possono
partire a qualsiasi ora e non e' detto che ci sino tutti i
giorni. Ci sediamo e aspettiamo. L'attesa puo' essere lunga!
In sala d'aspetto con noi ci sono un'altra decina di
persone. Alle 23 distendiamo i nostri sacchi a pelo sulle
sedie di ferro e ci sdraiamo per dormire.
5 maggio. Sveglia ore 6. Chissa' se partira' una nave oggi!
Facciamo colazione con del te' nel kafe' dentro il porto e
lo strapaghiamo (che balle!)! Alle 10 del mattino facciamo
vedere i passaporti ad uno sportello e ci viene consegnato
un folgiettino che non abbiamo capito ancora a cosa sarebbe
servito. Non si muove piu' niente e ci risediamo ancora in
sala d'aspetto ad attendere! Nel mentre Vladimir entra ed
esce dalla sala d'aspetto sperando che sta nave parta cosi'
puo' tornarsene ad Ashgabat! Ore 15.00 finalmente! Passaimo
l'immigrazione e la dogana. Gli ufficiali sbragano tutti
nostri bagagli e poi li fanno passare attraverso il metal
detector. Timbro di uscita sul nostro passaporto e scopriamo
che possiamo pagare il traghetto solo in dollari e non in
Manat (moneta locale). Per fortuna un uomo turkmeno ci dice
che ce li cambiera' sul traghetto. Tuti pagano 60 dollari a
testa per il traghetto e noi non riusciamo a pagare meno di
100 dollari a testa. Se no non saliamo! Proviamo a rompere
le balle e a farci diminuire il prezzo ma niente. Che balle
i prezzi differenziati. Legate le bici sotto noi saliamo
sopra. Ci viene data una cabina semi cadente ma con le
lenzuola pulite (noi puzziamo come delle capre!). Mangiamo
del pane ed una scatoletta per cena. Siamo ancora in porto.
nessuno sa a che ora possa partire. Andiamo a nanna e la
nave e' ancora ferma.
6 maggio. Ci svegliamo e la nave e' ancora in porto, il
paesaggio avanti anoi sempre lo stesso! Sono in bagno, esco
e...ooo il paesaggio si sta muovendo (o meglio la nave si
sta muovendo!)...finalmente si parte! passo praticamente
tutta la giornata a letto. Se sto in piedi tutto si muove
troppo e viene nausea. Maldimare! Quando viene buio si
inziano a vedere delle luci...Terra! Cambiamo i manat
turkmeni in dollari dal signore che ce lo aveva promesso. Un
cambio superfavorevole per noi! Sbarchiamo a Baku (in
Azerbaijan) a mezzanotte. Immigrazione, dogana e all'1 e
mezza siamo fuori dal porto. Fa freddissimo. E il vento lo
fa sentire ancor di piu'! Pedaliamo fino in centro e allre 2
siamo in una stanza d'albergo. I prezzi sono un po' piu'
alti da un anno a questa parte! Ci faremo l'abitudine!
Facciamo una doccia e finalmente alle 3 e mezza si va a
nanna!
7 maggio. Passeggiamo un po' per Baku. In alcune costruzioni
(cubi grigi!) si nota il passaggio dell'Unione Sovietica,
auto Niva e Uaz ma anche parchi verdi, viali in porfido e
palazzi piacevoli da vedere! Andiamo all'ufficio per
l'estensioni dei visti dove volgiamo chiarire se il nostro
visto e' valido ancora per un giorno o un mese...non e'
chiaro e l'ufficiale all'immigrazione ci ha detto che
saremmo potuti restare solo un gionro (l'ignoranza in
amteria visti dilaga!). Sappiamo che e' valido per un mese
ma giusto per chiarirci il dubbio ed evitare problemi
andiamo a chiedere. Lo chiediamo tre volte (sembriamo delgi
scemi ma meglio essere sicuri!) alla tizia al di la' dello
sportello e ci dice:"visto valido sino al 7 giugno".
8 maggio. In giro per Baku! Staremo qui ancora domani
probabilmente e poi pedaleremo verso al Georgia costeggiando
i monti e la Russia.
Beijing - Baku: 17.862 km.
Ciao cari, a presto,
Patrizia
CLAUDIO & PATRIZIA (ARRIVEDERCI IRAN, 12/04/2008 - 29/04/2008)
Ciao gente!
Scriveremo una mail in comune perche' abbiamo un solo
computer a disposizione!
Siamo ad Ashgabat (per chi lo ignorasse...la capitale del
Turkmenistan!). Vi avevamo lasciato a Tehran con un dubbio:
est o ovest?...Abbiamo ottenuto il visto turkmeno (piu'
avanti vi spiegheremo come) ed eccoci qui!
13 aprile. Ripartiamo da Tehran e la sua periferia ci
"accompagna" per molti km per poi lasciare spazio al
deserto. Nel pomeriggio, dopo 100 km, ci imbattiamo in una
tempesta di sabbia (Claudio scriverebbe al passato ma ho in
mano io la tastiera!). Siamo obbligati a fermarci, non
riusciamo piu' a proseguire. Ci accampiamo sotto un
cavalcavia.
14 aprile. Non c'e' vento contrario e si pedala bene. Ci
fermiamo in un'area di servizio per riempire la bombola del
fornello (Claudio continua a lamentarsi! Ci metteremo una
vita s scrivere questa mail!...Dice che sembra un messaggio
dell'ispettore Gadget!...ora dice che non interrompera'
piu'!). Incontriamo una ragazza giapponese che sta
viaggiando sola in bicicletta. E' partita 11 mesi fa dal
Nepal, attraversato i paesi del centro asia ed ora e'
diretta in Europa. E' molto coraggiosa! Probabilmente ci
rincontreremo in Azerbaijan. Nel pomeriggio il vento contro
ritorna a farci "compagnia"! Ci fermiamo a Semnan a
controllare la mail ed a rifornirci di provviste.
percorriamo ancora pochi km e ci accampiamo fuori citta'.
15 aprile. Ripartiamo in salita che ci fa sudare per tutta
la mattina! Dopo 3 ore inizia una fantastica discesa che
pero' viene rovinata dal vento contro che ci rallenta. Ci
fermaimo in un ristorantino a mangiare ma compriamo solo
dell'acqua e ci sediamo davanti all'entrata a mangiare le
nostre provviste. Un signore iraniano ci compra del riso e
ce lo porta fuori! Ci stende la sua tovaglia sul
marciapiede, ci regala della frutta e ci tiene compagnia
durante il pranzo. Parla un po' del suo presidente, che non
ama e con "nostra estrema gioia" ci dice che ha vinto
Silvio... ma va a fan... Sperando che non sia vero (dobbiamo
ancora controllare su internet) e che l'iraniano si sia
confuso con ...oni ci rimettiamo in sella. Incontriamo
qualche camionista uzbeko e sfoggiamo il nostro russo (41
parole!). Non troviamo un posto decente per accamparci cosi'
percorriamo 170 km ed arriviamo stanchi morti a Sharhud. Un
uomo in auto ci aiuta a trovare un albergo economico ed il
tizio alla reception (anche senza sapere una parola
d'inglese) e' super operativo. E' facile trovare un iraniano
che ti dia una mano! In hotel c'e' la cucina (e che cucina!)
cosi' alle 23 ci prepariamo una fantastica pasta!
16 aprile. Stiamo un giorno fermi a riposare e ci riforniamo
di provviste (pasta, sugo, uova, frutta, biscotti, carta
igienica, ecc...).
17 aprile. Ripartiamo da Sharhud e per fortuna il vento ci
lascia abbastanza in pace. A pranzo ci fermiamo davanti ad
una moschea (ce ne sono una ogni 50 km lungo la strada) dove
solitamente c'e' anche un'area atrrezzata con parco giochi,
qualche negozietto, bagni e posto per sedersi per terra a
mangiare. Sono tutti superattrezzati con fornello, pentole,
piatti e ogni bendidio. Qualcuno si preparara spiedini di
carne e pomodori...noi facciamo tenerezza con il nostro pane
e tonno! Prima che venga buio ci accampiamo sotto un
cavalcavia in mezzo alle colline.
18 aprile. Un vento forte di lato ci accompagna tutta la
mattina. Sono leggera e faccio fatica a tenere la bici in
piedi. Quando passano i camion per lo spostamento d'aria
finisco fuori strada e tre volte cado per terra. Nel
pomeriggio molla un po' e fino a sera procediamo bene. Ci
accampiamo nuovamente sotto un cavalcavia, cuciniamo uova
sode (quasi sode!) e pasta al sugo.
19 aprile. Il vento forte contrario ci fa percorrere 25 km
in due ore. Raggiungiamo Sabzevar, ci riforniamo di
provviste e mentre compriamo delle mele una donna mi
avvicina e mi chiede se vogliamo andare a casa sua a
mangiare. Accettiamo l'invito volentieri (sapendo che un
invito a pranzo significhera' anche merenda, cena, notte,
colazione, conoscere tutta la famiglia e vicinato e il
pranzo al sacco per il giorno dopo!). L'ospitalita' e'
meravigliosa. Chi ci ha invitato e' Meri (che vive pero' a
Mashhad), la sorella della padrona di casa. Conosciamo molti
altri ma non capiamo chi vive li' e chi e' ospite! Per
pranzo siamo seduti tutti per terra intorno ad un buffet di
insalata, kebab, yogurt, pane e altre bonta'. Facciamo la
doccia, ci fanno il bucato (la maglia di claudio esce dalla
lavatrice di un color blu pigiamino!), beviamo te, mangiamo
biscottini, frutta, frutta secca e pistacchi per tutto il
pomeriggio. In nostro onore si guarda ITALIA 1 (hanno la tv
satellitare nonostante sia propibito, come moltissime altre
cose in Iran)! Meri ha una figlia che parla bene inglese,
Sara, a cui telefona tutte le volte che ha bisogno di
comunicarci qualcosa! La sera parlando, usando anche dei
dizionari inglese/farsi, capiamo che non amano il governo
(descritto come dittatoriale), lo stupido presidente, che
non amano dover essere coperte come delle suore e portare il
velo. Sanno che il paese sta cambiando ma molto lentamente.
E' difficile abbatere un albero (chi e' al potere) con delle
radici spesse e profonde.
20 aprile. Facciamo colazione, prepariamo i bagagli e
poi...Intervista! Un giornalista parla con Claudio al
telefono e gli dice che io dovro' indossare il velo durante
l'intervista (il giorno prima appena entrata in casa Meri mi
ha fatto segno di togliermi il velo, in casa non c'e'
problema!). Con l'aiuto di Sara al telefono in vivavoce, che
fa da traduttrice, raccontiamo del viaggio al giornalista.
Facciamo qualche foto, Meri e sorella ci imbottiscono di
cibo e ripartiamo all'alba delle 11 e mezza. Meri ci aspetta
a casa sua a Mashhad dove arriveremo fra qualche giorno. E'
nuvoloso tutto il giorno e fa frteschino. La sera ci
accampiamo in un canale in secca vicino alla strada. Nessuno
ci puo' vedere. L'unico fastidio sono un'infinita' di
insetti che fanno un concerto assordante! La notte piove per
qualche ora...ma si solo una pioggia passeggera mi dice
Claudio nel mezzo della notte!
21 aprile. Il canale in secca...ora e' diventato una palude!
