29.8.07

CLAUDIO (CAMBOGIA, 29/08/2007)

Ciao Gente, siamo a Phnom Penh, la capitale della Cambogia.
Siamo arrivati da alcuni giorni e probabilmente domani
ripartiremo.

A Saigon eravamo rimasti solamente un giorno a riposare, il
nostro visto sarebbe scaduto dopo soli due giorni quindi
dovevamo affrettarci per entrare in Cambogia. Nel giorno di
riposo abbiamo visitato il museo dei crimini di guerra
americani. Io l'avevo gia' visto anni fa ma per Patrizia
valeva la pena visitarlo. Hanno cambiato alcune cose e nei
prossimi anni amplieranno il museo.

Alcune foto sono racapriccianti, i delitti che hanno fatto
gli americani in Vietnam sono mostruosi. Bombardavano
scuole, universita' sparavano a vecchi e bambini senza alcun
motivo. In una foto si vede una bambina di 9 anni che corre
in mezzo alla strada con una bomba al napalm infilata nella
schiena.
In Vietnam hanno lanciato 14 milioni di tonellate di bombe,
sette volte in piu'di quelle usate nella seconda guerra
mondiale.
Lanciato bombe chimiche che hanno causato cancri e nascite
di bambini handiccapati per molti anni.
In una sala e' stata allestita una mostra sulle propagande
contro la guerra. Striscioni e manifesti di molti paesi che
chiedevano la fine di quella guerra.

Le stesse torture e crimini oggi li stanno facendo in Iraq.

In Vietnam trovare negozi di biciclette serie e' un'impresa
disperata. Con la mia bici era diventata una tortura
pedalare e raggiungere Bangkok con la catena cosi' consumata
era da suicidio. Abbiamo trovato un negozio di "ciaraffi"
dove ho comprato una catena nuova semidecente. A quel punto
riuscivo a mantenere una marcia senza che slittasse la
catena, prima ogni pedalata era una ginocchiata sul
manubrio. Magra consolazione ma almeno riuscivo a pedalare.

Lasciata la citta' abbiamo percorso circa 70 chilometri ed
abbiamo dormito in una locanda vicino al confine. In quei 70
chilometri abbiamo fatto due belle doccie, la stagione delle
piogge si fa sentire man a mano che ci avviciniamo alla
Cambogia. Nella reception della nostra locanda il
proprietario ha avuto la brillante idea di fare il pollo
alla brace affumicando tutte le stanze. Pioveva troppo forte
fuori per cucinare e quel balordo aveva troppa fame per
aspettare.
Ci siamo intossicati nella nostra stanza senza finestra.

Il 20 agosto siamo entrati in Cambogia. Quattro anni fa la
frontiera era un piazzale sterrato con due baracche simili a
pollai dove gli ufficiali timbravano i passaporti. Avevo
impiegato piu'di 4 ore per oltrepassare il confine. Adesso
la frontiera e' impressionante. Hanno costruito due edifici
enormi, quello cambogiano e' esagerato, in mezz'ora avevamo
oltrepassato il confine. Probabilmente hanno fatto a gara su
chi faceva l'edificio piu'spettacolare.

La Cambogia dopo il confine e' irriconoscibile, guest house,
hotel e casino' per diversi chilometri dopo il confine.
Quando ero passato io c'era qualche villaggio di capanne e
niente piu'. Dopo alcuni chilometri inizia la vera Cambogia,
villaggi di palafitte, negozietti e ristorantini dentro
delle capanne lungo la strada.
La Cambogia e'una piatta pianura con immense risaie, palme e
paludi dove nascono i fiori di loto. La gente e'molto
cordiale e sorridente, la fisionomia e' un po' differente
dai vietnamiti e sono anche piu' scuri. Adoro i cambogiani,
mi sono sempre piaciuti. Lo standard di vita e' piu' basso e
di conseguenza la gente e'piu'povera. Nonostante questo e'
un po' piu' cara del Vietnam sopratutto perche' c'e' la
doppia moneta, dollaro e rial. I prezzi sono sempre indicati
in dollari ed e' la moneta piu' usata. Avendo solo le
banconote e' necessario il rial che funziona da centesimo di
dollaro.

Come in Vietnam anche qui spopolano le motorette. Qui pero'
non c'e' limite di portata, sulla motoretta si puo' salire
in 6 e trasportare qualunque cosa si riesca a portare senza
limiti di larghezza o lunghezza.
Circolano molte piu' macchine e la maggior parte sono usate
da stranieri che lavorano per delle ONG. In quasi tutte le
citta' ci sono organizzazioni non governative gestite da
cambogiani e occidentali. Ci sono molti progetti in Cambogia
e molti stranieri investono in hotel e casino', sopratutto
koreani e giapponesi.

In quattro anni il paese ha fatto passi da gigante, le
strade principali sono tutte asfaltate e quelle secondarie
lo saranno tra non molti anni. Cinque anni fa le strade
cambogiane erano considerate le piu' brutte al mondo dopo
Mozambico e Congo.

Per raggiugere Phnom Penh abbiamo dovuto prendere un
traghetto per attraversare il fiume Mekong. Visto il
traffico poco intenso non hanno ancora costruito il ponte
sul fiume ma si servono dei traghetti che in pochi minuti lo
attraversano.
Molti ponti in Cambogia sono nuovi, costruiti in
collaborazione coi giapponesi.

La capitale ricorda il periodo coloniale francese. La citta'
e' costruita con case basse e molte hanno le persiane alle
finestre come usa in occidente. Ci sono diversi progetti dei
koreani per costruire grattacieli e centri commerciali,
investono molto qui a Phnom Penh.

Qui in citta' abbiamo incontrato degli amici dei miei
genitori, Lucia, Igino e il loro figlio Uattana. Lavorano
per una ONG qui in capitale. E' una scuola dove insegnano ai
ragazzi il mestiere dell'orafo. Costruiscono anelli,
collanine, ciondoli e bracciali con l'argento decorandoli
con smalti, seta e con l'ottone recuperato dalle mine
antiuomo.
Abbiamo visitato la scuola e trascorso due giorni con
Uattana. Quel ragazzino di 12 anni ha un'energia che
potrebbe fare il giro del mondo 6 volte. Il primo giorno
l'abbiamo trascorso tra i tavoli da bigliardo e il ping
pong. La sera esausti abbiamo mangiato in un ristorante con
Lucia, Igino e altri italiani in vacanza. Il ristorante fa
parte di un progetto francese dove insegnano ai ragazzi a
diventare cuochi e camerieri.
Il giorno dopo abbiamo incontarato Lucia e ci ha fatto da
guida nel Tuol Sleng quello che una volta era una scuola ma
negli anni 75 - 79 e'diventato il carcere del dittatore Pol
Pot. Nel Toul Sleng i Khmer Roge (seguaci di Pol Pot)
torturavano i traditori, gli intelettuali e chiunque potesse
essere un'ostacolo per la "democrazia" di Pol Pot. Il
genocidio e' durato 4 anni fino a che i vietnamiti non hanno
invaso la Cambogia e liberato i cambogiani dal dittatore.
L'occidente era al corrente di quello che stava succedendo
in Cambogia ma il paese non avendo risorse economiche non
era d'interesse a nessuna potenza occidentale. Ancora oggi
la Cambogia e' piena di mine antiuomo sparse dai Khmer Rouge
durante quegli anni.

Il pomeriggio siamo andati sull'isola della seta con le
biciclette. Abbiamo affittato una bici per Uattana e siamo
andati tutti e tre. Il fiume Mekong si apre in due e forma
quest'isola spettacolare. L'abbiamo raggiunta col traghetto
e percorsa in lungo e in largo con le biciclette. Le
stradine sull'isola sono tutte sterrate e con la stagione
delle piogge la maggior parte sono infangate. La sera
eravamo coperti di fango fin sopra la testa ma il peggiore
era Uattana che era scivolato dentro una pozza di fango.
Prima di riconsegnare la sua bici siamo andati al lavaggio a
farle pulire altrimenti il prorpietario non ci avrebbe mai
reso la cauzione.