E' faticoso portare le bici in strada. Il fango si incolla
ai copertoni, le ruote si incollano ai parafanghi e per
proseguire l'unica soluzione e' sollevare le bici. Le
puliamo il piu' possibile e poi Claudio le trasporta sulla
strada sollevandole. A Neyshabur ci fermiamo per fare un po'
di spesa ed in una pasticceria un ragazzo ci regala una
scatola di bigne'. Pranziamo poco piu' avanti in un campo.
Lungo la strada incontriamo la sorella di Meri e suo marito
che sono diretti a Mashhad. Telefona a Sara e la fa parlare
con Claudio per sapere se tutto e' ok! Dormiamo sotto un
cavalcavia...probabilmente l'ultima notte in tenda in Iran.
22 aprile. ore 6.00. Un gregge di pecore deve passare sotto
il cavalcavia e ci da il buongiorno! Usciti dalla tenda
un'aria gelida ci accoglie. (Claudio che si vanta, che tutte
le mattine che pedaliamo da quando siamo partiti un anno fa
in bicicletta fa i suoi bisogni, questa mattina il freddo lo
blocca!...che mi tocca scrivere!). Arriviamo a Mashhad dopo
continui sali e scendi. Raggiunto il centro telefoniamo a
Sara che ci spiega la strada per raggiungere casa sua.
Raggiungiamo un parco e poi ci viene a recuperare lei. Parla
un inglese perfetto! Arrivati a casa rincontriamo Meri, la
mamma, e conosciamo Mohhamad (papa') e le due sorelle Lida e
Rashin. Portiamo tutti i nostri bagagli in casa e dopo una
bella doccia pranziamo con tutta la famiglia. Meri e'
un'ottima cuoca. Diciamo a sara che siamo obbligati a stare
a Mashhad per quasi una settimana per attendere la lettera
d'invito per ottenre il visto turkmeno. Non vorremmo
disturbare e magari sarebbe megli andassimo in hotel. Meri
ci dice (o meglio fa tradurre a Sara!) che sarebbero felici
se restassimo da loro. Non ci pensiamo due volte ed
accettiamo!
23-24-25-26 aprile. Passiamo 5 giorni a casa loro e stiamo
meravilgiosamente bene. Meri e' un'ospite fantastica,
un'ottima cuoca e ci coccola come se fossimo figli suoi. Ci
rimpinza di cibo ogni momento e non ci fa mancare nulla
anticipando ogni nostro bisogno. Non ama il governo e dice
che e' dittatoriale. Mohammad si lancia con l'inglese ma
chiede conferma a Sara prima di lanciarsi in un discorso
difficile. Non e' molto moderno ma lascia che le figlie
facciano le loro scelte, abbiano la loro vita e le loro
idee. Sara (26 anni), la figlia piu' grande sta per
laurearsi e parla un ottimo inglese. E' molto avanti, pensa
con la sua testa, sa come funziona il suo paese, odia
l'islam, le da solo privazioni e niente di buono. Ci
racconta un sacco di cose sul suo paese e su come funzionano
le cose. Rashin (25 anni), lavora in banca, e' molto fine,
ha le stesse idee di Sara ma sembra avere meno rabbia e
soffrirne di meno. Ha un fidanzato che ha due chevrolet
degli anni '70 (come si sta scomodi in 5 su quelle
macchine!!)...ed un giorno mentre stavamo ritornando a casa
dopo una gita lo ha fermato la polizia e gliela hanno
sequestrata! Non aveva pagato l'assicurazione. Cosi' siamo
ritornati a casa con il taxi. Lida, (20 anni), ha un energia
incredibile, un autoironismo disarmante e quando racconta
qualcosa "ti fa pisciare dal ridere".
Facciamo una gita in montagna (con la renault 5!), qualche
giro per Mashhad by night (sempre con la renault 5 color
cacchina piccione morente!), qualche centro commerciale,
coffe shops e negozi di artigianato (unici divertimenti
iraniani), una gita a Tus (dove hanno sequestrato la
chevrolet al fidanzato di Rashin), una cena al ristorante
offertaci dal padrone e un picnic nel parco l'ultima sera.
Hanno gli orari un po' sballati in Iran: sveglia presto,
colazione, pranzo tardi, pennichella, merenda alle 6 e mezza
e cena alle 22/23!
Sara e sorelle raccontano degli assurdi divieti imposti
dalla Repubblica islamica dell'Iran (sottolineando
islamica!). Non ci sono discoteche, e' vietato ballare, e'
vietato bere alcolici, le donne non possono cantare in tv ed
in pubblico, non si puo' dare la mano ad una donna in
pubblico (a meno che non sia moglie, figlia, sorella), e'
proibita la tv satellitare, le donne devono indossare il
velo e possono avere scoperte solo mani, viso e piedi. In
spiaggia ci sono i separet che arrivano dentro l'acqua.
Donne da una parte e uomini dall'altre. Non si puo' avere un
fidanzato. Non si possono avere tatuaggi visibili (la pena:
il linciaggio). Il governo iraniano si vanta di non avere
omosessuali e lesbiche nel suo paese...la risposta di
Lida:"per forza li ammazzano tutti". Purtroppo esiste la
pena di morte per chi fosse gay o sospettato tale. E molti
altri...
Tutti i divieti a casa cessano di esistere, non ti possono
vedere. A casa di sara c'e' la tv satellitare e molti altri
in Iran l'hanno. E' vietato bere ma l'alcool si trova ed a
casa molti l'hanno quotidianamente in firgorifero. Tanti
organizzano party in casa propria dove si e' scoperti
(vestiti normali!) e si balla. Rashin ha un fidanzato (e
molte altre ragazze).
27 aprile. Salutiamo tutti con le lacrime agli occhi e
riaprtiamo. Raggiungiamo il confine turkemno a Bajgiran nel
pomeriggio e dormiamo nell'unico albergo.
28 aprile. Otteniamo il visto in frontiera presentando la
LOI e raggiungiamo Ashgabat in pullmino. Non possiamo
pedalare e' terra di nessuno fra il confine ed Ashgabat.
Domani ripartiamo verso il Caspio. Saremo accompagnati da un
autista (non possiamo pedalre soli) fino al notro arrivo a
Turkmenbasy, dove prenderemo un traghetto per Baku
(Azerbaijan).
Ciao gente, internet chiude!
Claudio e Patrizia
Ciao gente!
Scriveremo una mail in comune perche' abbiamo un solo
computer a disposizione!
Siamo ad Ashgabat (per chi lo ignorasse...la capitale del
Turkmenistan!). Vi avevamo lasciato a Tehran con un dubbio:
est o ovest?...Abbiamo ottenuto il visto turkmeno (piu'
avanti vi spiegheremo come) ed eccoci qui!
13 aprile. Ripartiamo da Tehran e la sua periferia ci
"accompagna" per molti km per poi lasciare spazio al
deserto. Nel pomeriggio, dopo 100 km, ci imbattiamo in una
tempesta di sabbia (Claudio scriverebbe al passato ma ho in
mano io la tastiera!). Siamo obbligati a fermarci, non
riusciamo piu' a proseguire. Ci accampiamo sotto un
cavalcavia.
14 aprile. Non c'e' vento contrario e si pedala bene. Ci
fermiamo in un'area di servizio per riempire la bombola del
fornello (Claudio continua a lamentarsi! Ci metteremo una
vita s scrivere questa mail!...Dice che sembra un messaggio
dell'ispettore Gadget!...ora dice che non interrompera'
piu'!). Incontriamo una ragazza giapponese che sta
viaggiando sola in bicicletta. E' partita 11 mesi fa dal
Nepal, attraversato i paesi del centro asia ed ora e'
diretta in Europa. E' molto coraggiosa! Probabilmente ci
rincontreremo in Azerbaijan. Nel pomeriggio il vento contro
ritorna a farci "compagnia"! Ci fermiamo a Semnan a
controllare la mail ed a rifornirci di provviste.
percorriamo ancora pochi km e ci accampiamo fuori citta'.
15 aprile. Ripartiamo in salita che ci fa sudare per tutta
la mattina! Dopo 3 ore inizia una fantastica discesa che
pero' viene rovinata dal vento contro che ci rallenta. Ci
fermaimo in un ristorantino a mangiare ma compriamo solo
dell'acqua e ci sediamo davanti all'entrata a mangiare le
nostre provviste. Un signore iraniano ci compra del riso e
ce lo porta fuori! Ci stende la sua tovaglia sul
marciapiede, ci regala della frutta e ci tiene compagnia
durante il pranzo. Parla un po' del suo presidente, che non
ama e con "nostra estrema gioia" ci dice che ha vinto
Silvio... ma va a fan... Sperando che non sia vero (dobbiamo
ancora controllare su internet) e che l'iraniano si sia
confuso con ...oni ci rimettiamo in sella. Incontriamo
qualche camionista uzbeko e sfoggiamo il nostro russo (41
parole!). Non troviamo un posto decente per accamparci cosi'
percorriamo 170 km ed arriviamo stanchi morti a Sharhud. Un
uomo in auto ci aiuta a trovare un albergo economico ed il
tizio alla reception (anche senza sapere una parola
d'inglese) e' super operativo. E' facile trovare un iraniano
che ti dia una mano! In hotel c'e' la cucina (e che cucina!)
cosi' alle 23 ci prepariamo una fantastica pasta!
16 aprile. Stiamo un giorno fermi a riposare e ci riforniamo
di provviste (pasta, sugo, uova, frutta, biscotti, carta
igienica, ecc...).
17 aprile. Ripartiamo da Sharhud e per fortuna il vento ci
lascia abbastanza in pace. A pranzo ci fermiamo davanti ad
una moschea (ce ne sono una ogni 50 km lungo la strada) dove
solitamente c'e' anche un'area atrrezzata con parco giochi,
qualche negozietto, bagni e posto per sedersi per terra a
mangiare. Sono tutti superattrezzati con fornello, pentole,
piatti e ogni bendidio. Qualcuno si preparara spiedini di
carne e pomodori...noi facciamo tenerezza con il nostro pane
e tonno! Prima che venga buio ci accampiamo sotto un
cavalcavia in mezzo alle colline.
18 aprile. Un vento forte di lato ci accompagna tutta la
mattina. Sono leggera e faccio fatica a tenere la bici in
piedi. Quando passano i camion per lo spostamento d'aria
finisco fuori strada e tre volte cado per terra. Nel
pomeriggio molla un po' e fino a sera procediamo bene. Ci
accampiamo nuovamente sotto un cavalcavia, cuciniamo uova
sode (quasi sode!) e pasta al sugo.