Abbiamo avuto bisogno di un giorno di riposo per riprenderci
da Uattana. Avessimo fatto 200 km in bici ci saremmo
stancati meno. E'un gran casinista ma e'comunque un
ragazzino d'oro.

La sera col buio la capitale cambia faccia e molti bambini
escono di casa a cercare nella spazzatura cose utili e cose
da mangiare che qualcuno a gettato. Camminano per le vie del
centro con i loro sacchi sulla schiena sperando di
recuperare qualcosa. Quando piove forte molti bambini vanno
in mezzo alla strada con delle saponette per lavarsi, i piu'
piccoli sguazzano nelle pozzanghere dove si lavano come
possono. E'il contrario di quello che succede da noi. Quando
piove i bambini devono rientrare in casa mentre qui li
mandano fuori almeno si lavano.

Il 26 agosto ci siamo concessi una vacanza... Abbiamo
affitato una moto da enduro 250 e abbiamo raggiunto la
spiaggia a 230 km dalla capitale. Volevamo affittare una
motoretta piu'economica ma per la distanza troppo elevata ci
voleva una moto piu' grossa. Abbiamo contrattato il prezzo e
da 9 dollari al giorno abbiamo pagato 7. Abbiamo tenuto la
moto 3 giorni ed abbiamo percorso circa 500 km. Che
differenza viaggiare in moto!! Sinceramente preferisco la
bicicletta, piu' lenta e faticosa ma in moto non mi godo il
panorama come con la bici. E poi in bicicletta si e'piu' a
contatto con la gente, parte fondamentale del viaggio.
Il primo giorno abbiamo raggiunto Kep, il paradiso dei
francesi nel periodo coloniale. Molti ricchi francesi
partivano con le navi per raggiungere la Cambogia e
trascorrere le vacanze. Ora Kep e' un villaggio di pescatori
e le case bruciate dei farncesi sono occupate da qualche
cambogiano che se ne e' giustamente appropriato. Alcuni
occidentali hanno costruito alcuni hotel e prima o poi ne
costruiranno molti altri rovinando quel paradiso.

Da Kep siamo andati a Sianouk Ville, altro posto di
villeggiatura francese. Quella citta' e' fastidiosa. Una
spiaggia spettacolare che farebbe invidia a qualunque altra
e hotel su hotel ovunque. Ci sono piu' hotel di quanti
occidentali potrebbero mai andare in quella citta'. Sono
perennemente vuoti, ogni hotel avra'al massimo 3 persone
perche' la concorrenza e' spaventosa.
Sulla spiaggia si intravvedeva qualche cambogiano in mezzo a
tutti gli stranieri. Lo spettacolo pero' erano i
ristornatini sulla spiaggia tutti in fila. La maggior parte
erano gestiti da cambogiani quindi faceva piacere andare a
mangiare li e non altrove per arricchire occidentali.

Il mare era qualcosa di splendido, se non fosse stato per la
pioggia e i nuvoloni neri non sarei mai uscito dall'acqua.

Siamo ripartiti per la capitale sotto al diluvio, la
stagione delle piogge non lascia tregua neanche un giorno.
Lungo la strada abbiamo incrociato un pescatore in groppa al
suo elefante. Il pachiderma era enorme, i bufali d'acqua a
confronto sembravano formiche. Alcuni usano l'elefante per
gettare le reti nelle paludi o nei fiumi ma ovviamente in
pochissimi possono permettersi un' elefante. Dietro al
pachiderma che camminava a passo d'uomo c'era una fila di
gente che lo voleva toccare o solamente guardare da vicino.
Due donne hanno pagato il proprietrio per fermare l'elefante
e camminare sotto la sua proboscide. Non so se era un rito
religioso o scaramantico o se quelle due donne erano
semplicemente rincoglionite.

Ieri sera abbiamo raggiunto la capitale e siamo tornati
nella nostra guest house. Domani mattina dovremmo ripartire
e procedere verso ovest. D'ora in avanti si pedala verso
casa... che palle.

Ciao

Claudio
PATRIZIA (CAMBOGIA, 18/08/2007 - 29/08/2007)

Ciao a tutti...

Vi scrivo da Phnom Penh, capitale cambogiana, e' un
pomeriggio molto caldo ma il ventilatore alla parete da un
po' di sollievo!

Ritorniamo al 18 agosto...
Siamo a Saigon, il visto vietnamita e' valido ancora due
giorni, fino al 20 agosto, poi dobbiamo entrare in Cambogia.
Vorremo fermarci qulache giorno in piu' qui a Saigon.
Entrimao in un' agenzia per chiedere se si puo' estendere il
visto per pochi giorni ma l' estensione minima si puo' fare
solo per un mese e costa 25 dollari americani. Decidiamo di
non fare l' estensione e di ripartire líndomani verso il
confine cambogiano. Nel pomeriggio visitiamo il museo "Resti
di Guerra" (una volta chiamato "Crimini di guerra americani"
durente la guerra del Vietnam). Il museo e' toccante e
brutale per le foto e gli oggetti che ci sono esposti. E'
stato aperto nel settembre del 1975, pochi mesi dopo la fine
della guerra. Nel cortile sono esposti i mezzi americani
recuperati dopo la fine della guerra: caccia bombardieri, un
elicottero, carri armati, mitragliatrici, bombe ed i loro
effetti sulle persone. Ci sono poi tre sale che si
susseguono dove nella prima vengono mostrate con foto e
documenti le cause e il processo della guerra aggressiva.
Nella seconda ci sono foto scattate da reporter uccisi
durante la guerra. Foto di bambini, foto di guerriglieri,
foto di soldati americani, foto di sguardi terrorizzati,
foto di prigionieri, foto di una guerra...
Nella terza sala...i crimini commessi, sugli uomini, la
natura e l' ambiente. I numeri: 3.000.000 di vittime,
2.000.000 di feriti, 300.000 di dispersi. Ci sono le foto di
bambini, donne, uomini rimasti o nati con delle deformazioni
a causa delle armi chimiche. Tre bambini malformati dentro
un liquido morti appena nati. Foto di soldati americani con
il sorriso mentre mostrano al fotografo la testa sgozzata di
un uomo che hanno ucciso, un corpo di un vietnamita legato
nudo ad un carro, sguardi di donne e uomini con una pistola
puntata alla testa, le torture fatte sugli uomini. Le armi
usate dai soldati americani. Foto delle deformazioni che
hanno casuato le armi chimiche sui nati durante la guerra.
Un ragazzo senza braccia, un altro senza le gambe, un bimbo
di pochi mesi senza un braccio e tante altre foto, volti,
sorrisi e occhi che stanno per piangere...
In un'altra sala ci sono delle foto del dopo-guerra. In un
altro spazio del cortile e'stato ricreato il sistema di
prigionia usato e foto e rappresentazioni con le torture che
venivano fatte ai prigionieri: acqua nello stomaco, piume
sotto le unghie...
L' ultima sala e' dedicata al supporto internazionale alle
persone vietnamite durante la guerra, uno striscione
italiano cita: "il Vietnam e' la nostra coscienza". Ci sono
disegni di bambini, striscioni e foto di manifestazioni da
tutto il mondo. Due foto di due ragazzi americani che si
sono bruciati per manifestare contro la guerra del Vietnam.
Hanno fatto molto.
IL VIETNAM E' LA NOSTRA COSCIENZA (e passati piu' di 30 anni
non solo il Vietnam)...

19 agosto. Ripartiamo da Saigon oggi, domani ci scade il
visto, cosi' ci fermiamo prima della frontiera per la notte.
Durante la giornata due acquazzoni ci lavano per benino. Ci
fermiamo a Gao Dau, 10 chilometri prima del confine.

20 agosto. Alzati di buon ora in mezzoretta arriviamo alla
frontiera. Cambiamo i Dong (moneta vietnamita) che ci
rimangono in Riel (moneta cambogiana) e Dollari Americani,
sono usati sia i dollari che i Riel in territorio
cambogiano. Pensiamo di doverci passare tanto tempo ed
invece in mezzora siamo in Cambogia. La frontiera e'stata
appena rifatta. Un complesso super moderno. Forse troppo. Si
vedono ufficiali che sono letteralmente seduti su una
panchina a "leggere il giornale"! In Cambogia, appena
passata la frontiera e'pieno di hotel e guesthouse appena
costruiti. Dopo una decina di chilometri si entra nella vera
Cambogia. Bosco, campi, palme qua e la', tanto tanto verde e
buoi e mucche. Qualche casa ogni tanto, tipo palafitte di
legno o cemento. Qui la Cambogia e' molto piatta. Non si
sale molto dal livello del mare. Arriviamo in poche ore a
Svay Rieng dove ci fermiamo a pranzo ed anche a dormire.

21 agosto. Il vento e' sempre contro. La prendiamo con
filosofia e pedaliamo! Dopo una 60 di chilometri da Svay
Rieng la strada termina e c' é un traghetto che porta
dall' altra parte del fiume motorini, bici, auto, pullman e
camion. Saliamo anche noi ed in diecvi minuti scendiamo
sull' altra sponda. Da qui la strada e' per alcuni pezzi
sterrata e per altri con asfalto appena gettato. Dopo 125
chilometri intorno alle 17.30 arriviamo a Phnom Penh. Al
primo tentativo di ricerca di un posto per dormire ci
fermiamo. E' una guesthouse molto carina, i propietari sono
molto gentili e c'e' lo spazio per le biciclette.

22 agosto. Beh non c'e' molto da raccontare...si puo'
riassumere tutto in una parola...riposo!!

23 agosto. Ore 8.00 ci incontriamo in una guesthouse per
colazione con Lucia. Un' amica italiana che lavora presso
una ONG. E' una scuola dove alcuni ragazzi imparano il
mestiere dell' orafo e lavorando l' argento creano opere
d'arte. In mattinata visitiamo la scuola. Orecchini,
braccialetti, collane e anelli creati con argento, l'ottone
recuperato dalle mine anti-uomo, seta e smalti.
Incontriamo Uattana, figlio di Lucia e dopo il pranzo in un
ristorante Khmer (cambogiano) passiamo la giornata con lui.
Che bimbo (ragazzino ormai, ha 12 anni!) pieno di energia.
Molto solare ed educato. Giochiamo a biliardo, ping pong e
anche a qualche videogame in una sala giochi in un centro
commerciale. Qui Uattana, cambogiano di nascita, vedendo
degli ufficiali ad un ingresso ci dice che e' meglio entrare
dall'altra parte. Ci spiega il perche'. La polizia spesso
chiede i documenti a occidentali che vede con bambini
cambogiani. La prostituzione minorile da questi parti e' un
problema molto grosso. E' proibita e punita ma cresce sempre
di piu'.
Prima di cena prendiamo una motoretta, l'autista, Uattana
davanti ed io e Claudio dietro e andiamo in un ristorante
dove Lucia ci attende per cenare. E' un ristorante dove i
ragazzi che servono e cucinano vanno a "scuola" presso un
ONG francese (che ha aperto questo ristorante) dove imparano
l' arte del mestiere. Il cibo e' favoloso. Occidentale e
Khmer. A cena con noi ci sono anche Igino, papa' di Uattana,
e un gruppo di italiani. Dopo cena arriaviamo in guesthouse
abbastanza cotti. Appena toccato il letto ci addormentiamo
come due ghiri.

24 agosto. Abbiamo appuntamento con Lucia per visitare Tuol
Sleng (o Security Prison 21), la scuola trasformata in
carcere, da Pol Pot durante la sua dittatura (1975-1979). Il
piu'grande luogo di prigionia e torura del paese. Salito al
potere Pol Pot, gli stranieri che vivevano in Cambogia sono
fuggiti dal paese vedendo cio' che stava succedendo. Il
disinteresse dell'Occidente, da noi non se ne e' parlato. In
quattro anni sono morti piu' di due milioni di persone per
la follia di un pazzo. Lucia ci fa da guida. Le persone
imprigionate, erano imprigionate per motivi futili, di
tradimento a non si sa cosa. A volte erano fratelli a
denunciarsi fra di loro o figli che denunciavo genitori. Chi
eseguiva le torure spesso diventava la vittima dopo qualche
mese. Denunciato da un altro "macellaio". Le sale dove
venivano torturati erano le classi della scuola. Le persone
venivano "catalogate", "numerate" prima e dopo le torure. Ci
sono foto di volti, persone prima e dopo. Dopo persone
ridotte all'osso. Sguardi di disperazione, di occhi che
stanno per piangere, che non sanno se sperare ancora. Nel
cortile e' esposto un regolamento per chi era nel carcere.
Regole assurde. In un'altra ala della scuola le classi sono
stae trasformate in celle. Al piano terra loculi costruiti
in muratura e al piano superiore in legno. Una persona non
poteva nemmeno farla finita. Lungo tutta la parete con i
balconi e le finestre era stato messo tutto il filo spi
anto. Non ci si poteva buttare di sotto. In un'altra ala
tenevano l' "amministrazione". A volte piu' di cento persone
al giorno venivano uccise. Nel carcere ci sono delle mappe
che spiegano il piano di Pol Pot: riportare le persone nelle
zone rurali e la disgregazione delle famiglie. I corpi delle
persone venivano buttati in fosse comuni a pochi chilometri
da Phnom Penh. In quegli anni e' stato minato tutto il
territorio cambogiano. Le persone ne fanno le spese a
tutt'oggi.

Dopo la visita del carcere ci incontriamo con Uattana. Noi
prendiamo le nostre biciclette e lui ne affita una. Andiamo
all'ísola della seta. Dieci chilometri da Phnom Penh al
traghetto e poi arriviamo sull'isola. Un posto selvaggio e
affascinante pedaliamo in mezzo al fango e alla terra. Le
bici sono un po' zozze e noi pure ma ci siamo divertiti! Per
pranzo abbiamo dei panini che ci fermiamo a mangiare su un
tavolo sotto una tettoia trovato miracolosamente! A volte la
provvidenza! Rientrati in citta' ci fermiamo in un
auto-lavaggio a lavare le biciclette. Sono troppo zozze. Se
gli riportiamo quella di uattana cosi'a quella che ce l'ha
affittata non ci rida' il deposito!!
Torniamo in guesthouse un po' cotti e infangati ma con il
sorriso.

25 agosto. Dormiamo fino a mezzogiorno...come eravamo cotti!
Nel pomeriggio facciamo qualche commissione per la bici. La
sera ci vediamo a cena con Lucia, Igino e Uattana. Lunedi'
Igino e Uattana partono per l'Italia cosi' li salutiamo.

26 agosto. Comprato uno zainetto e lasciato i bagagli in
guesthouse, affittiamo una moto da cross 250cc. Andiamo
verso sud qualche giorno. Visitiamo Kep. Un villagio a sud
sull'Oceano dove i francesi venivano a fare le vacanze prima
di Pol Pot. Il posto e' molto bello. Oceano, spiaggia e
pochi turisti. I resti delle case francesi fatte bruciare da
Pol Pot. Ci dirigiamo verso Kampot. Dove ci fermiamo per la
notte.