19 aprile. Il vento forte contrario ci fa percorrere 25 km
in due ore. Raggiungiamo Sabzevar, ci riforniamo di
provviste e mentre compriamo delle mele una donna mi
avvicina e mi chiede se vogliamo andare a casa sua a
mangiare. Accettiamo l'invito volentieri (sapendo che un
invito a pranzo significhera' anche merenda, cena, notte,
colazione, conoscere tutta la famiglia e vicinato e il
pranzo al sacco per il giorno dopo!). L'ospitalita' e'
meravigliosa. Chi ci ha invitato e' Meri (che vive pero' a
Mashhad), la sorella della padrona di casa. Conosciamo molti
altri ma non capiamo chi vive li' e chi e' ospite! Per
pranzo siamo seduti tutti per terra intorno ad un buffet di
insalata, kebab, yogurt, pane e altre bonta'. Facciamo la
doccia, ci fanno il bucato (la maglia di claudio esce dalla
lavatrice di un color blu pigiamino!), beviamo te, mangiamo
biscottini, frutta, frutta secca e pistacchi per tutto il
pomeriggio. In nostro onore si guarda ITALIA 1 (hanno la tv
satellitare nonostante sia propibito, come moltissime altre
cose in Iran)! Meri ha una figlia che parla bene inglese,
Sara, a cui telefona tutte le volte che ha bisogno di
comunicarci qualcosa! La sera parlando, usando anche dei
dizionari inglese/farsi, capiamo che non amano il governo
(descritto come dittatoriale), lo stupido presidente, che
non amano dover essere coperte come delle suore e portare il
velo. Sanno che il paese sta cambiando ma molto lentamente.
E' difficile abbatere un albero (chi e' al potere) con delle
radici spesse e profonde.
20 aprile. Facciamo colazione, prepariamo i bagagli e
poi...Intervista! Un giornalista parla con Claudio al
telefono e gli dice che io dovro' indossare il velo durante
l'intervista (il giorno prima appena entrata in casa Meri mi
ha fatto segno di togliermi il velo, in casa non c'e'
problema!). Con l'aiuto di Sara al telefono in vivavoce, che
fa da traduttrice, raccontiamo del viaggio al giornalista.
Facciamo qualche foto, Meri e sorella ci imbottiscono di
cibo e ripartiamo all'alba delle 11 e mezza. Meri ci aspetta
a casa sua a Mashhad dove arriveremo fra qualche giorno. E'
nuvoloso tutto il giorno e fa frteschino. La sera ci
accampiamo in un canale in secca vicino alla strada. Nessuno
ci puo' vedere. L'unico fastidio sono un'infinita' di
insetti che fanno un concerto assordante! La notte piove per
qualche ora...ma si solo una pioggia passeggera mi dice
Claudio nel mezzo della notte!
21 aprile. Il canale in secca...ora e' diventato una palude!
E' faticoso portare le bici in strada. Il fango si incolla
ai copertoni, le ruote si incollano ai parafanghi e per
proseguire l'unica soluzione e' sollevare le bici. Le
puliamo il piu' possibile e poi Claudio le trasporta sulla
strada sollevandole. A Neyshabur ci fermiamo per fare un po'
di spesa ed in una pasticceria un ragazzo ci regala una
scatola di bigne'. Pranziamo poco piu' avanti in un campo.
Lungo la strada incontriamo la sorella di Meri e suo marito
che sono diretti a Mashhad. Telefona a Sara e la fa parlare
con Claudio per sapere se tutto e' ok! Dormiamo sotto un
cavalcavia...probabilmente l'ultima notte in tenda in Iran.
22 aprile. ore 6.00. Un gregge di pecore deve passare sotto
il cavalcavia e ci da il buongiorno! Usciti dalla tenda
un'aria gelida ci accoglie. (Claudio che si vanta, che tutte
le mattine che pedaliamo da quando siamo partiti un anno fa
in bicicletta fa i suoi bisogni, questa mattina il freddo lo
blocca!...che mi tocca scrivere!). Arriviamo a Mashhad dopo
continui sali e scendi. Raggiunto il centro telefoniamo a
Sara che ci spiega la strada per raggiungere casa sua.
Raggiungiamo un parco e poi ci viene a recuperare lei. Parla
un inglese perfetto! Arrivati a casa rincontriamo Meri, la
mamma, e conosciamo Mohhamad (papa') e le due sorelle Lida e
Rashin. Portiamo tutti i nostri bagagli in casa e dopo una
bella doccia pranziamo con tutta la famiglia. Meri e'
un'ottima cuoca. Diciamo a sara che siamo obbligati a stare
a Mashhad per quasi una settimana per attendere la lettera
d'invito per ottenre il visto turkmeno. Non vorremmo
disturbare e magari sarebbe megli andassimo in hotel. Meri
ci dice (o meglio fa tradurre a Sara!) che sarebbero felici
se restassimo da loro. Non ci pensiamo due volte ed
accettiamo!
23-24-25-26 aprile. Passiamo 5 giorni a casa loro e stiamo
meravilgiosamente bene. Meri e' un'ospite fantastica,
un'ottima cuoca e ci coccola come se fossimo figli suoi. Ci
rimpinza di cibo ogni momento e non ci fa mancare nulla
anticipando ogni nostro bisogno. Non ama il governo e dice
che e' dittatoriale. Mohammad si lancia con l'inglese ma
chiede conferma a Sara prima di lanciarsi in un discorso
difficile. Non e' molto moderno ma lascia che le figlie
facciano le loro scelte, abbiano la loro vita e le loro
idee. Sara (26 anni), la figlia piu' grande sta per
laurearsi e parla un ottimo inglese. E' molto avanti, pensa
con la sua testa, sa come funziona il suo paese, odia
l'islam, le da solo privazioni e niente di buono. Ci
racconta un sacco di cose sul suo paese e su come funzionano
le cose. Rashin (25 anni), lavora in banca, e' molto fine,
ha le stesse idee di Sara ma sembra avere meno rabbia e
soffrirne di meno. Ha un fidanzato che ha due chevrolet
degli anni '70 (come si sta scomodi in 5 su quelle
macchine!!)...ed un giorno mentre stavamo ritornando a casa
dopo una gita lo ha fermato la polizia e gliela hanno
sequestrata! Non aveva pagato l'assicurazione. Cosi' siamo
ritornati a casa con il taxi. Lida, (20 anni), ha un energia
incredibile, un autoironismo disarmante e quando racconta
qualcosa "ti fa pisciare dal ridere".
Facciamo una gita in montagna (con la renault 5!), qualche
giro per Mashhad by night (sempre con la renault 5 color
cacchina piccione morente!), qualche centro commerciale,
coffe shops e negozi di artigianato (unici divertimenti
iraniani), una gita a Tus (dove hanno sequestrato la
chevrolet al fidanzato di Rashin), una cena al ristorante
offertaci dal padrone e un picnic nel parco l'ultima sera.
Hanno gli orari un po' sballati in Iran: sveglia presto,
colazione, pranzo tardi, pennichella, merenda alle 6 e mezza
e cena alle 22/23!
Sara e sorelle raccontano degli assurdi divieti imposti
dalla Repubblica islamica dell'Iran (sottolineando
islamica!). Non ci sono discoteche, e' vietato ballare, e'
vietato bere alcolici, le donne non possono cantare in tv ed
in pubblico, non si puo' dare la mano ad una donna in
pubblico (a meno che non sia moglie, figlia, sorella), e'
proibita la tv satellitare, le donne devono indossare il
velo e possono avere scoperte solo mani, viso e piedi. In
spiaggia ci sono i separet che arrivano dentro l'acqua.
Donne da una parte e uomini dall'altre. Non si puo' avere un
fidanzato. Non si possono avere tatuaggi visibili (la pena:
il linciaggio). Il governo iraniano si vanta di non avere
omosessuali e lesbiche nel suo paese...la risposta di
Lida:"per forza li ammazzano tutti". Purtroppo esiste la
pena di morte per chi fosse gay o sospettato tale. E molti
altri...
Tutti i divieti a casa cessano di esistere, non ti possono
vedere. A casa di sara c'e' la tv satellitare e molti altri
in Iran l'hanno. E' vietato bere ma l'alcool si trova ed a
casa molti l'hanno quotidianamente in firgorifero. Tanti
organizzano party in casa propria dove si e' scoperti
(vestiti normali!) e si balla. Rashin ha un fidanzato (e
molte altre ragazze).
27 aprile. Salutiamo tutti con le lacrime agli occhi e
riaprtiamo. Raggiungiamo il confine turkemno a Bajgiran nel
pomeriggio e dormiamo nell'unico albergo.
28 aprile. Otteniamo il visto in frontiera presentando la
LOI e raggiungiamo Ashgabat in pullmino. Non possiamo
pedalare e' terra di nessuno fra il confine ed Ashgabat.
Domani ripartiamo verso il Caspio. Saremo accompagnati da un
autista (non possiamo pedalre soli) fino al notro arrivo a
Turkmenbasy, dove prenderemo un traghetto per Baku
(Azerbaijan).
Ciao gente, internet chiude!
Claudio e Patrizia
11.4.08
CLAUDIO (TEHRAN, 11/04/2008)
Ciao Gente,
siamo a Tehran da cinque giorni ed abbiamo ottenuto solo il
visto per l'Azerbaijan. Questa citta' comincio a odiarla,
forse e' peggio di Almaty in Kazakistan!
Il 4 Aprile siamo partiti da Esfahan e abbiamo impiegato 4
giorni a raggiungere la capitale. Il vento non ha mollato un
attimo di soffiarci contro.
Il secondo giorno di pedalata e' stato il peggiore del
viaggio. Ci siamo svegliati di buon ora nella nostra tenda,
come sempre sotto i cavalcavia dove nessuno ci puo' vedere.
Probabilmente il vento arrivava dalla Siberia da tanto era
freddo. Dopo un'ora di pedalata, oltre al pile, abbiamo
indossato pure la giacca in gore tex. Abbiamo avanzato
lentamente, sempre piu' lentamente fino a raggiungere una
media penosa di 6 chilometri orari! Il vento formava i
soliti mulinelli che contribuivano a farci sbandare piu' del
solito.
Verso sera, quando il vento era calato un pochino, siamo
riusciti a percorrere qualche chilometro in piu' e trovare
un'altro cavalcavia dove trascorrere la notte. Non sempre i
cavalcavia vanno bene per montare la tenda, alcuni sono
pieni di cagate dei camionisti, altri troppo bassi o stretti
per montare la tenda e alcuni con troppi sassi.
Quella sera abbiamo trovato un gran bel cavalcavia! Abbiamo
cucinato la pasta e condita con sugo di melanzane. Una
benedizione in un paese dove si mangia sempre carne!
Solitamente il cuoco sono io (povera Patrizia!), preferisco
usare io il fornello a benzina per evitare che Patrizia vada
a fuoco accendendolo.
Il terzo giorno abbiamo raggiunto Qom, l'ultima citta' prima
di Tehran, dove abbiamo fatto un po' di spesa per il pranzo
e per la cena.
Chiedendo informazioni alla polizia per dirigerci a Tehran
ci hanno indicato l'autostrada. Piu' rapida e con meno
salite.
Nello svincolo prima del casello ci ha sorpassato una
macchina e il guidatore, per guardarci e troppo veloce per
una curva del genere, si e' schiantato contro il guardrail.
Ci siamo ovviamente fermati per soccorerlo (anche se forse
eravamo la causa!) ma quello stordito nonostante la macchina
fosse distrutta cercva di accenderla per ripartire. Ho
gridato a Patrizia di ripartire prima che quella macchina
facesse il botto! Nel frattempo un iraniano in macchina si
era fermato per soccorerli e da lontano gli faceva segno di
non provare ad accenderla. Siamo stati un disastro come
soccorso e ce ne siamo andati via verso Tehran...
L'autostrada costeggiava la vecchia strada e per un'attimo
abbiamo preferito prendere la strada vecchia pentendocene
subito. Dopo pochi chilometri siamo tornati a pedalare in
autostrada, molto piu' sicura e con una banchina bella larga
dove pedalavamo indisturbati. L'autostrada e' vietata ai
camion, sono deviati sulla strada vecchia ed e' troppo
rischioso pedalare.
In serata ci siamo fermati in un'area di servizio per
comprare dell'acqua e una macchina della polizia vedendoci
con le biciclette si e' accostata a noi.
Mi chiedevano i documenti con aria irritata ma io facevo
segno di non capire. E' andata avanti 5 minuti finche' non
hanno chiamato la centrale via radio che probabilmente ha
risposto di non romperci le balle. Con un sorriso ci hanno
dato via libera di proseguire. Solitamente sono tutti molto
gentili con noi.
Quella sera non abbiamo trovato nessun cavalcavia valido per
la tenda, ci siamo accampati al bordo della strada in un
punto dove nessuno ci avrebbe visto.
Settanta chilometri e abbiamo raggiunto Tehran il 7 Aprile.
Girare in citta' con le biciclette e' stato un incubo. Il
traffico a Tehran e' caos totale, era tanto che non vedevamo
cosi' tante macchine.
In un'incrocio una macchina mi ha sbattuto dentro ma per
fortuna ci ha rimesso piu' lui di me. Mi ha colpito il
manubrio e' si e' fatto un bel borlo sulla portiera.
Dopo tanta coda abbiamo raggiunto lo schifoso hotel Mashhad,
il piu' economico e zozzo della citta'.
Passeggiando per Tehran abbiamo avuto la bella sorpresa di
incontrare il canadese e la peruviana, i nostri amici
incontrati piu' volte in Iran.
Anche loro erano alle prese disperate col visto indiano.
8/4, abbiamo richiesto il visto per l'Azerbaijan, gli
impiegati erano davvero gentili e se nel paese saranno cosi'
e' perfetto.
Il pagamento era l'unico intoppo per la richiesta del visto.
Siamo andati in banca e allo sportello abbiamo precisato
che non avevamo sufficenti Rial per pagare il visto ma
avevamo degli euro e l'impiegata ha risposto "no problem".
Dopo un'ora e mezza di attesa quella stordita ci chiama allo
sportello e dice: "I'm sorry, no euro". Ma va fan culo! Via
di corsa a cercare una casa di cambio, torna in banca, paga,
insisti perche' si sbrighino, prendi un taxi al volo e via
di corsa in ambasciata che sta per chiudere. Siamo riusciti
a consegnare i moduli in tempo e il 9 Aprile abbiamo
ottenuto il visto per 30 giorni.
Il 10 Aprile non e' andata altrettanto bene col visto
turkmeno. Ottenere un visto di transito e' molto semplice ma
non si ottiene con un visto Azerbaijo!
Azerbaijan e Turkmenistan non hanno confini terrestri e il
fatto che siano collegati con dei traghetti attraverso il
Mar Caspio a loro non interessa. " In Azerbaijan ci potete
andare dall'Iran", questa e' stata la loro risposta. Questo
lo sapevamo anche noi... Avremmo voluto vedere il
Turkmenistan pero'!
Pazienza, sara' per un'altra volta. Un altro viaggio.
Ieri abbiamo fatto un po' di provviste e comprato una gomma
per la mia bicicletta. Questa mattina l'ho cambiata e fatto
un po' di manutenzione alle bici in modo che almeno loro
siano pronte per ripartire!
Probabilmente partiremo per l'Azerbaijan domenica mattina.
Ad ogni modo sono in contatto con un'agenzia per il visto
turkmeno turistico. E' molto costoso e con dei vincoli poco
piacevoli. Per attraversare il paese e' obbligatoria una
guida che ci segua e non ci perda di vista, bisogna pure
pagarla cara!
Attendiamo loro notizie anche se probabilmente sara' troppo
caro e dovremo rinunciare.
Ci sentiamo tra qualche giorno, dall'Iran o
dall'Azerbaijan... boh?
Ciao a tutti!!
Claudio
Ciao Gente,
siamo a Tehran da cinque giorni ed abbiamo ottenuto solo il
visto per l'Azerbaijan. Questa citta' comincio a odiarla,
forse e' peggio di Almaty in Kazakistan!
Il 4 Aprile siamo partiti da Esfahan e abbiamo impiegato 4
giorni a raggiungere la capitale. Il vento non ha mollato un
attimo di soffiarci contro.
Il secondo giorno di pedalata e' stato il peggiore del
viaggio. Ci siamo svegliati di buon ora nella nostra tenda,
come sempre sotto i cavalcavia dove nessuno ci puo' vedere.
Probabilmente il vento arrivava dalla Siberia da tanto era
freddo. Dopo un'ora di pedalata, oltre al pile, abbiamo
indossato pure la giacca in gore tex. Abbiamo avanzato
lentamente, sempre piu' lentamente fino a raggiungere una
media penosa di 6 chilometri orari! Il vento formava i
soliti mulinelli che contribuivano a farci sbandare piu' del
solito.
Verso sera, quando il vento era calato un pochino, siamo
riusciti a percorrere qualche chilometro in piu' e trovare
un'altro cavalcavia dove trascorrere la notte. Non sempre i
cavalcavia vanno bene per montare la tenda, alcuni sono
pieni di cagate dei camionisti, altri troppo bassi o stretti
per montare la tenda e alcuni con troppi sassi.
Quella sera abbiamo trovato un gran bel cavalcavia! Abbiamo
cucinato la pasta e condita con sugo di melanzane. Una
benedizione in un paese dove si mangia sempre carne!
Solitamente il cuoco sono io (povera Patrizia!), preferisco
usare io il fornello a benzina per evitare che Patrizia vada
a fuoco accendendolo.
Il terzo giorno abbiamo raggiunto Qom, l'ultima citta' prima
di Tehran, dove abbiamo fatto un po' di spesa per il pranzo
e per la cena.
Chiedendo informazioni alla polizia per dirigerci a Tehran
ci hanno indicato l'autostrada. Piu' rapida e con meno
salite.
Nello svincolo prima del casello ci ha sorpassato una
macchina e il guidatore, per guardarci e troppo veloce per
una curva del genere, si e' schiantato contro il guardrail.
Ci siamo ovviamente fermati per soccorerlo (anche se forse
eravamo la causa!) ma quello stordito nonostante la macchina
fosse distrutta cercva di accenderla per ripartire. Ho
gridato a Patrizia di ripartire prima che quella macchina
facesse il botto! Nel frattempo un iraniano in macchina si
era fermato per soccorerli e da lontano gli faceva segno di
non provare ad accenderla. Siamo stati un disastro come
soccorso e ce ne siamo andati via verso Tehran...
L'autostrada costeggiava la vecchia strada e per un'attimo
abbiamo preferito prendere la strada vecchia pentendocene
subito. Dopo pochi chilometri siamo tornati a pedalare in
autostrada, molto piu' sicura e con una banchina bella larga
dove pedalavamo indisturbati. L'autostrada e' vietata ai
camion, sono deviati sulla strada vecchia ed e' troppo
rischioso pedalare.
In serata ci siamo fermati in un'area di servizio per
comprare dell'acqua e una macchina della polizia vedendoci
con le biciclette si e' accostata a noi.
Mi chiedevano i documenti con aria irritata ma io facevo
segno di non capire. E' andata avanti 5 minuti finche' non
hanno chiamato la centrale via radio che probabilmente ha
risposto di non romperci le balle. Con un sorriso ci hanno
dato via libera di proseguire. Solitamente sono tutti molto
gentili con noi.
Quella sera non abbiamo trovato nessun cavalcavia valido per
la tenda, ci siamo accampati al bordo della strada in un
punto dove nessuno ci avrebbe visto.
Settanta chilometri e abbiamo raggiunto Tehran il 7 Aprile.
Girare in citta' con le biciclette e' stato un incubo. Il
traffico a Tehran e' caos totale, era tanto che non vedevamo
cosi' tante macchine.
In un'incrocio una macchina mi ha sbattuto dentro ma per
fortuna ci ha rimesso piu' lui di me. Mi ha colpito il
manubrio e' si e' fatto un bel borlo sulla portiera.
Dopo tanta coda abbiamo raggiunto lo schifoso hotel Mashhad,
il piu' economico e zozzo della citta'.
Passeggiando per Tehran abbiamo avuto la bella sorpresa di
incontrare il canadese e la peruviana, i nostri amici
incontrati piu' volte in Iran.
Anche loro erano alle prese disperate col visto indiano.
8/4, abbiamo richiesto il visto per l'Azerbaijan, gli
impiegati erano davvero gentili e se nel paese saranno cosi'
e' perfetto.
Il pagamento era l'unico intoppo per la richiesta del visto.
Siamo andati in banca e allo sportello abbiamo precisato
che non avevamo sufficenti Rial per pagare il visto ma
avevamo degli euro e l'impiegata ha risposto "no problem".
Dopo un'ora e mezza di attesa quella stordita ci chiama allo
sportello e dice: "I'm sorry, no euro". Ma va fan culo! Via
di corsa a cercare una casa di cambio, torna in banca, paga,
insisti perche' si sbrighino, prendi un taxi al volo e via
di corsa in ambasciata che sta per chiudere. Siamo riusciti
a consegnare i moduli in tempo e il 9 Aprile abbiamo
ottenuto il visto per 30 giorni.
Il 10 Aprile non e' andata altrettanto bene col visto
turkmeno. Ottenere un visto di transito e' molto semplice ma
non si ottiene con un visto Azerbaijo!
Azerbaijan e Turkmenistan non hanno confini terrestri e il
fatto che siano collegati con dei traghetti attraverso il
Mar Caspio a loro non interessa. " In Azerbaijan ci potete
andare dall'Iran", questa e' stata la loro risposta. Questo
lo sapevamo anche noi... Avremmo voluto vedere il
Turkmenistan pero'!
Pazienza, sara' per un'altra volta. Un altro viaggio.
Ieri abbiamo fatto un po' di provviste e comprato una gomma
per la mia bicicletta. Questa mattina l'ho cambiata e fatto
un po' di manutenzione alle bici in modo che almeno loro
siano pronte per ripartire!
Probabilmente partiremo per l'Azerbaijan domenica mattina.
Ad ogni modo sono in contatto con un'agenzia per il visto
turkmeno turistico. E' molto costoso e con dei vincoli poco
piacevoli. Per attraversare il paese e' obbligatoria una
guida che ci segua e non ci perda di vista, bisogna pure
pagarla cara!
Attendiamo loro notizie anche se probabilmente sara' troppo
caro e dovremo rinunciare.
Ci sentiamo tra qualche giorno, dall'Iran o
dall'Azerbaijan... boh?
Ciao a tutti!!
Claudio
PATRIZIA (TEHRAN, 4/04/2008 - 11/04/2008)
Ciao cari,
oggi e' venerdi' (e' stata un'impresa trovare un internet
cafe' aperto...quello incui andavamo di solito ha chiuso
oggi per sempre! Affitto troppo caro e si sposta da un'altra
parte) e qui in Iran e' giorno di festa, molti negozi sono
chiusi, c'e' poco traffico e qui a Tehran (una delle citta'
piu' inquinate del pianeta) si respira quasi aria buona.
Sulle montagne dietro Tehran si vede ancora un bel po' di
neve. Fa fresco e c'e' molto vento. Un giorno di pioggia e
per il resto sereno.