27 agosto. In meno di due ore percorriamo i 100 chilometri
che separano Kampot da Sihanoukville. E' pieno di guesthouse
e hotel. Troppo turistico ma una spiaggia fantastica!
Pranziamo sulla spiaggia e dopo un bel bagno nell'Oceano
ritorniamo in guesthouse. Prima di cena inizia a piovere ma
quando usciamo smette. Ceniamo sulla spiaggia...sembra di
essere in un posto da sogno. Peccato solo i troppi turisti.

28 agosto. Si riparte verso Phnom Penh. Piove e anche con
delle mantelline per la pioggia ci laviamo le gambe. Quando
smette di piovere qua e la' si vede qualche nuvola nera e la
pioggia che scende ma tu non ti bagni (sembra come nei
fumetti quando c'e' la nuvola nera sulla testa di
qualcuno...beh non proprio cosi'!). Ad un certo punto dietro
la pioggia vediamo qualcosa di grosso. Un elefante...un
vietnamita con i suoi bagagli e' seduto in cima ad un
elefante che silenzioso e lentissimo avanza con i suoi
zamponi sull'asfalto. Com'e' grande e pacato. La proboscide
e' cosi' lunga che striscia quasi per terra. Lungo la strada
si vedono un sacco di persone che dormono sulle amache ed i
bambini vengono cullati dentro le amache, a volte le mamme
gli fanno fare quasi il giro della morte per cullarli!
Arriviamo a Phnom Penh nel tardo pomeriggio. Consegnamo la
moto e andiamo in guesthouse.

29 agosto. Stamattina abbiamo fatto un po' di commissioni ed
ora eccoci qua ad internet. Domani o dopo ripartiamo.
Andiamo verso Siem Riep e poi la Thailandia.

A presto cari,

Patrizia

18.8.07

CLAUDIO (SOUTH VIETNAM, 17/08/2007)

Ciao Gente, siamo arrivati da poche ore a Saigon. Mentre
pedalavamo in centro alla ricerca di un alberghetto abbiamo
visto una vecchietta che ci inseguiva e gridava "room,
room". Ci siamo alloggiati da lei, una bella stanza dove non
manca nulla e poi era troppo simpatica per dirgli di no. Poi
dopo la corsa che si era fatta sarebbe stato scortese
andarsene via.

Il sud del Vietnam e' piu' interessante del nord, il
paesaggio e' piu' bello e molte volte la strada costeggia il
pacifico.
Eravamo rimasti un paio di giorni a Hue' a riposare e fare
una visita alla fortezza e ad una pagoda dove dei monaci
buddisti facevano una cerimonia.
La fortezza non l'abbiamo visitata, costava troppo e non ne
avevamo poi cosi' tanta voglia. Per raggiungere la pagoda
abbiamo contrattato il prezzo per farci portare con una
bicicletta a tre ruote. C'e' pieno in Vietnam, sono i taxi
piu' economici in citta'. Il tizio che ci portava era
fulminato, diceva una parola in inglese e dieci in
vietnamita. Non stava zitto un attimo. Ogni 5 minuti si
accendeva una sigaretta e poi riattacava a parlare. Mi
toccava di continuo la spalla e mi spiegava delle cose che
ovviamente non capivo. Chissa' che cazzo diceva. Poi mi
faceva vedere che andava senza mani...il piu' rincoglionito
della citta' lo abbiamo beccato noi.

La partenza da Hue' e' stata sotto la pioggia, credevamo che
fosse un temporale passeggero e invece e' durato tre giorni.
Abbiamo fatto diversi sali e scendi lungo la strada ed
abbiamo raggiunto un ristorantino gestito da una vecchietta
e il suo cane. Era gentile e premurosa, sembrava una nonna
coi suoi nipotini. Alla fine quelli sono gli incontri piu'
belli. Semplici, senza dire una parola e' stato davvero
piacevole mangiare in sua compagnia. Alla fine ci ha
regalato una caramella per uno e ci ha salutati.
Dopo pochi chilometri abbiamo raggiunto Lap An, una piccola
citta' costruita su una lingua di sabbia. C'erano piu'
alberghi che case. Una donna davanti ad un hotel ha
cominciato a sbraitare, quando ha visto che non l'abbiamo
considerata ci ha inseguito col motorino e insisteva per
andare a vedere il suo albergo. Ci ha seguiti per un paio di
chilometri cercando di convincerci ma eravamo diretti alla
prossima citta'. Forse bisognava dargli retta, diceva di
dormire e poi riprendere il cammino il giorno dopo perche'
la strada era dura e pioveva. Effettivamente c'era un passo
da fare, circa 12 chilometri e col temporale non e' stato il
massimo della vita.
Il traffico era deviato attraverso un tunnel vietato alle
bici e ai motorini. Divieto agli sfigati!
I primi chilometri era un piacere, aveva smesso di piovere e
il panorama del pacifico era spettacolare. Lo spettacolo e'
durato poco, ha ricominciato a diluviare e le nuvole erano
all'altezza della nostra testa. In cima al passo c'erano dei
bunker usati nella guerra contro gli americani che
si intravedevano in mezzo alla nebbia e alla pioggia.

Abbiamo raggiunto Danang che era ormai buio. Gli ultimi
chilometri sembrava di annegare sotto quella tormenta, lungo
la strada si era formato un fiume che alle volte raggiungeva
i 50 centimetri. Le macchine che passavano formavano delle
onde che sembravano tsunami. In un punto un'onda anomala ha
completamente sommerso le biciclette. Fossimo caduti li in
mezzo ci saremmo annegati.
Nella citta' abbiamo trovato un albergo squallido, le scelta
era tra due stanze, una senza acqua calda o l'altra con la
finestra coi vetri rotti e l'acqua che cadeva dal soffitto.
Abbiamo scelto la prima....

Il giorno dopo abbiamo fatto una corta pedalata, ventotto
chilometri per raggiungere Hoi An, una citta carina sul
pacifico. Abbiamo alloggiato nell'albergo in cui ero stato
io quasi 4 anni fa. Valeva la pena per Patrizia vedere
quella piccola citta'. Non abbiamo fatto niente di speciale,
camminato per la cittadina e visitato il market dove vendono
qualunque cosa. Il mercato del pesce era il piu'
spettacolare
di tutti.
Una sera eravamo nell'albergo sedudi davanti al bancone. Il
proprietario spiegava a uno sloveno che il Vietnam e' un
pese sicuro, uno dei piu' sicuri del Sud Est Asiatico. Lo
sloveno ha toccato l'argomento della guerra, chiedendogli
quale fosse stata la peggiore di tutte tra quella cinese,
giapponese o americana. Ha sorriso e detto "la peggiore e'
stata senza dubbio quella americana". Ha continuato dicendo
"e' stata una brutta guerra, il Vietnam era diviso, il nord
contro il sud e poi sono arrivati gli americani a combattere
contro il sud, contro il comunismo. Io avevo 23 anni e
sparavo contro la gente del nord e contro gli americani.
Sparavo contro ragazzi della mia eta'... e' stata davvero
una brutta guerra". Mentre parlava aveva un velo di
tristezza ma poi con un sorriso, alzando il pugno ha detto "
ma alla fine abbiamo vinto noi e gli abbiamo spediti tutti a
casa".

Molti vietnamiti hanno quel sorriso e quella soddisfazione
di aver rispedito a casa i "padroni del mondo".

Ripartiti da Hoi An la tempesta era finita, solo qualche
piogerellina ogni tanto. Non molti chilometri dopo un tizio
trainava un carretto carico di trucioli di ferro. Neanche il
tempo di dirlo e ne ho preso uno con la gomma dietro che in
pochi secondi si e' sgonfiata. Una donna starnazzava come un
oca e non si capiva cosa mai avesse visto. Le sue grida
erano dirette al gommista che lo avvisava della mia
foratura. Non ho fatto nemmeno in tempo a fermarmi che
c'erano 10 persone intorno alla bici a guardarmi pezzare la
gomma. Il gommista era esterefatto dalla pompetta ultra
moderna che abbiamo. Ognuno mi spiegava come pezzare la
gomma, era la quidicesima pezza che mettevo ma non c'era
niente da fare, mi volevano insegnare a tutti i costi.
Quando hanno visto che non li consideravo sono andati tutti
via. La sera abbiamo raggiunto una citta' a 110 chilometri e
un pezzo di vetro mi aveva forato nuovamente la gomma
dietro. Anche li stessa storia, il padrone dell'albergo mi
spiegava come si fa a pezzare una gomma.

La strada procedeva con continui sali e scendi costeggiando
la solita ferrovia. Un giorno ci siamo fermati a mangiare in
una baracca dove una donna aveva allestito un ristorantino.
Le sue galline razzolavano in mezzo ai tavolini in cerca di
cibo e un cagnolino rachitico aspettava che qualcuno gli
tirasse un osso. E' stato il pasto piu' economico in
Vietnam.
Ripartiti da pochi chilometri un chiodo mi ha forato la
gomma dietro, sfiga vuole il chiodo si e' infilato sopra
ad un'altra pezza. Non e' mancato il pubblico neanche questa
volta, e come sempre mi spiegavano come si pezza una gomma.

In serata abbiamo raggiunto Bong Son, una piccola citta'
dove avevamo intenzione di passare la notte. C'erano diversi
hotel dove ci hanno spedito via senza nemmeno guardarci in
faccia. La situazione era piuttosto strana, non ci era mai
capitato in Vietnam di essere rifiutati in nessuno hotel.
Probabilmente quella citta' non poteva ospitare stranieri ma
nessuno ci ha dato spiegazioni. Abbiamo pedalato al buio per
altri 20 chilometri e abbiamo trovato un albergo che ci ha
accolto volentieri come sempre.

In tre giorni ho forato 4 volte la gomma dietro. Sul
copertone c'e' scritto che e' molto resistente alle
forature...mi hanno troppo bidonato a Hong Kong con quella
gomma.

Abbiamo raggiunto Nha Trang l'undici agosto e ci siamo
fermati una giornata a riposare un po' le ossa. La citta'
non e' molto interessante ma attira molti turisti essendo
costruita sul pacifico. A poche centinaia di metri dal
centro c'e' una spiaggia favolosa. Ne abbiamo approffitato
per fare il bagno.

La partenza dalla citta' e' stata un po' faticosa, vento
forte contrario e un sole che spaccava le pietre. La
velocita' media non raggiungeva i 15 chilometri orari. A
pranzo ci siamo fermati in un ristorantino dove il ragazzo
che lo gestiva era davvero felice di averci li. Mi
continuava a parlare in Vietnamita, probabilemnte credeva
che capissi qualcosa di quello che mi diceva e non mi
mollava un'attimo. Ormai mi metteva male dirgli che non
capivo un cazzo e allora facevo segno di si con la testa
facendo finta di capire qualcosa. Prima di andare via mi ha
regalato un suo biglietto da visita e noi abbiamo fatto lo
stesso dandogli il nostro.

Quel giorno abbiamo fatto ben poca strada, il vento era
troppo forte e Patrizia troppo stanca per continuare. Ci
siamo fermati a Ca Na, un villaggio di pescatori in una
baia. C'erano cinque alberghi sulla spiaggia e abbiamo
scelto il meno malandato. Abbiamo trascorso il pomeriggio
sulla spiaggia con i bambini che ci inseguivano per venderci
coralli o stelle marine secche.
In quel tratto di strada c'era pieno di bancarelle che
vendevano conchiglie o coralli di tutti i colori.

Gli altri giorni non sono stati migliori per il vento,
sempre contrario e man a mano che scendevamo verso sud
aumentava di intesita'.
Nel Sud del Vietnam la gente vive
principalemte di pesca, nelle baie attraccano centinaia di
pescherecci anche se molti usano delle ciambelle di bamboo
intrecciato simili a conche per gettare le reti.
Probabilemnte e' la barca dei poveri.
Lungo la strada i pescatori mettono a seccare i pesci su dei
telai di un metro quadrato. Alcune volte occupano piazzali
interi per seccare il pesce e una volta pronto lo chiudono
nei contenitori e lo caricano sui camion. I contadini
setacciano il grano e lo stendono con dei rastrelli al bordo
della strada per farlo seccare mentre piu' a nord chi aveva
le palme stendeva le noci di cocco al bordo della strada.
Chiunque sfrutta quella lingua d'asfalto che gli passa
vicino a casa.

Il traffico di camion e motorette e' aumentato molto
avvicinandosi a Saigon.
Sono aumentate anche le macchine che al centro del paese si
vedevano raramente.

L'ultima notte l'abbiamo trascorsa a 80 km da Saigon. Prima
di raggiungere la citta' ho forato nuovamente la gomma
dietro. Ho proseguito gli ultimi 10 km gonfiando la gomma
con i compressori dei gommisti. Quelli non mancano mai, sono
come gli avvoltoi, ogni chilometro ce ne e' uno.
Nell'albergo trovato di fortuna ho avuto la brillante idea
di
lavare la catena alla mia bici e ci sono stato circa un'ora.
Erano ormai le dieci di sera, convinto di riposare ho visto
la gomma dietro di Patrizia a terra...che bella serata! A
mezzanotte finalmente a nanna.

Oggi in poche ore abbiamo percorso 80 chilometri e raggiunta
Saigon.

La mia bicicletta a questo punto e' arrivata alla frutta,
non posso spingere forte sui pedali perche' slitta la catena
sulle corone ormai troppo consumate. Sulle salite e' un gran
disastro, mi spezzo le gambe ogni volta che slitta la
catena. Quella di patrizia e' ancora in buono stato, del
resto la sua bici porta 30 kg in meno. Domani cerco qualche
negozio di bici con la speranza di trovare qualcosa. Non
credo ci sia niente di buono e questo e preoccupante.
Bangkok dista almeno 1000 chilometri e raggiungerla con la
mia bicicletta sarebbe molto dura. Abbiamo solo un giorno a
disposizione qui a Saigon, ci scade il visto tra due giorni
e dobbiamo entrare in Cambogia. Potremmo fare un'estensione
ma ci rifiutiamo di pagare 25 dollari a testa per un paio di
giorni che vorremmo restare qui. A questo punto staremo un
solo giorno fermi, cerchiamo di rimediare il danno alla mia
bici e visitare il museo dei Crimini di guerra americani.

Abbiamo trascorso un mese intero in Vietnam e ne e' valsa la
pena. E' un bel paese e i vietnamiti anche se un po' rompi
balle sono gentili e molto amichevoli.

A questo punto ci sentiamo dalla Cambogia tra qualche
giorno.

Buon viaggio a tutti!

Claudio

17.8.07

PATRIZIA (HO CHI MINH CITY, 04/08/2007 - 17/08/2007)

Ciao ragazzi,

sono in un internet cafe' sopra ad un ristorante nel centro
di Saigon (o Ho Chi Minh City) a pochi passi dal posto dove
alloggiamo. Oggi mentre pedalavamo in cerca di un hotel una
signora ci ha rincorso e detto di andare a vedere una
stanza. E' in un vicolo strettissimo. La loro casa con tre o
quattro stanze che affitta. Perfetta...10 dollari, aria
condizionata, tv via cavo, pulitissima e la signora e'
adorabile. Qui sono le 21.15...sono un po' cotta ma avevo
voglia di raccontarvi un po' gli ultimi giorni (siamo
arrivati oggi a Saigon dopo una settimana di vento contrario
bello forte!)! Nello stomaco una buona pasta al sugo appena
mangiata al ristorantino di sotto.