Ripartiti da Esfahan il 4 aprile abbiamo impiegato quattro
giorni a raggiungere Tehran. Abbiamo dormito in tenda sotto
i cavalcavia, ottimo posto tralaltro. Sei sotto la strada e
nessuno ti vede. Intorno deserto. Ed una notte in mezzo alle
colline a lato della strada. Il paesaggio sempre desertico
ed un lago salato (o di sale) bianco immenso. Tanto, tanto,
tanto vento contro ed il 5 aprile una delle giornate con il
vento contro piu' forte del viaggio. Procediamo a 6 km/h in
piano pedalando come dei forsennati per non rimanere fermi.
Sto dietro Claudio, mi riparo un pochino dal vento e faccio
un po' meno fatica. La sera prima di fermarci per la notte
compriamo dell'acqua nelle aree di servizio e nei paesi
necessaria per cucinare. Pasta al sugo! Una delizia dopo una
giornata di pedalata e dopo tutta la carne che si mangia qui
in Iran.
7 aprile. Arriviamo a Tehran e nell'albergo dove stiamo
(probabilmente uno dei piu' economici ma anche zozzi di
Tehran, credo che le lenzuola non le cambino dal di' in cui
hanno aperto l'albergo o quasi) incontriamo i due ragazzi
canadesi incontrati anche a Yazd ed Esfahan. Bello!
8 aprile. Sveglia presto...piove! Usciamo, ci bagnmo, metro
fino a dove possibile e poi taxi (contrattando il prezzo
all'osso...in India era piu' divertente contrattare!) fino
all'ambasciata dell'Azerbaijan. Suoniamo, una signora
gentile ci indica l'indirizzo del consolato non tanto
lontano da li'. Attraversiamo la strada, una ragazza
iraniana (siccome piove!) ci invita a salire sulla sua auto
e ci accompagna al consolato. Ci lascia anche il suo numero
di telefono in caso avessimo bisogno. Alle 10 apre il
consolato. Allo sportello la donna azera (senza velo, e' in
territorio azero obiettivamente!) ci consegna i form (non mi
viene in italiano) ed un bilgiettino scritto in farsi (ci
sono segnate le indicazioni per pagare in banca i 120 euro
per il visto). Usciamo dl consolato. Un taxi, o meglio uno
in auto che stava passando e si e' fermato, ci accompagna
nella banca scritta sul folgiettino. Passiamo un'ora in
banca ma alla fine riusciamo a pagare ed ottenere la
ricevuta del pagamento. Ritorniamo in consolato giusto in
tempo per consegnare i form e le ricevute. La donna azera ci
dice di tornare il pomeriggio del giorno dopo.
9 aprile. Ci rechiamo nel pomeriggio in ambasciata azera. Il
nostro visto e' pronto. Possiamo entrare nel paese entro un
mese e poi possiamo stare in Azerbaijan per 30 giorni.
10 aprile. Ci rechiamo in ambasciata azera...sempre il
solito tragitto: metro-taxi-contarttazione-ambasciata (la
maggior parte delle ambasciate sono molto lontane dal
centro). All'ambasciata incontriamo tre svedesi, due
richiedono il visto di transito per andare poi in Uzbekistan
e uno per andare in Kazakistan. Noi richiediamo il visto di
transito per andare in Azerbaijan via mar Caspio. Purtroppo
la risposta e' negativa. Cause: Azerbaijan confina con Iran
e Turkmenistan non ha confine terrestre con Azerbaijan. Lo
avevamo pensato anche noi ma abbiamo provato lo stesso. (non
si puo' dire che esci dal Turkmenistan da un'altra parte se
non e' vero perche' i punti d'ingresso e di uscita dal paese
vengono segnati sul visto e hai bisogno di presentare la
fotocopia del visto per il paese successivo gia' ottenuto in
precedenza).
Ora abbiamo due possibilita': Andare direttamente in
Azerbaijan o richiedere il visto turistico turkmeno.
Problema: il visto turistico turkmeno richiede da 10 a 14
giorni per l'approvazione, richiede l'aiuto da parte di
un'agenzia con una lettera d'invito ed una volta nel paese
devi essere seguito da una guida 24 ore su 24 (non
necessaria con il visto di transito) ovviamente pagandola e
pagandogli vitto e alloggio. Con il visto di transito puoi
stare in case private o in alberghi non ufficiali, mentre
con il visto turistico puoi alloggiare solamente in alberghi
ufficiali (piu' costosi). Stiamo valutando, scrivendo email
a diverse agenzie per ricevere info e costi ma probabilmente
viene a costare troppo. In questi giorni decideremo. Non
vorremmo comunque passare altro troppo tempo a Tehran.
Beh buon viaggio gente, ad ognuno per il suo!
Patrizia
Ciao cari,
oggi e' venerdi' (e' stata un'impresa trovare un internet
cafe' aperto...quello incui andavamo di solito ha chiuso
oggi per sempre! Affitto troppo caro e si sposta da un'altra
parte) e qui in Iran e' giorno di festa, molti negozi sono
chiusi, c'e' poco traffico e qui a Tehran (una delle citta'
piu' inquinate del pianeta) si respira quasi aria buona.
Sulle montagne dietro Tehran si vede ancora un bel po' di
neve. Fa fresco e c'e' molto vento. Un giorno di pioggia e
per il resto sereno.
Ripartiti da Esfahan il 4 aprile abbiamo impiegato quattro
giorni a raggiungere Tehran. Abbiamo dormito in tenda sotto
i cavalcavia, ottimo posto tralaltro. Sei sotto la strada e
nessuno ti vede. Intorno deserto. Ed una notte in mezzo alle
colline a lato della strada. Il paesaggio sempre desertico
ed un lago salato (o di sale) bianco immenso. Tanto, tanto,
tanto vento contro ed il 5 aprile una delle giornate con il
vento contro piu' forte del viaggio. Procediamo a 6 km/h in
piano pedalando come dei forsennati per non rimanere fermi.
Sto dietro Claudio, mi riparo un pochino dal vento e faccio
un po' meno fatica. La sera prima di fermarci per la notte
compriamo dell'acqua nelle aree di servizio e nei paesi
necessaria per cucinare. Pasta al sugo! Una delizia dopo una
giornata di pedalata e dopo tutta la carne che si mangia qui
in Iran.
7 aprile. Arriviamo a Tehran e nell'albergo dove stiamo
(probabilmente uno dei piu' economici ma anche zozzi di
Tehran, credo che le lenzuola non le cambino dal di' in cui
hanno aperto l'albergo o quasi) incontriamo i due ragazzi
canadesi incontrati anche a Yazd ed Esfahan. Bello!
8 aprile. Sveglia presto...piove! Usciamo, ci bagnmo, metro
fino a dove possibile e poi taxi (contrattando il prezzo
all'osso...in India era piu' divertente contrattare!) fino
all'ambasciata dell'Azerbaijan. Suoniamo, una signora
gentile ci indica l'indirizzo del consolato non tanto
lontano da li'. Attraversiamo la strada, una ragazza
iraniana (siccome piove!) ci invita a salire sulla sua auto
e ci accompagna al consolato. Ci lascia anche il suo numero
di telefono in caso avessimo bisogno. Alle 10 apre il
consolato. Allo sportello la donna azera (senza velo, e' in
territorio azero obiettivamente!) ci consegna i form (non mi
viene in italiano) ed un bilgiettino scritto in farsi (ci
sono segnate le indicazioni per pagare in banca i 120 euro
per il visto). Usciamo dl consolato. Un taxi, o meglio uno
in auto che stava passando e si e' fermato, ci accompagna
nella banca scritta sul folgiettino. Passiamo un'ora in
banca ma alla fine riusciamo a pagare ed ottenere la
ricevuta del pagamento. Ritorniamo in consolato giusto in
tempo per consegnare i form e le ricevute. La donna azera ci
dice di tornare il pomeriggio del giorno dopo.
9 aprile. Ci rechiamo nel pomeriggio in ambasciata azera. Il
nostro visto e' pronto. Possiamo entrare nel paese entro un
mese e poi possiamo stare in Azerbaijan per 30 giorni.
10 aprile. Ci rechiamo in ambasciata azera...sempre il
solito tragitto: metro-taxi-contarttazione-ambasciata (la
maggior parte delle ambasciate sono molto lontane dal
centro). All'ambasciata incontriamo tre svedesi, due
richiedono il visto di transito per andare poi in Uzbekistan
e uno per andare in Kazakistan. Noi richiediamo il visto di
transito per andare in Azerbaijan via mar Caspio. Purtroppo
la risposta e' negativa. Cause: Azerbaijan confina con Iran
e Turkmenistan non ha confine terrestre con Azerbaijan. Lo
avevamo pensato anche noi ma abbiamo provato lo stesso. (non
si puo' dire che esci dal Turkmenistan da un'altra parte se
non e' vero perche' i punti d'ingresso e di uscita dal paese
vengono segnati sul visto e hai bisogno di presentare la
fotocopia del visto per il paese successivo gia' ottenuto in
precedenza).
Ora abbiamo due possibilita': Andare direttamente in
Azerbaijan o richiedere il visto turistico turkmeno.
Problema: il visto turistico turkmeno richiede da 10 a 14
giorni per l'approvazione, richiede l'aiuto da parte di
un'agenzia con una lettera d'invito ed una volta nel paese
devi essere seguito da una guida 24 ore su 24 (non
necessaria con il visto di transito) ovviamente pagandola e
pagandogli vitto e alloggio. Con il visto di transito puoi
stare in case private o in alberghi non ufficiali, mentre
con il visto turistico puoi alloggiare solamente in alberghi
ufficiali (piu' costosi). Stiamo valutando, scrivendo email
a diverse agenzie per ricevere info e costi ma probabilmente
viene a costare troppo. In questi giorni decideremo. Non
vorremmo comunque passare altro troppo tempo a Tehran.
Beh buon viaggio gente, ad ognuno per il suo!
Patrizia
3.4.08
CLAUDIO (ESFAHAN, 3/04/2008)
Ciao a Tutti, siamo arrivati ad Esfahan da un paio di giorni
e probabilmente domani mattina mattina ripartiremo verso
Tehran. Abbiamo appena mangiato due Hamburger, sono troppi
giorni che mangiamo carne e pane ma la cucina iraniana non
e' certo delle piu' varie!
La delizia iraniana pero' sono i bigne'!! Nelle pasticcerie
ne compriamo sempre un chilo che in un attimo ci divoriamo.
Anche quando ero qui con Massimo ne mangiavamo un sacco. Poi
ci sono le melanzane che sono davvero buone e ci fanno
dimenticare un po' i piatti di solita carne che ci mangiamo
tutti i giorni.
Eravamo partiti da Yazd il 29 marzo dopo una falsa partenza
dovuta alla pigrizia e dalla bella compagnia di viaggiatori
che c'era nell'ostello dove alloggiavamo.
La partenza da Yadz e' anche stata un po' sofferta dalla
splendida citta' che non volevamo lasciare e dalla
consapevolezza che il vento sarebbe stato contrario! Ma non
cambia mai direzione?!!!
Pedalavamo da poche ore quando ci ha sorpassato un bus col
clacson schiacciato e il canadese (viaggiatore conosciuto a
Yazd) che si sbracciava dal finestrino per darci l'ultimo
saluto.