4 Agosto. Siamo a Hue'. Ci svegliamo abbastanza presto.
Fuori piove ma decidiamo di partire lo stesso sperando che
smetta. Come non detto! La prima ora e mezza di pedalata
viene giu' il diluvio. Siamo bagnati come pulcini. Fino a
che ci fermiamo a pranzo la pioggia ci da un po' di tregua.
La signora della baracchetta dove ci siamo fermati a
mangiare prima di andare via mi abbraccia e vedendo che sto
cercando di ringraziarla mi dice "thank you, merci, nem"
(nem...grazie in vietnamita). Cosi' le sorrido e ripartiamo.
Dopo un 80ina di km percorsi arriviamo in un paesino
affacciato sul pacifico. Davanti a noi un passo...no c'e'
anche un tunnel...no, no e' vietato alle bici. Cosi'
svoltiamo ed iniziamo a salire. Piu' saliamo piu' si porge
davanti ai npostri occhi una vista spettacolare dell'Oceano.
Fantastico. Continuiamo a salire e finiamo nella nebbia,
inizia a piovere. Ci fermiamo per mettere la giacca in
goretex. Non vedo nemmeno Claudio che e' pochi metri avanti
a me nella nebbia. Arriviamo in cima al passo dopo 13 km di
salita. Continua a piovere a catinelle. Ci sono dei bunker e
un sacco di baracchette che vendono cibo, acqua e altro.
Piove talmente tanto che si distinguono le cose a malapena.
Iniziamo a scendere. La pioggia finisce e la nebbia si
dirada. Dopo 10 chilometri di discesa arriviamo di nuovo a
metri zero. Siamo accanto al Pacifico. Mancano 20 chilometri
a DaNang ma sono di pianura. Ricomincia a piovere. C'e' il
temporale. Raffiche di vento. Arrivati in centro alcune
strade sono veri e propri fiumi d'acqua. 50 cm. Pedalo
sperando di non perdere l'equilibrio e non dover mettere i
piedi in quell'acqua. Passa un auto e un "onda" d'acqua
copre le borse di Claudio. Alle otto e mezza di sera
finalmente siamo in un alberghetto. La citta' non e' niente
di che solo grande.

5 Agosto. Pedaliamo solo 30 chilometri e ci fermiamo ad
HoiAn. Una piccola cittadina ma molto carina. Troviamo
alloggio nello stesso albergo dov'era stato Claudio tre anni
fa. Che strano. La sera piove per qualche ora e in albergo
va via la corrente per il temporale.

6 Agosto. E' cosi' bello il posto che decidiamo di fermarci
un altro giorno. Il mio compleanno!! Oggi non piove e
secondo le previsioni del padrone del nostro albergo e'
stata una tempesta ora non dovrebbe piovere piu'. Speriamo!
Visitiamo il caratteristico mercato. Vendono pesce, frutta,
verdura e tanto altro.

7 agosto. E si riparte. claudio dopo pranzo buca la camera
d'aria dietro. un trucciolo di ferro. Un sacco di motorini
si fermano a guardare l'operazione di "pezzamento" della
camera d'aria ed ognuno dice la sua! La sera arrivati in
citta' dopo 120 chilometri e trovato l'albergo...si Claudio
ha bucato nuovamente!

8 agosto. Il mattino prima di rimetterci in sella compriamo
baguette, tonno e formaggini. Non ci sono citta' di
importanti dimensioni raggiungibili a sera e non sappiamo
dove dormiremo cosi' abbiamo gia' la cena. Nel pomeriggio
Cla buca un altra volta...sempre la ruota posteriore. E' a 8
(7 pezze dietro e una davanti). Dopo una 90ina di km
arriviamo a Bong Son, dove in una piccola cittadina ci sono
una decina di hotel. Che bello c'e' un posto per dormire.
Chiediamo a tutti gli hotel e tutti ci dicono di no. Boh.
Probabilmente non possono accettare stranieri. Sono le 18 e
tra non molto viene buio ma continuiamo a pedalare. Alle
sette e mezza passate, dopo altri 25 chilometri in un
paesino minuscolo troviamo, con nostra sorpresa e gioia, un
hotel. Non caro e bello. Doccia calda e tre bei panini!

9 agosto. Facciamo solo 60 chilometri ma con tanto (nei
giorni dopo ne e' arrivato di piu'!) vento contrario.

10 agosto. Ai bordi della strada, al di la' nella linea
bianca ma sempre sull'asfalto la gente mette a seccare al
sole lunghe strisce ( avolte anche piu' di cento metri)di
pezzi di cocco, grano, granoturco, pesci, pane sottile di
riso. Poi per girare il grano ci passano nel mezzo a piedi
nudi e quando e' pronto lo "tirano insieme" con dei
rastrelli e poi lo versano in dei sacchi di yuta. Anche oggi
tanto vento contro che dopo un po' di chilometri gioca
contro il mio umore! Claudio buca per la nona volta! Butta
via la camera dietro e ne mette una nuova. Mi ha raggiunto e
superato..io sono a sette forature.

11 agosto. Al mattino poco vento contrario. Prima di pranzo
inizia una salita che finisce regalandoci una vista
spettacolare del Pacifico. Che costeggiamo per parecchi
chilometri pedalando sul fianco della montagna. Il vento nel
pomeriggio e forte ma per qualche momento ci da tregua.
Nonostante la salita ed il vento percoriammo 127 chilometri
e la sera arriviamo a Nha Trang, dove restiamo fermi anche
il giorno dopo. C'e' la spiaggia, l'Oceano...Bagno! Siccome
praticamente tutte le donne vietnamite fanno il bagno
vestite anch'io mi tuffo pantaloncini e maglietta in acqua.

13 agosto.Vento: sempre contrario! A pranzo ci fermiamo in
un ristorantino lungo la strada dove il ragazzo che lo
gestisce oltre ad essere onesto (cosa abbastanza rara qui!!
Ognuno cerca di fregarti un pochino!) e' molto gentile.
Cerca di farci qualche domanda ma parlando lui solo
vietnamita non e' semplice. Prima di ripartire ci lascia il
biglietto da visita del suo ristorantino. Il sole ci
accompagna e da HoiAn niente piu' pioggia mentre pedaliamo.

14 agosto. Il vento contrario degli altri giorni...niente in
confronto ad oggi! Siamo attacatti all'oceano sulla "pancia"
del Vietnam. Niente di meglio per il vento! In un tratto
lungo strada ci sono centinaia di "setacci" quadrati di
legno piatti, su cui a seccare ci sono migliaia di
pesciolini. Arriviamo a CaNa', 32 chilometri in tre ore. Qui
il paesaggio e' fantastico. Oceano (mosso per il vento),
spiaggia deserta e un risorantino sopra la spiaggia dove ci
fermiamo per pranzo. C'e' anche qualche hotel ed alcuni
lodge sulla spiaggia. Convinco Claudio e ci fermiamo. E'
veramente troppo bello e ho bisogno di farmi anche una bella
dormita (e poi spero che domani il vento cali un po'!).
Facciamo una passeggiata sulla spiaggia. Alcune donne fanno
legano il nylon per fare le reti da pesca. Sulla strada si
vedono un sacco di motorini, un po' di camion e autobus ma
pochissime auto (l'auto e' da ricchi).

15 agosto. Il mio risveglio...con le rumore delle onde fuori
dalla stanza che si infrangono sugli scogli e scivolano
sulla sabbia. Il vento purtroppo sempre contro..forse un
pochino meno forte! Costeggiamo il Pacifico per un po' e
lungo la strada banchetti improvvisati (forse non troppo!)
vendono coralli bianchi e conchiglie. Io ne ho trovate
quattro bellissime cammiando sulla spiaggia. Dopo 117
chilometri raggiungiamo Phan Thiet. A 200 chilometri ad est
di Saigon. Domani pedaliamo verso ovest..non piu' verso sud.
Dai che gira il vento!

16 agosto. Che giornata lunga! Abbiamo svoltato noi ma ha
girato anche il vento..sempre contro! Va beh. Percorriamo
118 km fino a Long Khanh. Dove Claudio arriva con la gomma
dietro a terra. Ha bucato la camera d'aria posteriore...10
volte! Giriamo per la citta', compriamo delle baguette
(abbiamo tonno e formaggini) ma non vediamo nemmeno una
scritta "hotel". Claudio si ferma in un'officina per farsi
gonfiare la ruota con il compressore per poi pezzarla piu'
tardi ed un ragazzo in motorino ci chiede se abbiamo bisogno
d'aiuto. Ci porta all'unico hotel della citta'. Vuole
160.000 dong (7 euro e mezzo). Un po' caro per la stanza che
e' ma e' l'unico albergo della citta' e ci fa mettere le
bici in camera. Io ritorno in citta' con la bicic per
comprare latte ed acqua e Claudio pezza la sua camera
d'aria. Ritornata in albergo, mi lavo, preparo i panini e
Cla lava corona, rocchetti, catena della sulla bicicletta
sotto la doccia e poi con tutto il grasso che ha sparso
anche tutto il bagno! Finalmente alle 22 si cena...e
guardando la mia bici vediamo la ruota dietro sgonfia. Una
spina! Ho bucato dietro. Cosi' dopo cena Cla pezza anche la
mia camera d'aria posteriore. A mezzanotte finalmente ci
buttiamo sotto le coperte e dormiamo come ghiri.

17 agosto. Ore 8.30. Partiamo incredibilmente presto (data
la mia non troppa reattivita' al mattino!). La bici di
Claudio "ciocca" un po'. Slitta la catena sul cambio da
qualche giorno. Speriamo qui a Saigon di trovare dei buoni
pezzi di ricambio, altrimenti vedremo a Phnom Penh (capitale
cambogiana). Il vento oggi e' piu' clemente. Arriviamo a
Saigon abbastanza presto. Alle 3 del pomeriggio. Troviamo
subito una stanza perfetta. Facciamo un po' di bucato nel
lavandino e sotto la doccia e stendiamo i vestiti puliti per
tutta la camera. C'e' tanta umidita' ma con condizionatore e
ventilatori asciuga in fretta. Il visto vietnamita ci scade
il 20 agosto, cosi' dopo uno o due giorni passati qui
entreremo in Cambogia. Il confine dista una 70ina di
chilometri da qui.

Fino a qui 7211 km...

Ci sentiamo da Phnom Penh,
BUON VIAGGIO,

Patrizia

3.8.07

CLAUDIO (NORTH VIETNAM, 03/08/2007)

Ciao Gente, siamo arrivati ieri pomeriggio a Hue, la citta'
al centro del Vietnam e oggi ci siamo fermati a riposare.

Abbiamo percorso tutto il Vietnam del nord, circa 900 km
fino al confine col Vietnam del sud.

Uscire da Hanoi e' stato semplicissimo anche se la periferia
era immensa. Abbiamo costeggiato la ferrovia, l'unica linea
che va a Saigon. Non si puo' sbagliare strada. Nella
periferia e' un via vai di biciclette e motorini come tutto
il resto del paese. Le biciclette scarseggiano e lasciano il
posto alle motorette che sono onnipresenti.

Appena partiti una donna di una cinquantina d'anni con la
sua bicicletta scassata ha cominciato a gareggiare con noi.
Non avevamo la minima intenzione di fare delle gare ma il
nostro passo piu' veloce del loro per lei era un sfida
troppo ghiotta! Ha cercato di assoldare altre donne per fare
un gruppo imbattibile ma nessuno gli dava retta. Ci
sorpassava ma non riusciva a mantenere il nostro passo
quindi cercavamo di passarla ma lei accelerava. la fuga e'
cominciata quando e' passata col rosso e ha rischiato di
essere travolta da un camion per seminarci. Aveva un
vantaggio di 200 metri ed aveva trovato una donna che gli
faceva da gregario. Era una scena ridicola, con le loro bici
cigolanti si voltavano a vedere se eravamo in scia o
staccati. Le abbiamo riprese ma non si riuscivano a
sorpassare.... Dopo diversi chilometri hanno ceduto alle
nostre bici moderne e ci hanno lasciato andare.

A pranzo ci siamo fermati in una delle tante bettole lungo
la strada. I vietnamiti sono dei fenomeni, cercano in tutti
i modi di fregare dei soldi. I primi giorni e' stata un po'
una fregatura, non sapendo i prezzi giusti ogni tanto ci
fregavano qualcosa. Ormai sappiamo il prezzo delle cose
quindi contrattiamo fino all'osso per avere il prezzo giusto
come tutti i vietnamiti.

Il primo giorno di pedalata e' finito con un bel temporale.
Nonostante al nord del Vietnam c'e' la stagione secca ogni
tanto non mancano i diluvi.

In serata abbiamo raggiunto Nin Bhin, una citta' turistica
dove abbiamo passato la notte.

Gli altri giorni sono trascorsi bene, mantenevamo una media
di 100 km al giorno nonostante il vento sia quasi sempre
contrario. Quando ero in Vietnam ho sempre pedalato col
vento contrario...e' una maledizione del Sud Est Asiatico!

La strada ha quasi sempre costeggiato la ferrovia e una o
due volte al giorno transita un treno sull'unico binario
esistente. Sono quasi ed esclusivamente passeggeri. Le merci
sono trasportate su gomma. Il traffico di mezzi pesanti e'
molto intenso. Abbiamo incrociato anche diversi camion
carichi di cani che si dirigevano al macello. Sulla strada
circolano autobus, camion, furgoncini e migliaia di
motorette. Le macchine si contano sulle dida di una mano.
Solamente i ricchi se le possono permettere quindi se ne
vedono veramente poche.

Lungo la strada siamo tempestati di "hello". Chiunque ci
vede passare si sente in dovere di salutarci. Molti gridano
e sbraitano come pazzi al nostro passaggio. L'importante per
loro e' dire qualcosa! Mentre pedaliano molti autobus e
camion rallentano per poi attaccarsi al clacson per
salutarci. facendo cosi' ci spaccano i timpani e i maroni
dopo 200 hello!
I vietnamiti guidano davvero male, non e' importante chi ha
la precedenza, bisogna solo essere abili a schivare chi si
butta in mezzo alla strada.

A parte le loro caratteristiche alle volte un po' strane non
sono male i vietnamiti. Alle volte mi fanno ridere. Tutte le
mattine parto senza cappello per abbronzare un po' la mia
testa rasata ma dopo poche centinaia di metri si accosta
sempre qualcuno con la motoretta a farmi segno di mettere un
cappello che il sole fa male! A Patrizia la perseguitano le
donne dicendogli di comprare una maglia con le maniche
lunghe perche' il sole le brucia la pelle.
La stramaggioranza di loro indossa sempre il cappello fatto
di bamboo legato con un foulard. Indossano sempre vestiti
lunghi e leggeri per essere protetti dal sole.