Il paesaggio era il solito deserto disabitato, sabbia,
arbusti e niente di piu'. Non che mi dispiaccia, in quel
nulla ci sono sempre cose da vedere e il deserto lascia
molto spazio ai pensieri...
Il traffico era piuttosto intenso, la gente continuava a
spostarsi per il No Ruz. La maggior parte delle merci le
trasportano su gomma e ogni tanto capita di incontrare un
bilico carico di cammelli che va al mattatoio. La nostra
cena... la solita carne....
La prima notte l'abbiamo trascorsa in tenda, e come 5 anni
fa il solito nascondiglio... sotto i cavalcavia per lo scolo
dell'acqua (anche se non piove mai...). E' il posto migliore
per passare la notte, i camion transitano sopra le nostre
teste ma nessuno ci vede.
Abbiamo cucinato col fornello la pasta comprata qualche
giorno prima e poi una bella dormita.
Al mattino smontando la tenda mi sono accorto che uno
scorpione aveva sfruttato l'occasione e si era infilato al
caldo sotto la tenda. Un po' infreddolito si e' andato a
cercare un altro posto un po' piu' sicuro.
Siamo partiti presto e dopo 45 km abbiamo raggiunto Nain,
una citta' lungo la strada. Mentre eravamo fermi a comprare
della frutta e dell'acqua sono arrivati due ragazzi su un
motorino e "ciao italiani!".
Dall'ostello di Yazd gli avevano avvisati dell'arrivo di due
italiani in bici e non potevano certo sbagliare persone...
Entrambi si chiamavano Mohammad ed erano membri del
Hospitality Club. Ci hanno portato in una moschea dove c'era
una mostra fotografica di altri viaggiatori e per la maggior
parte in bicicletta. Poi Mohammad (uno dei due) ci ha
invitati a casa sua a Tudeshk, un'altra citta' a 45 km sulla
strada per Esfahan. E' stato molto chiaro, 18 km di salita e
30 di discesa!
La salita e' stata un incubo! 35 km contro vento! Non aveva
molto le idee chiare sui chilometri! Mentre salivamo con una
media oraria vergognosa un signore con una macchina si e'
accostato per regalarmi 3 mele e delle noci. Gli iraniani
sono sempre molto gentili e ospitali, se possono in qualche
modo ci aiutano sempre. Non e' stata la prima volta che
qualcuno ci regalava della frutta o delle noci.
In cima alla salita c'era un posto di controllo della
polizia e Mohammad che ci aspettava preoccupato.
-"Ero preoccupato per voi, non arrivavate piu'".
-"Ma sai quanta salita abbiamo fatto?!! Non sono mica 18
sai?!!!"
-"ah... mi sono confuso..."
Va beh, finalmente la la discesa era arrivata, non 30 km ma
15...
Davanti a casa sua c'era tutta la famiglia che ci aspettava,
fratelli, sorelle, zii, nipotini... C'era un po' di gente ma
non si capiva bene chi fossero.
E' stata una bella serata in loro compagnia, tutti seduti
per terra sui tappeti a bere il tea e chiaccherare. Dopo
qualche ora Mohammad mi ha consigliato (molto educatamente)
di lavarmi pure i piedi e se volevo potevo anche farmi una
doccia... Mi dispiaceva ma dopo tanti chilometri di pedalata
i piedi... insomma tanto profumati non sono!!
Dopo cena Mohammad ci ha portato ad un matrimonio a poche
centinaia di metri da casa sua. Probabilmente ci teneva a
farsi vedere con due italiani ospiti a casa sua.
Il Matrimonio era uno sballo, l'unica donna era Patrizia!!
Ma dov'e' la sposa?!
"Dall'altra parte con le donne...".
Eravamo in una stanza tutti seduti per terra e un'
orchestrina che suonava e cantava. Tutti gli occhi erano
puntati su di noi e non sullo sposo!
Poi sono iniziati i balli, uomini che ballavano in maniera
ambigua e alcune volte in coppia (ovviamente con un uomo).
Alcuni hanno provato a farmi ballare ma mi sono rifiutato...
troppo zozzo e troppa vergogna a ballare in mezzo a tanti
sguardi e per di piu' con un uomo!!
Il 31 marzo, dopo una bella dormita sui tappeti, ci siamo
salutati con Mohammad e siamo ripartiti verso Esfahan.
95 chilometri e questa volta la maggior parte erano di
discesa.
Prima di raggiungere la citta', non lontano dalla strada, si
vedevano delle tempesta di sabbia. Alcune volte i mulinelli
attraversavano la strada, cercavamo di evitarli ma non
sempre ci riuscivamo col risultato di riempirciu di sabbia e
polvere.
Nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto il centro della
citta' e a pochi metri dal nostro ostello siamo stati
travolti da una tempesta di sabbia. La gente scappava dentro
i negozi e chiudeva la porta, noi ci siamo allontanati dagli
alberi per evitare di rimanerci sotto e per fortuna la
tempesta e' durata solo pochi minuti.
Ci siamo alloggiati in un ostello in centro con altri
viaggiatori ma questa volta non sono sipatici come a Yadz,
non sempre va bene con la compagnia...
Ieri abbiamo girovagato per le vie del Bazar in compagnia di
un signore (professore di geografia) conosciuto la sera
prima. Siamo stati insieme un'oretta fin che' non abbiamo
bisticciato con un suo amico venditore di tappeti. Quello
che ci ha dato fastidio e' stato il fatto che il "nostro
amico" ci abbia portato dai suoi amici per farci appioppare
qualche souvenir.
Probabimente non aveva mai avuto a che fare con un
genovese... Ma puoi capire se compro qualcosa che non mi
serve!
Siamo scappati per il Bazar seminando il nostro amico e ci
siamo goduti lo spettacolo di uno dei mercati piu'
affascinanti dell'Iran.
Il nostro amico una cosa di buono l'ha fatta... Ci ha fatto
vedere una porta molto vecchia (che molte case ancora hanno)
con due battacchi, uno per anta.
Gli uomini bussavano a destra e le donne a sinistra. Serviva
per sapere chi bussava alla porta, se fosse stato un uomo a
bussare la donna di casa sarebbe andata ad aprire con il
velo in testa, cosa che non avrebbe fatto se fosse stata una
donna a bussare sull'anta di sinistra.
Ieri pomeriggio abbiamo visitato Imam Square e la Moschea.
L'Unesco ha molti progetti qui a Esfahan per la
ristrutturazione di molte moschee infatti alcune sono
inacessibili per i lavori di manutenzione.
Questa mattina siamo andati a richiedere l'estensione del
visto che abbiamo ottenuto in meno di un ora. Prima siamo
andati in banca a fare il versamento e poi negli uffici a 8
chilometri da centro. Sono stati di un'efficenza
sorprendente, nonostante avessimo ancora 15 giorni di visto
valido abbiamo ottenuto un'estensione fino al 16 maggio.
In tarda mattinata siamo andati in un laboratorio dove
costruivano sopramobili di ferro per far saldare una
staffetta del portapacchi davandi della mia bici.
Avevano un cannello e in pochi minuti mi hanno sistemato la
staffetta.
Ora e' da vedere se regge!!!
Oggi pomeriggio sistemero' un po' le bici e domani mattina
probabilmente partiremo verso Tehran e dovremmo arrivare in
4 giorni.
Ci sentiamo dalla capitale tra qualche giorno.
Ciao a Tutti!!
Claudio
Ciao a Tutti, siamo arrivati ad Esfahan da un paio di giorni
e probabilmente domani mattina mattina ripartiremo verso
Tehran. Abbiamo appena mangiato due Hamburger, sono troppi
giorni che mangiamo carne e pane ma la cucina iraniana non
e' certo delle piu' varie!
La delizia iraniana pero' sono i bigne'!! Nelle pasticcerie
ne compriamo sempre un chilo che in un attimo ci divoriamo.
Anche quando ero qui con Massimo ne mangiavamo un sacco. Poi
ci sono le melanzane che sono davvero buone e ci fanno
dimenticare un po' i piatti di solita carne che ci mangiamo
tutti i giorni.
Eravamo partiti da Yazd il 29 marzo dopo una falsa partenza
dovuta alla pigrizia e dalla bella compagnia di viaggiatori
che c'era nell'ostello dove alloggiavamo.
La partenza da Yadz e' anche stata un po' sofferta dalla
splendida citta' che non volevamo lasciare e dalla
consapevolezza che il vento sarebbe stato contrario! Ma non
cambia mai direzione?!!!
Pedalavamo da poche ore quando ci ha sorpassato un bus col
clacson schiacciato e il canadese (viaggiatore conosciuto a
Yazd) che si sbracciava dal finestrino per darci l'ultimo
saluto.
Il paesaggio era il solito deserto disabitato, sabbia,
arbusti e niente di piu'. Non che mi dispiaccia, in quel
nulla ci sono sempre cose da vedere e il deserto lascia
molto spazio ai pensieri...
Il traffico era piuttosto intenso, la gente continuava a
spostarsi per il No Ruz. La maggior parte delle merci le
trasportano su gomma e ogni tanto capita di incontrare un
bilico carico di cammelli che va al mattatoio. La nostra
cena... la solita carne....
La prima notte l'abbiamo trascorsa in tenda, e come 5 anni
fa il solito nascondiglio... sotto i cavalcavia per lo scolo
dell'acqua (anche se non piove mai...). E' il posto migliore
per passare la notte, i camion transitano sopra le nostre
teste ma nessuno ci vede.
Abbiamo cucinato col fornello la pasta comprata qualche
giorno prima e poi una bella dormita.
Al mattino smontando la tenda mi sono accorto che uno
scorpione aveva sfruttato l'occasione e si era infilato al
caldo sotto la tenda. Un po' infreddolito si e' andato a
cercare un altro posto un po' piu' sicuro.
Siamo partiti presto e dopo 45 km abbiamo raggiunto Nain,
una citta' lungo la strada. Mentre eravamo fermi a comprare
della frutta e dell'acqua sono arrivati due ragazzi su un
motorino e "ciao italiani!".
Dall'ostello di Yazd gli avevano avvisati dell'arrivo di due
italiani in bici e non potevano certo sbagliare persone...
Entrambi si chiamavano Mohammad ed erano membri del
Hospitality Club. Ci hanno portato in una moschea dove c'era
una mostra fotografica di altri viaggiatori e per la maggior
parte in bicicletta. Poi Mohammad (uno dei due) ci ha
invitati a casa sua a Tudeshk, un'altra citta' a 45 km sulla
strada per Esfahan. E' stato molto chiaro, 18 km di salita e
30 di discesa!
La salita e' stata un incubo! 35 km contro vento! Non aveva
molto le idee chiare sui chilometri! Mentre salivamo con una
media oraria vergognosa un signore con una macchina si e'
accostato per regalarmi 3 mele e delle noci. Gli iraniani
sono sempre molto gentili e ospitali, se possono in qualche
modo ci aiutano sempre. Non e' stata la prima volta che
qualcuno ci regalava della frutta o delle noci.
In cima alla salita c'era un posto di controllo della
polizia e Mohammad che ci aspettava preoccupato.
-"Ero preoccupato per voi, non arrivavate piu'".
-"Ma sai quanta salita abbiamo fatto?!! Non sono mica 18
sai?!!!"