In due giorni abbiamo bucato due volte. Per riparare la
foratura di Patrizia ci siamo messi sotto una tettoia
nascosta dagli alberi ma quando ho forato io avevamo un
pubblico di tutte le eta' a guardarmi riparare la bici.
Ognuno che passava lungo la strada si fermava a guardarci.
Poi chi toccava il cambio, i freni, i bagagli e una donna
era li che suonava il campanello della mia bici. Avessimo
preso un dollaro per ogni spettatore avremmo fatto una bella
mangiata!

Al contrario della Cina ci sono diverse mandrie di bufali al
pascolo. Solitamente sono i bambini che li portano a
pascolare. Molte volte sono lasciati liberi in riva ai fiumi
e passano la giornata a mollo nell'acqua. Li usano nei campi
come in Cina ma molti sono allevati come carne da macello.

Dopo 650 chilometri da Hanoi abbiamo raggiunto la linea di
confine che una volta divideva il Vietnam del nord col
Vietnam del sud. Un fiume segnava il vecchio confine. Ci
sono i resti delle basi americane e dei musei che ricordano
la guerra. A Don Gha, la prima citta' del sud del Vietnam
arriva la strada che porta in Laos da dove quasi 4 anni fa
ero arrivato.
Mi ricordavo di quella citta', un casino di posto come
tuttele citta' vicino alle frontiere. I prezzi gonfiati e
caccia al pollo che e' appena entrato nel paese. Per
qualunque cosa che volevamo comprare partiva una
contrattazione spietata. per un litro di latte erano capaci
di chiedere il doppio del prezzo reale con la speranza che
lo straniero fosse tanto scemo da crederci.

Settanta chilometri ed abbiamo raggiunto Hue' dove siamo
addesso. Ieri sera abbiamo conosciuto un ragazzo di
Singapore ed abbiamo cenato assieme e raccontato un po' del
viaggio. Oggi andremo a visitare una pagoda e la fortezza.
Io gli avevo gia' visti anni fa ma per Patrizia sono una
novita' quindi io me li rivedo...

Ora per me sara' un paesaggio gia' visto da qui fino a
Bangkok che pero' rivedo molto volentieri!

Ciao Gente, buon viaggio a tutti!!

Claudio
PATRIZIA (VIETNAM DEL NORD, 27/07/2007 - 03/08/2007)

Ciao, siamo a Hue'. Citta' sotto la linea che segnava la
divisione fra Vietnam del Sud e Vietnam del Nord. Oggi
facciamo un po' i turisti. A pranzo abbiamo fatto una bella
mangiata a base di specialita' vietnamite.

Abbiamo pedalato per sette giorni da Hanoi e percorso piu' o
meno 650 km.

27 luglio. Prima di partire da Hanoi abbiamo cambiato mappa
nella busta traparente sulla borsa del manubrio di Claudio
(quella del sud-est asiatico) e dopo la prima giornata in
sella, arrivati a Ninh Binh, ci siamo stupiti dei chilometri
segnati super esatti! La strada segue spesso la ferrovia che
ha un binario solo da nord a sud del paese. Lo stesso giorno
dopo pranzo sento un rumore provenire dallaruota dietro. Un
pezzo di vetro si e' con ficcato nel copertone. Ho bucato! E
siamo a sette!

28 luglio. Ripartiamo il mattino senza sapere dove ci
fermeremo la sera, sulla mappa non sono segnate citta' ad
una distanza percorribile in un giorno. Speriamo di trovare
un riparo per la notte. Intorno alle sei di sera vedo che
Claudio rallenta e poi si ferma. Ha bucato. Un chiodo nel
copertone dietro. Cosi' ci fermiamo e ripara la camera
d'aria con pezza e mastice. Intorno a noi mentre svolge
l'operazione 15 persone! Chi suona il campanello delle
nostre bici, chi gioca con i freni, chi fa ruotare una
ruota, chi gira i pedali, chi constata se Claudio ha
gonfiato abbastanza la camera d'aria, chi dice Hallo! Quanti
Hallo che ci vengono detti lungo la strada...a volte sono
estenuanti. Oggi gli ho contati..piu' di duecento!
Riprendiamo a pedalare, arriva il buio e non abbiamo trovato
ancora un posto per dormire. Quando meno ce lo aspettiamo,
dopo mezzoretta che pedaliamo con il buio arriviamo in un
paesino dove troviamo tre alberghi enormi e belli. Ce n'e'
uno che ha delle stanze che costano 120.000 dong (5 euro).
Piu' o meno il prezzo che cerchiamo di non superare per
dormire. Quando usciamo per cenare ci vengono detti un'altra
sfilza di "Hallo"!

(Mentre scrivo c'e'una bimba al computer a fianco al mio che
mi tocca il braccio e mi dice Hallo e prende in mano e
guarda il foglietto su cui mi sono scritta qualche appunto)

C'e' il sole e non ha ancora piovuto mentre pedaliamo. Lungo
la strada vediamo campi di riso e pascoli di mucche, buoi a
bufali. I bufali sono portati al pascolo dai bimbi che a
volte li cavalcano o ci si "arrampicano" sopra e loro non
fanno una piega. Sono tranquilli e buoni. Credo che la loro
maggior felicita' e' quando li lasciano a bagno in qualche
laghetto o fiume. Lasciano fuori solo giusto la testa.
L'altro giorno ne abbiamo visti una ventina tutti a bagno
insieme in un fiume. Sono spettacolari i bufali.
Alcuni ragazzi, bimbi, a volte "insosbettabili" signore, ci
superano in bicicletta a poi fanno a gara. Solo che a volte
dopo averci superato non riescono a tenere il ritmo, cosi'
li superiamo di nuovo e loro altrettanto finche' non
arrivano dove devono fermarsi!

Un'altra sera arrivati in un paesino, Kyian, sperando di
trovare un posto per dormire, troviamo solo un albergo
enorme color verde pisello la cui stanza piu' economica e'
200.000 dong. Essendo l'unico posto ci fermiamo.

31 luglio. Costeggiamo per qualche tratto l'oceano Pacifico.
Bello! E' la prima volta che lo vediamo dopo Hong Kong.
Pedaliamo sempre accompagnati dagli "Hallo". Quelli dei
bimbi sonop i piu' belli. Una ventina chilometri prima di
raggiungere Dong Hoi inizia una pioggia battente che ci lava
per benino e smette tre chilometri prima di arriavare in
citta'.

1 agosto. Passiamo il ponte sul fiume che una volta segnava
il confine fra Vietnam del sud e Vietnam del nord. Intorno
c'e' qualche monumento. Arriviamo a Dong Ha', qualche
chilometro dopo, dove mentre cerchiamo l'albergo, un
vietnamita su una motoretta si offre di aiutarci. Troviamo
una stanza per 100.000 dong. Cerca di intortarci per fare
qualche tour, ma poi dopo averlo ringraziato se ne va lo
stesso con il sorriso. Dong Ha' e' vicino alla frontiera
d'ingresso per il Laos, cosi' pensando che siamoappena
entrati in Vietnam cercano un po' di fregarci con i prezzi
dell'acqua, latte, biscotti, ecc.

2 agosto. Lungo la strada e nelle citta' ci sono un sacco di
baracchette dove fanno il succo con le canne da zucchero
(che buono!!!!) oppure ti danno il cocco con la cannuccia
per berne il suo latte e poi il cucchiaio per mangiare il
bianco del cocco. Arriviamo ad Hue'. Nell'albergo dove
abbiamo trovato alloggio, appena arrivati conosciamo un
ragazzo di Singapore. Ci invita a cena. Cosi' passiamo la
serata insieme. Noi gli raccontiamo un po' del viaggio e lui
della sua vacanza e della sua universita'.

3 agosto. Oggi siamo fermi a Hue'. Piu' tardi andiamo a
visitare una pagoda e stasera magari pizza!

Buon viaggio...

Patrizia