-"ah... mi sono confuso..."
Va beh, finalmente la la discesa era arrivata, non 30 km ma
15...
Davanti a casa sua c'era tutta la famiglia che ci aspettava,
fratelli, sorelle, zii, nipotini... C'era un po' di gente ma
non si capiva bene chi fossero.
E' stata una bella serata in loro compagnia, tutti seduti
per terra sui tappeti a bere il tea e chiaccherare. Dopo
qualche ora Mohammad mi ha consigliato (molto educatamente)
di lavarmi pure i piedi e se volevo potevo anche farmi una
doccia... Mi dispiaceva ma dopo tanti chilometri di pedalata
i piedi... insomma tanto profumati non sono!!
Dopo cena Mohammad ci ha portato ad un matrimonio a poche
centinaia di metri da casa sua. Probabilmente ci teneva a
farsi vedere con due italiani ospiti a casa sua.
Il Matrimonio era uno sballo, l'unica donna era Patrizia!!
Ma dov'e' la sposa?!
"Dall'altra parte con le donne...".
Eravamo in una stanza tutti seduti per terra e un'
orchestrina che suonava e cantava. Tutti gli occhi erano
puntati su di noi e non sullo sposo!
Poi sono iniziati i balli, uomini che ballavano in maniera
ambigua e alcune volte in coppia (ovviamente con un uomo).
Alcuni hanno provato a farmi ballare ma mi sono rifiutato...
troppo zozzo e troppa vergogna a ballare in mezzo a tanti
sguardi e per di piu' con un uomo!!
Il 31 marzo, dopo una bella dormita sui tappeti, ci siamo
salutati con Mohammad e siamo ripartiti verso Esfahan.
95 chilometri e questa volta la maggior parte erano di
discesa.
Prima di raggiungere la citta', non lontano dalla strada, si
vedevano delle tempesta di sabbia. Alcune volte i mulinelli
attraversavano la strada, cercavamo di evitarli ma non
sempre ci riuscivamo col risultato di riempirciu di sabbia e
polvere.
Nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto il centro della
citta' e a pochi metri dal nostro ostello siamo stati
travolti da una tempesta di sabbia. La gente scappava dentro
i negozi e chiudeva la porta, noi ci siamo allontanati dagli
alberi per evitare di rimanerci sotto e per fortuna la
tempesta e' durata solo pochi minuti.
Ci siamo alloggiati in un ostello in centro con altri
viaggiatori ma questa volta non sono sipatici come a Yadz,
non sempre va bene con la compagnia...
Ieri abbiamo girovagato per le vie del Bazar in compagnia di
un signore (professore di geografia) conosciuto la sera
prima. Siamo stati insieme un'oretta fin che' non abbiamo
bisticciato con un suo amico venditore di tappeti. Quello
che ci ha dato fastidio e' stato il fatto che il "nostro
amico" ci abbia portato dai suoi amici per farci appioppare
qualche souvenir.
Probabimente non aveva mai avuto a che fare con un
genovese... Ma puoi capire se compro qualcosa che non mi
serve!
Siamo scappati per il Bazar seminando il nostro amico e ci
siamo goduti lo spettacolo di uno dei mercati piu'
affascinanti dell'Iran.
Il nostro amico una cosa di buono l'ha fatta... Ci ha fatto
vedere una porta molto vecchia (che molte case ancora hanno)
con due battacchi, uno per anta.
Gli uomini bussavano a destra e le donne a sinistra. Serviva
per sapere chi bussava alla porta, se fosse stato un uomo a
bussare la donna di casa sarebbe andata ad aprire con il
velo in testa, cosa che non avrebbe fatto se fosse stata una
donna a bussare sull'anta di sinistra.
Ieri pomeriggio abbiamo visitato Imam Square e la Moschea.
L'Unesco ha molti progetti qui a Esfahan per la
ristrutturazione di molte moschee infatti alcune sono
inacessibili per i lavori di manutenzione.
Questa mattina siamo andati a richiedere l'estensione del
visto che abbiamo ottenuto in meno di un ora. Prima siamo
andati in banca a fare il versamento e poi negli uffici a 8
chilometri da centro. Sono stati di un'efficenza
sorprendente, nonostante avessimo ancora 15 giorni di visto
valido abbiamo ottenuto un'estensione fino al 16 maggio.
In tarda mattinata siamo andati in un laboratorio dove
costruivano sopramobili di ferro per far saldare una
staffetta del portapacchi davandi della mia bici.
Avevano un cannello e in pochi minuti mi hanno sistemato la
staffetta.
Ora e' da vedere se regge!!!
Oggi pomeriggio sistemero' un po' le bici e domani mattina
probabilmente partiremo verso Tehran e dovremmo arrivare in
4 giorni.
Ci sentiamo dalla capitale tra qualche giorno.
Ciao a Tutti!!
Claudio
PATRIZIA (ESTENSIONE, 29/03/2008 - 3/04/2008)
Ciao ragazzi!
Vi scrivo da un internet cafe' ad Esfahan. Dalla mia
postazione vedo una delle piazze principali di Esfahan. A
dire il vero niente di che! Una rotonda con dei fiori e il
traffico di auto e moterette che gira intorno! C'e' un bel
cielo azzurro, fa abbastanza caldo e Claudio qui di fianco a
me e' in ottima forma!
29 marzo. Facciamo colazione e salutiamo qualche viaggiatore
conosciuto a Yazd. Una donna inglese speciale, Gayle e suo
marito in viaggio verso la Cina da 14 mesi, un ragazzo
francese, un ragazzo inglese in viaggio con un vecchio
camper di 25 anni che e' diretto in India, un ragazzo
canadese ed una ragazza peruviana arrivati dalla Turchia e
diretti in India e un signore greco un po' strano ma forte.
Appena fuori Yazd ricomincia il deserto, 'voliamo' fino
all'ora di pranzo e poi il vento soffia forte in direzione
contraria alla nostra e ci (mi) fa fare una fatica
bestia...non mi piace il vento quando soffia contro!! Molti
in auto ci salutano quando ci sorpassano e una donna ci
regala due mele passandocele dal finestrino. Gesti molto
apprezzati!! Nonostante il vento contro la sera il
contachilometri segna 138 km...non male! Ci accampiamo, con
la nostra tenda, sotto un cavalcavia in mezzo al deserto.
Siamo sotto la strada e nessuno ci puo' vedere, intorno non
c'e' niente (solo qualche ormica e scorpione), l'unico
fastidio e' il rumore dei camion e delle auto che passano.
Cuciniamo pasta al sugo...che buona!!!
30 marzo. Al nostro risveglio troviamo uno scorpioncino
venutosi a riparare sotto la tenda per il freddo. Di giorno
il sole picchia ma di notte e al mattino presto fa
freschino. Colazione e si riparte. Ovviamente il vento non
ci abbandona e si procede con fatica e lentamente
facilitando i miei scleri! Arrivti a Nain dopo una 40in di
km entriamo in citta' per comprare della frutta e dell'acqua
minerale. Incontriamo due ragazzi, tutte e due di nome
Mohammad, che ci inviatano a visitare una moschea doce hanno
allestito una mostra di foto di altri viaggiatori
(principalemnte in bicicletta). Molto interessante. Un
ragazzo abita a Nain, studia inglese (lo parla gia' molto
bene) ed e' un membro di hospitality club. L'altro ragazzo
Jalali Mohammad abita 40 km, sulla strada per Esfahan, a
Toudeshk. Offre ospitalita' in casa sua (o meglio di sua
sorella) a ciclisti, motociclisti e altri viaggiatori. Ci da
il suo indirizzo e ci diamo appuntamento per qualche ora
dopo nel suo villaggio. Impieghiamo una vita ad arrivare a
Toudeshk...30 km di salita e 10 di discesa la separano da
Nain. Arrivati a Toudeshk incontriamo Mohammad, ci porta a
casa sua, ci offre te e qualcosa da mangiare. Ceniamo con
tutta la famiglia (pane, riso, fagioli, yogurt, pollo,
insalata e ovviamente te!) e dopo cena arriva altra gente a
casa. Siamo un po' cotti e vorremmo dormire ma prima
partecipiamo per una mezzoretta alla festa per un
matrimonio. La cosa strana e' che uomini e donne sono
divisi. Io entro nella sala dove ci sono gli uomini. Tutti
seduti ai lati della sala, una pianola e un iraniano che
canta. Sono un po' in imbarazzo...l'unica altra "donna", una
bimba con il papa' che guarda divertita gli uomini ballare
al centro della sala tutta coperta di tappeti. Torniamo a
casa e ci viene preparato il letto in una stanza tutta
coperta di tappeti (come quasi tutti gli ambienti della
casa). Si tolgono le scarpe prima di entrare in ogni stanza.
Si usano solo per uscire o per il bagno le ciabatte.
Buonanotte!
31 marzo. Salutiamo Mohammad e tutta la famiglia,
ringraziamo per l'ospitalita', ci scambiamo gli indirizzi
email, carichiamo le bici e ripartiamo. Il vento e' contro
ma la strada e' un po' in discesa cosi' si va bene! Ci
fermiamo soto un cavalcavia per pranzo. Sono gli unici posti
dove si trova un po' di ombra. Nel deserto non c'e' un
albero, solo qualche basso arbusto. Solo nelle citta' ci
sono molti alberi. Mancano ancora una 30ina di km ad Esfahan
e il vento e' aumentato. Vediamo dei grossi mulinelli di
sabbia nel deserto ed uno grosso al fianco della strada. Per
fortuna se ne sta di lato e la sabbia non ci travolge. I
cavalcavia sono utili per molte cose...compreso fare i
propri bisogni! Mentre esco da uno di questi, un po' piu'
basso delgi altri, non calcolo bene la distanza e ci do' una
schienata di cui ho ancora il segno adesso e mi fa male
stare appoggiata! E va beh! :-) Arrivati in centro ad
Esfahan incontriamo il ragazzo canadese e sua moglie
peruviana incontrati a Yazd e ancor prima a Teharan...la
casualita'! Appena prima di trovare l'albergo veniamo
travolti da una tempesta di sabbia in pieno centro!
1 aprile. Oggi e' l'ultimo giorno di festa del nuovo anno
iraniano (iniziato il 21 marzo). Domani i ragazzi torneranno
a scuola e le attivita' ricominceranno regolarmente. Pero'
oggi tante famiglie fanno pic-nic nei prati, nei parchi,
nelle aiuole, sui marciapiedi. Ognuno dove puo'. Non si
mangiano panini ma sono dotati di quasi una cucina da campo
con fornelli a gas, pentole, tovaglie e stoviglie! Nei
giorni scorsi (durante il No-Ruz: nuovo anno iraniano) nei
parchi, negli spartitraffici delle citta' sui marciapiedi e
nei parcheggi molte famiglie campeggiavano con la tenda per
la notte. Incontriamo un insegnate che ci fa vedere qualche
luogo nascosto della citta' Ci fa notare che sulle porte
piu' vecchie ci sono due 'maniglie'. Una a destra usata
dagli uomini ed una a sinistra, tonda con un buco, usata
dalle donne. Servono per bussare alla porta. Le donne che
erano in casa riconoscevano il suono della maniglia e se era
un uomo che bussava si coprivano la testa prima di andare ad
aprire.
2 aprile. Ci rincontriamo con l'insegnate che pero' dopo
averci portato in una pasticceria ad assaggiare dei dolci
tipici ed in un negozio di stoffe praticamente invitandoci a
comprare qualcosa (probabilmente aveva la percentuale) perde
la sua credibilita' di guida volontaria. per non dirgli
proprio che non vogliamo compare nulla gli diciamo che
dobbiamo pensarci. Il nipote di quello che crea le stoffe ci
dice :"ma che cosa sono 3 dollari? Non bisogna pensare per 3
dollari, per un pezzo piu' costoso si ma per 3 dollari...".
Lo mandiamo a cagare, ci alziamo e ce ne andiamo. Lasciamo
li' l'insegnante (se poi e' un insegnante veramente).
Stavolta gli e' andata male...ha accalappiato i turisti
sbagliati! Visitiamo da soli il bazar (molto bello tra
l'altro) dove vendono di tutto...spezie, datteri, tappeti,
stoffe, vestiti, gioielli, cibo, filo, lana e tante altre
cose. Visitiamo una moschea e giriamo un po' per la citta'.
3 aprile. Ci alziamo presto. Proviamo a fare l'estensione
del visto.
Ore 8.10: entriamo in banca per fare un bonifico al
ministero degli affari esteri di 100.000 rials (circa 7
euro) a testa per ottenere l'estensione.
Ore 8.15: siamo gia' fuori dalla banca. Meravilgiosamente in
5 minuti abbiamo fatto il pagemento ed abbiamo in mano le
ricevute.
Ore 9.00: dopo aver chiesto ad un po' di gente arriviamo
all'ufficio dove fanno le estensioni. Compiliamo gli
appositi moduli e glieli consegnamo insieme alla fotocopia
del passaporto, del visto ed a due fototessere. Pinza
insieme i folgi e ci consegna la cartellina da portare in un
ufficio al primo piano.
Ore 9.30: attendiamo in sala d'aspetto.
Ore 10.15: ci consegnano i nostri passaporti con
l'ESTENSIONE! Valida fino al 16 maggio. Un mese dopo la
scadenza del nostro visto.
Bello! Cosi' non abbiamo problemi di tempo per il lungo
visto turkmeno! Ora speriamo che a Tehran in ambasciata
azera e turkmena vada tutto per il meglio!
Domani ripartiamo ed in 4 giorni dovremmo arrivare nella
MENO AMATA citta' dai viaggiatori in Iran: Tehran!
Ciao gente, a presto,
Patrizia
Ciao ragazzi!
Vi scrivo da un internet cafe' ad Esfahan. Dalla mia
postazione vedo una delle piazze principali di Esfahan. A
dire il vero niente di che! Una rotonda con dei fiori e il
traffico di auto e moterette che gira intorno! C'e' un bel
cielo azzurro, fa abbastanza caldo e Claudio qui di fianco a
me e' in ottima forma!
29 marzo. Facciamo colazione e salutiamo qualche viaggiatore
conosciuto a Yazd. Una donna inglese speciale, Gayle e suo
marito in viaggio verso la Cina da 14 mesi, un ragazzo
francese, un ragazzo inglese in viaggio con un vecchio
camper di 25 anni che e' diretto in India, un ragazzo
canadese ed una ragazza peruviana arrivati dalla Turchia e
diretti in India e un signore greco un po' strano ma forte.
Appena fuori Yazd ricomincia il deserto, 'voliamo' fino
all'ora di pranzo e poi il vento soffia forte in direzione
contraria alla nostra e ci (mi) fa fare una fatica
bestia...non mi piace il vento quando soffia contro!! Molti
in auto ci salutano quando ci sorpassano e una donna ci
regala due mele passandocele dal finestrino. Gesti molto
apprezzati!! Nonostante il vento contro la sera il
contachilometri segna 138 km...non male! Ci accampiamo, con
la nostra tenda, sotto un cavalcavia in mezzo al deserto.
Siamo sotto la strada e nessuno ci puo' vedere, intorno non
c'e' niente (solo qualche ormica e scorpione), l'unico
fastidio e' il rumore dei camion e delle auto che passano.
Cuciniamo pasta al sugo...che buona!!!
30 marzo. Al nostro risveglio troviamo uno scorpioncino
venutosi a riparare sotto la tenda per il freddo. Di giorno
il sole picchia ma di notte e al mattino presto fa
freschino. Colazione e si riparte. Ovviamente il vento non
ci abbandona e si procede con fatica e lentamente
facilitando i miei scleri! Arrivti a Nain dopo una 40in di
km entriamo in citta' per comprare della frutta e dell'acqua
minerale. Incontriamo due ragazzi, tutte e due di nome
Mohammad, che ci inviatano a visitare una moschea doce hanno
allestito una mostra di foto di altri viaggiatori
(principalemnte in bicicletta). Molto interessante. Un
ragazzo abita a Nain, studia inglese (lo parla gia' molto
bene) ed e' un membro di hospitality club. L'altro ragazzo
Jalali Mohammad abita 40 km, sulla strada per Esfahan, a
Toudeshk. Offre ospitalita' in casa sua (o meglio di sua
sorella) a ciclisti, motociclisti e altri viaggiatori. Ci da
il suo indirizzo e ci diamo appuntamento per qualche ora
dopo nel suo villaggio. Impieghiamo una vita ad arrivare a
Toudeshk...30 km di salita e 10 di discesa la separano da
Nain. Arrivati a Toudeshk incontriamo Mohammad, ci porta a
casa sua, ci offre te e qualcosa da mangiare. Ceniamo con
tutta la famiglia (pane, riso, fagioli, yogurt, pollo,
insalata e ovviamente te!) e dopo cena arriva altra gente a
casa. Siamo un po' cotti e vorremmo dormire ma prima
partecipiamo per una mezzoretta alla festa per un
matrimonio. La cosa strana e' che uomini e donne sono
divisi. Io entro nella sala dove ci sono gli uomini. Tutti
seduti ai lati della sala, una pianola e un iraniano che
canta. Sono un po' in imbarazzo...l'unica altra "donna", una
bimba con il papa' che guarda divertita gli uomini ballare
al centro della sala tutta coperta di tappeti. Torniamo a
casa e ci viene preparato il letto in una stanza tutta
coperta di tappeti (come quasi tutti gli ambienti della
casa). Si tolgono le scarpe prima di entrare in ogni stanza.
Si usano solo per uscire o per il bagno le ciabatte.
Buonanotte!
31 marzo. Salutiamo Mohammad e tutta la famiglia,
ringraziamo per l'ospitalita', ci scambiamo gli indirizzi
email, carichiamo le bici e ripartiamo. Il vento e' contro
ma la strada e' un po' in discesa cosi' si va bene! Ci
fermiamo soto un cavalcavia per pranzo. Sono gli unici posti
dove si trova un po' di ombra. Nel deserto non c'e' un
albero, solo qualche basso arbusto. Solo nelle citta' ci
sono molti alberi. Mancano ancora una 30ina di km ad Esfahan
e il vento e' aumentato. Vediamo dei grossi mulinelli di
sabbia nel deserto ed uno grosso al fianco della strada. Per
fortuna se ne sta di lato e la sabbia non ci travolge. I
cavalcavia sono utili per molte cose...compreso fare i
propri bisogni! Mentre esco da uno di questi, un po' piu'
basso delgi altri, non calcolo bene la distanza e ci do' una
schienata di cui ho ancora il segno adesso e mi fa male
stare appoggiata! E va beh! :-) Arrivati in centro ad
Esfahan incontriamo il ragazzo canadese e sua moglie
peruviana incontrati a Yazd e ancor prima a Teharan...la
casualita'! Appena prima di trovare l'albergo veniamo
travolti da una tempesta di sabbia in pieno centro!
1 aprile. Oggi e' l'ultimo giorno di festa del nuovo anno
iraniano (iniziato il 21 marzo). Domani i ragazzi torneranno
a scuola e le attivita' ricominceranno regolarmente. Pero'
oggi tante famiglie fanno pic-nic nei prati, nei parchi,
nelle aiuole, sui marciapiedi. Ognuno dove puo'. Non si
mangiano panini ma sono dotati di quasi una cucina da campo
con fornelli a gas, pentole, tovaglie e stoviglie! Nei
giorni scorsi (durante il No-Ruz: nuovo anno iraniano) nei
parchi, negli spartitraffici delle citta' sui marciapiedi e
nei parcheggi molte famiglie campeggiavano con la tenda per
la notte. Incontriamo un insegnate che ci fa vedere qualche
luogo nascosto della citta' Ci fa notare che sulle porte
piu' vecchie ci sono due 'maniglie'. Una a destra usata
dagli uomini ed una a sinistra, tonda con un buco, usata
dalle donne. Servono per bussare alla porta. Le donne che
erano in casa riconoscevano il suono della maniglia e se era
un uomo che bussava si coprivano la testa prima di andare ad
aprire.
2 aprile. Ci rincontriamo con l'insegnate che pero' dopo
averci portato in una pasticceria ad assaggiare dei dolci
tipici ed in un negozio di stoffe praticamente invitandoci a
comprare qualcosa (probabilmente aveva la percentuale) perde
la sua credibilita' di guida volontaria. per non dirgli
proprio che non vogliamo compare nulla gli diciamo che
dobbiamo pensarci. Il nipote di quello che crea le stoffe ci
dice :"ma che cosa sono 3 dollari? Non bisogna pensare per 3
dollari, per un pezzo piu' costoso si ma per 3 dollari...".
Lo mandiamo a cagare, ci alziamo e ce ne andiamo. Lasciamo
li' l'insegnante (se poi e' un insegnante veramente).
Stavolta gli e' andata male...ha accalappiato i turisti
sbagliati! Visitiamo da soli il bazar (molto bello tra
l'altro) dove vendono di tutto...spezie, datteri, tappeti,
stoffe, vestiti, gioielli, cibo, filo, lana e tante altre
cose. Visitiamo una moschea e giriamo un po' per la citta'.
3 aprile. Ci alziamo presto. Proviamo a fare l'estensione
del visto.
Ore 8.10: entriamo in banca per fare un bonifico al
ministero degli affari esteri di 100.000 rials (circa 7
euro) a testa per ottenere l'estensione.
Ore 8.15: siamo gia' fuori dalla banca. Meravilgiosamente in
5 minuti abbiamo fatto il pagemento ed abbiamo in mano le
ricevute.
Ore 9.00: dopo aver chiesto ad un po' di gente arriviamo
all'ufficio dove fanno le estensioni. Compiliamo gli
appositi moduli e glieli consegnamo insieme alla fotocopia
del passaporto, del visto ed a due fototessere. Pinza
insieme i folgi e ci consegna la cartellina da portare in un
ufficio al primo piano.
Ore 9.30: attendiamo in sala d'aspetto.
Ore 10.15: ci consegnano i nostri passaporti con
l'ESTENSIONE! Valida fino al 16 maggio. Un mese dopo la
scadenza del nostro visto.
Bello! Cosi' non abbiamo problemi di tempo per il lungo
visto turkmeno! Ora speriamo che a Tehran in ambasciata
azera e turkmena vada tutto per il meglio!
Domani ripartiamo ed in 4 giorni dovremmo arrivare nella
MENO AMATA citta' dai viaggiatori in Iran: Tehran!
Ciao gente, a presto,
Patrizia
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